ma anche no


2017
31 dicembre 2017, 20:37
Filed under: cartoline malsane

Vabbè, che dobbiamo dire, famo sto bilancio.

È abbastanza difficile essere obiettivi, perché la prima parte dell’anno è stata veramente bella, diciamo finché non è cominciata la maledetta estate non ho davvero niente da rimproverargli, anche se ho compiuto quaranta anni e, diobono, quaranta anni sono una bella botta, specie per chi quando ha aperto questo blog ne aveva 27.
Però, come dice la mia saggia amica Canto, ormai la regola è che per quanto tu ti possa sentire vecchio, l’anno prossimo sarà peggio, quindi teniamocela così, splendidi quarantenni che non gridavate cose orrende e violentissime, ricordandoci sempre le sagge parole di Morosiny: “ammappe quanto eri brutta da giovane”.

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la saggezza top dei biscotti della fortuna

A febbraio siamo andati a sciare: nessuno era malato, nessuno si era appena operato, nessuno si è fatto male, non ci sono state tormente di neve, avventori pazzi, notti a vomitare e altre amenità che in questi anni hanno sempre visitato le Dolomiti in nostra compagnia. Al ritorno c’è stata una coda di otto ore, ma noi ci siamo messi a cantare Vasco Rossi giovane e alla fine quasi ci è dispiaciuto essere già arrivati.

 

A marzo Ciccio mi ha regalato un fine settimana insieme a Dublino, come quando avevamo quattordici anni, per la mia prima vacanza all’estero, quella che ancora ricordo come la più bella di sempre. Quest’anno potevamo andare anche a Castelnuovo di porto, per il tempo che abbiamo passato a fare chiacchierate fitte, ma questo è il bello, il bello di Ciccio, che è hands down the best since 1984.

 

In primavera je ho dato giù ho dato giù con lavoro e corsa, grandi soddisfazioni.

 

Seguono esimi viaggetti al fresco, per fuggire il torrido supplizio estivo, sempre ricco di isteria e lipotimia.

 

 


Ad agosto si è scatenato il finimondo, tutto insieme, con anche una certa violenza, ma siamo partiti lo stesso (segue digressione Norvegia).
Quello che mi ha insegnato questa storia è che Morosiny è capace di farmi ridere moltissimo anche mentre sono in corsia con le flebo attaccate e che, se c’è della pizza in macchina, lui la mangerà.
Di questa storia mi sono rimasti dei ricordi di terrore assoluto misti ad altri di amore purizzimo, che, ora che sembra archiviata, sono mischiati come una palla di pongo di quello schifoso verde indecifrabile che era il suo inevitabile destino.

Policlinico Gemelli

alba di una notte lunghissima

Poi c’è tutto il resto, poi ci sono io che non posso correre da tre mesi, nessun dottore che capisce cosa sia, se potrò correre di nuovo, io che corro lo stesso e poi sto male, la Ale che se ne va, io che ho l’ansia che straborda, io che inizio ad andare al lavoro a piedi, io che faccio una fraccata di yoga, io che non ce la faccio, il tutto costellato da radiografie, risonanze, ortopedico, osteopatia, fisiatra, fisioterapista, cortisone, medico di base, tanta tecar, il gastroneterologo, la mesalazina. In mezzo andiamo a Milano a saldare l’Essenziale, per poi chiederci sgomenti: come reagirà il nostro eroe alla risonanza magnetica? (Tutto a posto, rega’)

 

 

A dicembre c’è Elizabeth Jane Howard e la saga dei Cazalet, un grumone di personaggi a cui mi sono affezionata tantissimo, per un sacco di motivi, non ultimo il fatto che sono cinque grossi volumi, pronti a posticipare la sindrome d’abbandono.
Serie belle di quest’anno Happy Valley, Broadchurch (ma stagione II schifo) Lie to me e sempre sempre sempre serie inglesi uber alles, perché gli inglesi sono come i toscani: è che vero che se la tirano e sono spocchiosi, ma è anche vero che sono mejo, quindi tocca stacce, muti.

 

Quindi, che dire, 2018 caro.
Io ti voglio ricordare che al primo posto della top ten io ho sempre salute, quindi basta con questi scherzetti da dottor house, basta con le patologie originali, facci stare bene, a noi e famiglie, il resto farò in modo di perdonartelo, vedrai.

 

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