ma anche no


coffee, break.
30 luglio 2016, 12:08
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

La vita era più facile quando non bevevo caffè, foriero di gioia e alitosi, ma anche di molti incidenti domestici.
Tipo può succedere un gatto decida di dare un’affettuosa testatina strusciosa alla tazza e parte dell’ignominioso contenuto marrone spilli nei pressi del lato destro della tastiera, gettando un’improvvisa luce sul vero significato della della parola coffee break.
Parte l’iter classico: asciuga prega bestemmia. Siccome si sono sminchiati i tasti alt e shift, le lettere assumono un esotico piglio egiziano, certo d’altro canto riducendo moltissimo la difficoltà di procedimento nel fare le maiuscole accentate.
Allora niente, passo il fine settimana, – ché ovviamente è sabato mattina, ultima settimana di luglio – a leggere le cose smanettone dell’internes, a collegare tastiere esterne, a studiare metodi di esclusione dei tasti e, anche perfino, a chiamare il supporto apple.
Il supporto apple, dopo avermi detto serissimo “ah, quindi parliamo di un pezzo vintage” – vintage. giuro. – mi dà il prezioso consiglio di chiudere tutto e gettare il compiute in cantina, perché potrebbero verificarsi degli incendi.
Che dire. Diciamo che facciamo finta di non aver ricevuto la mail che mi chiede di valutare la mia esperienza con il supporto apple e chiudiamola qui.
Prendo seriamente in considerazione l’idea di proseguire la mia vita con una tastiera staccata, ma quella cosa di non poterla tenere sopra l’altra si rivela un po’ scomoda, specie durante le gite al bagno.
[Sopra al bidet c’è una meravigliosa nicchia delle dimensioni precise di un 15 pollici, perché raga, gli architetti. (Era una roba pensata per alloggiare i flaconi della doccia, invece poi la doccia è stata spostata perché lo scarico era da un’altra parte, perché raga, gli architetti.)]
A me sembrava geniale anche l’idea di riprogammare la tastiera disabilitando i due infami tasti, ché tanto ci sono anche a sinistra.
Mi tocca riconoscere che il meraviglioso popolo dell’internes, sempresialodato, può aiutarmi fino a un certo punto e la porto da dei giuovani maschi riparatori. I riparatori sono gentili, ma quando gli espongo le mie suddette alternative, più le proposte di lavaggio con l’acol propilico, mi guardano come io guardo il gatto quando non riesce ad entrare nelle buste di plastica.
E niente, pare che loro siano per strade più battute, tipo cambiare la tastiera e incassare 250 denari, che banaloni. Ho un flash di me che smonto tutto davanti a un video di ifixit, con i gatti che zampettano le preziosissime viti torx sotto il tavolo e forse allora tutto sommato hanno ragione loro.
La morale di questa piccola storia ignobile qual è?
Che non dovrò mai più googlare per sapere come si fanno quelle stracazzo di maiuscole accentate.

alt + shift

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di caldo, d’estate e di altre ingiustizie
3 luglio 2016, 11:09
Filed under: mai piu senza

