ma anche no


something just like this
12 luglio 2017, 11:28
Filed under: puttanate intimiste

C’era un tempo giovane e confuso, in cui i bambini non c’erano ancora, ma la villa invece c’era ancora, in cui io andavo a Firenze a sorbire la pace di casa di mia cuggina mia cuggina e del suo formidabile cavaliere.
Si stava molto bene, poi a un certo punto ce ne andavamo a letto, io nella stanzina per ospiti brevi, loro nella stanza grande che oggi è dei bambini.
Io, dalla mia stanzina, li sentivo ridere moltissimo, di quelle risate che fai quando – si capisce benissimo – il momento migliore della giornata è quello.
Tipo quelle che facevo con ciccio, a quattordici anni in Irlanda, quando tornavamo a casa.
Quindi stavo lì, nella mia stanzina per ospiti brevi, e pensavo che se vivi con una persona e alla fine della giornata ridi insieme così, per me hai vinto tutto, period, les jeux sont faits, tutti a casa, grazie per aver partecipato.

Quindi, che dire.
Ora mi sta partendo un po’ un momento commozione e non vorrei dire più niente, però qualcosa devo dire, sennò che sto scrivendo a fare, e allora dico che è passato un numero imbarazzante di anni, ma ancora quel momento prima di dormire resta il momento in cui tutto torna.
E allora non importa se fa caldo, se siamo precari, se siamo vecchi.
Davvero, non importa.
Tanti auguri, gibbone del mio cuore.



and every word is nonsense but i understand
20 marzo 2015, 23:33
Filed under: puttanate intimiste

C’è stato un periodo in cui l’unico contatto umano che avevo erano le mail di D, ché delle volte ci scrivevamo anche tre volte al giorno.
Questo perché D. riesce a riassumere perfettamente in poche parole tutto quello che io ci metto pagine e pagine ad esprimere male: non solo sa dire sempre la cosa giusta, ma sempre con la sfumatura giusta, tipo un piatto tre stelle dove c’è il dolce il salato l’aspro l’amaro la rava e la fava.
Tipo la laurea in trasmissione dei pensieri.
Ora a D. è capitata una roba davvero brutta e io penso a quanto mi ha commosso che D., da dentro questo pozzo di difficoltà, abbia trovato il tempo e il coraggio per raccontarmi questa cosa, e quanto, ancora una volta, mi sia arrivata come un tram in faccia la sua mystery box di umanità, fatica e paura, di come, come ogni volta, le parole siano in sequenza perfetta per farmi arrivare ogni pacchetto come se lo stessi vivendo io, però sempre con quella spolverata di anice stellato che solo i grandi chef si possono permettere.
Quando ci siamo conosciuti pensavo che io per descrivere D. avrei voluto avere delle parole nuove di zecca, che non si fossero mai attaccate per caso agli amici degli amici in pizzeria, e bè, ora di nuovo vorrei un vocabolario intero per dire quanto mi dispiace senza che possano essere le stesse parole che uso quando mi cade il gelato.



gli ingredienti buoni
9 luglio 2014, 16:44
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Vogliamo parlare di quanto caldo = morte? No, perché siamo tutti d’accordo, però quando nella schiffia appiccicosa estate capitano questi giorni di garrulo freschino mi viene letteralmente da saltellare dalla giuoia, ora un po’ venata da sensi di colpa per le alluvionissime del momento. E non parlo solo dei migliori 10 km della storia, ma proprio della bellezza di poter di nuovo fare una passeggiata per pranzo, attraversare il cortile, stare in vespa al semaforo senza desideri di morte.
Ma vabbè, non volevo parlare di questo, è che the pensiero mi è venuto stamattina combinato al pensiero che levare il parabrezza in estate è la best idea 2014 e che io non l’ho mai fatto in dieci anni perché mi pesava il culo capire come si svitavano i bulloni che non si vedono e allora niente, è caduto da solo al semaforo di via Nazionale, tipo una crosta vecchia, a forza di vibrazioni. Lì per lì mi sono anche un po’ spaventata ma invece poi grande grande metafora della mia vita, raga.
Insomma ero on the Muro Torto road – il vento odo stormir tra queste piante – e pensavo che ero contenta perché stasera ci vedremo insieme la partita e siccome della partita non me ne frega una beata fava questo mi ha portato a fare un metapensiero romanticone di come mi piaccia pure andare al centro commerciale o stare in coda in macchina le ore perché “a noi il tempo non ci è mai bastato, così è sempre stato e così sempre sarà”.
Aho, ma buttalo via, come pensiero del mercoledì mattina.



propriocezione
23 gennaio 2014, 23:35
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Il problema, vedi, è che io sono come la mia caviglia e posso funzionare bene finché è tutto a posto, ma appena parte una vite, non riesco più a tenere in piedi tutto il castello. Come te lo spiego. Come te la spiego la paura che ho ogni volta che mi sembra di essere tornata indietro di dieci anni e quello che era scritto a penna è già da cancellare, la fatica infinita di fare un passo avanti e tre indietro, l’insonnia, la piangina, i prelieivi, la paura ossessiva di tutto ma soprattutto l’enorme delusione perché, carolei, thought I was over the bridge now.
Vabbè, almeno non mi sono lasciata scappare gennaio: disturbo ossessivo compulsivo 1 laclauz 0.



