ma anche no


I’m rubber, you’re glue.
19 dicembre 2016, 17:42
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Quando ero al liceo ero innamorata di un ragazzo.
Questo ragazzo non aveva dei particolari skills di magnificenza, a parte delle prodigiose clarks e saper suonare De Gregori con la chitarra, però aveva una cosa che io all’epoca non sapevo definire ma che oggi forse, sfoggiando un’invidiabile proprietà di linguaggio, chiamerei leggerezza.
Che dire. A quel tempo io ero un ragazzo credulone e romantico, ero convinta che mi stessero bene i 501 e di poter portare frangia anche se avevo i boccoli, quindi, che compassione che ho per me e per te e andiamo avanti.

Non so se avete presente quel modo di dire per fare gnegnegnè ostentando superiorità e interessi più nobili, che recita I’m rubber, you’re glue.
Bene, questo ragazzo Clarks era il re rubber: era uno amato da tutti, che non polemizzava mai con nessuno, che si relazionava parimenti allegramente con facinorosi fascisti e intellettuali rifondaroli, che giocava a pallone con i maschi e notava i nuovi tagli alla moda delle femmine, ma soprattutto che gli andava sempre bene tutto e non se la prendeva mai.
Questa cosa, per me, la signorina Glue, sempre è stata e sempre sarà, molto molto più difficile di quella roba che fanno le cinesi sulle parallele asimmetriche alle Olimpiadi.
Sarò esaustiva per grandi e piccini, ricorrendo all’aristocratica metafora della pelle sottile: quella cosa che quando sfioro un rigoglioso cespuglio di alloro mi rimangono i segni come se mi avessero strofinato sulla grattugia per il parmigiano, mi succede pure nella testa.
Vogliamo chiamarlo disturbo bipolare? Vogliamo scomodare altri disturbi psichiatrici meno vezzosi e più umilianti? Vogliamo chiamarlo Enneatipo 4? Forse sono solo una persona orribile, aho ci stanno pure quelle? In ogni caso non sono cose belle, ma che ci possiamo fare, siamo fatti così, siamo proprio fatti così.

Tipo avete presente quei neonati che piangono lo stretto necessario e dormono otto ore filate vs quelli posseduti dal demonio in pianta stabile? Spesso sono fratelli, con il 50% del dna uguale, eppure. Quindi: possiamo farcene una colpa? Siamo solo dei viziati di merda, già meritevoli dell’odio collettivo mentre ci dimeniamo scoordinati nelle microtutine di spugna con gli orsetti?
Chi può dirlo.
Forse se seguissimo la coraggiosa eugenetica spartana, l’umanità migliorerebbe e non sarebbero mai esistiti i grillini.
Però, intanto.

Fatto sta che nel mondo c’è della gente che è nata più impermeabile e meno cagacazzi, che magari non scoppietta frizzi e lazzi istrionici, ma ha un po’ più di equilibrio e serenità interiore e quindi io, tendenzialmente, la amo.
O meglio, amo spesso anche i frizzi e i lazzi pazzi, però so che sulla lunga distanza, solo con i Rubbers posso stare bene.
Maddai? Davvero non preferisci una persona frullaminchia a una persona che passa sopra a tutto? Ma incredibile, amici!
Però vabbè, dài, ora non è questo il punto, perché poi anche queste persone leggere spesso sono pigre, superficiali, distratte, insomma, checcazzo, dei difetti ce li avranno pure loro.

Tutto quel che posso dire è che io tendo a divagare in altri mondi, tipo nel mondo dell’ansia, nel mondo del temibile e del terribile eccetera e ho davvero bisogno di essere riportata nel mondo dell’adesso, come un palloncino petulante da strattonare. Ecco, per esempio, Morosiny Rubber, il mio fidanzato da un numero ormai decisamente spaventoso di anni, mi impedisce di perdermi in quei posti da cui non si può tornare indietro, mi lega al mondo della realtà, fortissimo, perché sa rimettere la chiesa al centro del villaggio and the wonder of it all is that you just don’t realize della facilità estrema con cui questo gli riesce.
E quindi niente, ora vado con un’altra ricca metafora, culinaria, perché sia mai che non attraversi con leggiadria tutti i campi dello scibile: dove Glue è un pezzo di burro, che bastano tre gradi e diventa rigido, che non va maneggiato troppo, che ha la scadenza, che si digerisce dopo un mese e fa alzare il colesterolo, Rubber è un sacchetto di zucchero a velo, che se ne sta buono buono in un’anta della credenza e all’occorrenza rende tutto diverso in meno di dieci secondi, può andare su qualunque torta e renderla non solo buona, ma anche bella.

Ora tutti vi chiederete: ma come è finita con Clarks Rubber?
Ma come volete che sia finita, amici, lui si è fidanzato con la mia migliore amica e io ho avuto degli ulteriori motivi per diventare più rompicoglioni di quanto già non fossi naturalmente predisposta ad essere.