Ci risiamo, è di nuovo estate.
Ogni volta ci resto male.
Tipo quest’anno mi sembrava che andasse meglio e l’avremmo scampata anche senza, invece arriva la mazzata, che accolgo con lo stesso misto di odio e stupore di quando qualcuno apre l’acqua calda in cucina mentre sto facendo la doccia.
[scusa: “qualcuno”? Vivi in una comune? in un castello? Segue dissolvenza su di me che, durante una cena con Carlo e Camilla, dico “scusate un attimo, ho un’impellente necessità di fare la doccia”, poi Camilla si alza per lavare i piatti e patatrac.
(Ho detto Carlo e Camilla, sì, perché sono nata secolo scorso, perché ho un debole per Camilla, che secondo me è anche una gran bella signora, mentre invece quella tatona della Kate è inutile come il gelato al fiordilatte, e William è calvo.)]
Olè, neanche due righe per dire fa caldo e già ho divagato tre volte, vai così.
Dicevo che l’estate è una merda, diciamocelo.
L’estate va bene finché vai a scuola, hai tre mesi di vacanza, hai il gruppone degli amici, te vai in piscina o male che vada stai a casa con la testa nel frigo, ma l’estate a Roma per andare al lavoro e sudare nella metropolitana, ma a chi cazzo può piacere?
Sempre senza dimenticare il fardello di lardelli balzellanti, depilazioni approssimative, cosce mozzarellose che siamo costretti ad esporre al pubblico ludibrio; la pletora di birkenstock e infradito che siamo costretti a sopportare (raga, ho capito che sono comode, ci credo eh, pure a me piace molto la tuta. Ma fanno schifo. Punto.)
Comunque.
Dicevo.
Lavorare con il caldo è un incubo.
Fare qualsiasi cosa con il caldo è un incubo, pure fare due passi per andare a comprarsi il pranzo. La rilassante passeggiata che a febbraio riattiva la circolazione, a luglio riattiva un pluriomicida dentro che sta urlando per uscire. Sudatssimo.
Direi non è il caso di parlare di sopralluoghi e rilievi, quando perfino prendere il motorino è come essere seduti dentro un grande fon alla potenza che fa saltare il contatore. Sono gentile e lascio perdere pure il problema sport/corsa/palestra, perché troppo facile vincere così. E poi perché ne ho già detto.
Ma sudare per fare ogni cosa.
Ogni. cosa.
Pure dormire.
Vestirsi è difficilissimo, perché ogni tessuto, ogni aderenza, benché minima, sarà bagnata, quindi solo tende da campeggio bianche. Che poi si sporcano, ça va sans dire.
Voglio dire: non è un caso se l’inferno ci sono le fiamme, pensateci.
Insomma, in un mondo che ci è ostile, rovinato dalla droga, c’è una stella che riluce, c’è qualcosa in cui sperare: il condizionatore.
Per farvi capire cosa provo nei suoi confronti, io dico solo che io con il condizionatore acceso ci dormo. Sì sì, tutta la notte, proprio, e mi sveglio un fiore.
Un fiore, amici.
Niente più stillicidio di finestra aperta mi sveglio alle cinque per chiuderla poi mi risveglio alle sei perché sono sudata come un’otaria: sonno 100%. La vita.
Io ho la pressione 60/90, ogni volta che mi alzo dal divano vedo le stelline, in generale improvvisamente mi assale un immotivato nervosismo degno delle migliori psm, poi qualcuno (probabilmente Camilla) accende il condizionatore e tac: mark renton dopo una pera.


Ora, non so come dirlo, ma tutto questo era solo un cappello.
Perché quello che voglio dire è che io nutro un profondo infinito odio per quelli che hanno dei problemi con l’aria condizionata, che invece di portarsi un cazzo di maglione e non rompere i coglioni, sono sentono autorizzati a fare sudare altri venti cristiani.
(scusate il turpiloquio, ma mi sto scaldando: l’ho detto che è male quando succede)
La cosa veramente grave, oserei dire piaga della società, è che questa gente vanta un diritto di prelazione rispetto ai normali cristiani sudati.
Quindi per accendere il condizionatore bisogna chiedere il permesso e se qualcuno dice di no, allora niente, tutti a sudare.
Ma vi pare normale?
Perché chi ha freddo e può coprirsi deve imporre la sua volontà a chi non può mettersi in mutande?
Perché chi millanta mal di gola deve avere la meglio sulla mia lipotimia? (nonché il suddetto istinto omicida, che poi ve vojo vede’)
Perché questa gente è autorizzata a tirare fuori l’ecologia di cui non gliene è mai fregato una beata mazza?
Perché? Perché?

File 12-07-16, 19 34 17

Dal termometro più sporco di Roma è tutto, a voi la linea.