soprattutto il silenzio e la pazienza.
18 novembre 2013, 12:42
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Quindi quindi, il giorno 29 ottobre mi sono storta la caviglia sinistra.
Pensavo fosse una cosetta oplà e invece sono ancora qui che aspetto che si sgonfi e insomma, aggiungete pure qui cento cartelle che rigurgitan salmi di mortificazione, tristezza, piantini, consigli dell’internes, molestie diffuse al genere umano.
E pensavo, dondolando il caviglione, cara amica la corsa prende la corsa dà, come questa lagnosa vicenda mi abbia insegnato delle cose e quindi come tale abbia una sua validità (?)
Ho capito che correre non è che solo mi serve, è che proprio mi piace, e che ora che posso camminare/palestrare e altro, non mi mancano tanto le endorfine o la stanchezza, ma mi manca proprio quella sensazione di correre, che è diversa da tutte le altre sensazioni belle o sportive.
Ho capito che se mi faccio male, anche poco, devo stare ferma o non se ne esce più e allora scopro di avere questa pazienza che non avrei mai creduto, come scoprire che c’è un altro cassetto, e veramente io quell’armadio lo aprivo tutti i giorni ed ero sicura che quel cassetto non ci fosse.
Va detto che, in tutto questo, ha avuto un ruolo fondamentale la straordinaria pazienza di Morosiny, che ha sopportato le suddette cento cartelle di, ha organizzato la suspense del quotidiano scartamento della caviglia, mi ha proibito di uscire e poi portato la sua bici, ha fatto gli impacchi di freddo, di caldo e di bagini, il tutto con la grande astuzia pissicologia di non dirmi mai ‘devi stare ferma un mese’ ma il furbissimo ‘domani vediamo’ e intanto è passato un mese.



I could offer a million answers, all false. The truth is that I’m a bad person.
4 luglio 2013, 01:52
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Non sono più capace di dare una forma alle cose che ho dentro, tanto che mi chiedo se ancora ci ho dentro delle cose.
Il tempo passa e mi fa paura vedere come cambiano le cose, pensare che vedrò morire de niro o de gregori perché è così e non è che sono per forza importanti ma sono della roba fissa, come il colosseo e io voglio delle cose che rimangano e non sono capace a stargli dietro a tutto questo stravolgersi delle prospettive di cose che ho guardato dal basso fino all’altro ieri e oggi improvvisamente le devo guardare dall’alto e scoprire che hanno cambiato faccia e nobody likes change e niente, è difficile non farmi spaventare dall’inesorabile sgretolamento delle condizioni al contorno.
Quindi ora è di nuovo estate e sono di nuovo qui con il gatto che non dormo e penso che non mi viene la vita che voglio per me ma ho sempre meno voglia di andarmela a procacciare. Non che prima sprizzassi risolutezza a tutta callara, però adesso proprio pff.
Tipo anche: vorrei andare a un sacco di concerti e poi invece dico ah ma così mi faccio la doccia con calma e delle volte poi questi concerti sono anche brutti lontani e faticosi quindi delle volte ho anche ragione però questa accidia mi fa schifo e alla fine sono sempre triste per come sto spendendo male il mio tempo che non tornerà, non ritornerà più.
Non ho visto la mostra di LeCorbusier né i National all’auditorium: quanto mi sento una persona brutta per questo? Senso di colpa infinito.
Mi piace questa cosa che vivo a Roma come se vivessi a Montefiascone? (ciao amici di montefiascone, non voglio dire che motefiascone sia brutta, capitemi, dai) No che non mi piace ma ci ho troppa paura e basta con questa paura, ché ci hai seimila anni perdio.
Le foto che dovrei fare e non ci riesco, mi sembra tutto già visto e già detto e poi alla fine vince sempre quella storia della doccia con calma.

Dicono che sia normale questo invecchiare diventare depressi e occuparsi solo di classifiche di vini e telefoni, io non lo so, sto meglio ora di quando ero più giovane, ma forse è inesorabile che mi risucchi il mondo delle necessità deficienti o forse ho solo bisogno di due tavor e un calcio in culo. Visto che lo avevate capito subito, invece di fare i capiscioni, venite a darmelo tutte le volte che ricomincio con quella cosa della doccia, mortaccidetutti.



la quarta volta stai a guardare
13 maggio 2013, 22:29
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Bon, siamo nel periodo dell’anno in cui mi viene l’ansia perché bisogna pensare a organizzare the big caric di aspettativ Vacanze Estive, e anche se è un’ansia collaudata come il suddetto cambio di stagione o l’iva annuale, è un’ansia che si dà sempre un gran da fare nel mondo delle ansie del senso di colpa.
Voglio dire: con che senso di colpa torno a Amsterdam per la quarta volta invece di andare a fare trekking a città del messico?
Quanto sono una persona brutta se mi piace tornare sempre nello stesso posto ANCHE perché la prima volta fa sempre male?
E poi a novantanni quanto mi dispiacerà non essere andata in thailandia in barca a vela?
Davvero te la senti di sprecare così i tuoi unici quindicigiorni di vacanza?
Ché un conto è un finesettimana, bellamia, ma AGOSTO?


Questi sono gli orridi dilemmi morali che si pongono per la scelta della meta vacanziera, che si pongono in questa stagione perché altrimenti sommiamo al suddetto senso di colpa quello che se proprio in fondo al cuore lo sapevi che volevi andare a Frattamaggiore, perché prenoti all’ultimo minuto mettendoci i soldi che avresti speso per andare in Giappone un mese?
Comunque.
Tutto questo succede perché sono effettivamente andata a Londra per la sesta volta e allora mi sentivo molto in colpa e ho chiesto a MG se era etico andare a Londra per la sesta volta e che mi desse un buon motivo che non fosse la mostra su David Bowie.
E MG se ne è uscito con una riposta game/set/match, di quelle che a vedere i videi che si guarda su youtube, come dire, ecco, non ti aspetteresti.
“A Londra sono felice: c’è forse un motivo migliore?”

endomondo