ma anche no


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12 luglio 2017, 11:28
Filed under: puttanate intimiste

C’era un tempo giovane e confuso, in cui i bambini non c’erano ancora, ma la villa invece c’era ancora, in cui io andavo a Firenze a sorbire la pace di casa di mia cuggina mia cuggina e del suo formidabile cavaliere.
Si stava molto bene, poi a un certo punto ce ne andavamo a letto, io nella stanzina per ospiti brevi, loro nella stanza grande che oggi è dei bambini.
Io, dalla mia stanzina, li sentivo ridere moltissimo, di quelle risate che fai quando – si capisce benissimo – il momento migliore della giornata è quello.
Tipo quelle che facevo con ciccio, a quattordici anni in Irlanda, quando tornavamo a casa.
Quindi stavo lì, nella mia stanzina per ospiti brevi, e pensavo che se vivi con una persona e alla fine della giornata ridi insieme così, per me hai vinto tutto, period, les jeux sont faits, tutti a casa, grazie per aver partecipato.

Quindi, che dire.
Ora mi sta partendo un po’ un momento commozione e non vorrei dire più niente, però qualcosa devo dire, sennò che sto scrivendo a fare, e allora dico che è passato un numero imbarazzante di anni, ma ancora quel momento prima di dormire resta il momento in cui tutto torna.
E allora non importa se fa caldo, se siamo precari, se siamo vecchi.
Davvero, non importa.
Tanti auguri, gibbone del mio cuore.