ma anche no


e anche quest’estate l’avemo tramortita
30 agosto 2015, 14:04
Filed under: cartoline malsane, mai piu senza

Mi piace andare in Olanda l’estate perché fa fresco, c’è la luce fino a tardi, la civiltà e le biciclette, ma soprattutto avevamo la casa più bellissima del mondo e quindi potevo stare sempre in casa ma in *un’altra* casa, tipo un trasloco ma senza dover mettere mano all’armadio degli orrori indumenti. L’unico problema di questa bellissima casa è che la porta del bagno era sullo stesso lato della porta di ingresso ed erano identiche, quindi era un attimo svegliarsi per fare pipì e ritrovarsi a vagare in pigiama per le scale. Non sono bei momenti, specie considerando che sulle scale c’è la moquette. E, a volte, anche la gente.

Altre cose fighe dell’Olanda: le verdure già tagliate. Ma mica le carotine per l’insalata, eh, vendono i mix di porro – zucchini – cavolo nano – funghi cinesi, che li sbatti in padella con un litro di soia e Cracco spicciame casa. Poi il supermercato è aperto fino alle 22, che vista così magari sembra una notizia un po’ così così, ma considerando che il resto del negoziame chiude alle 17 secondo me è un notizione. Poi non so, fate voi.
Le case dentro sono tutte bellissime e, siccome le merde lo sanno, non esistono tende e sono tutti lì in vetrina a farti *wink, wink*, guarda i nostri pavimenti di legno chiarissimo e le cucine con tutti gli aggeggi di tendenza, i giuocattoli dei nostri biondissimi figli in leggero allegrissimo disordine per dare il mood catalogo ikea.
Ho passato quindici giorni a domandarmi da dove venga in Italia questo anacronistico e barocco gusto dell’orrido che vomita bomboniere, vetrinette, centrini e cuscini a fiori. Siamo la patria della Arte! Perché signore ci fai questo? Perché le scarpe glietterate? Perché la nail art?
Ma niente, la risposta è dentro di te ed è “una grandissima depre tornando a casa”.

Vabbè, consoliamoci con le cose male.
Gli autobus costano un casino e non sono la gran bazza che è la metro di Londra.
Musei molto male. Per vedere il Rijks si può scaricare gratis una app sul telefono, per altro dal wi-fi gratis del museo, però non te lo dice nessuno e ti danno un altro telefono con stessa app al prezzo di cinque euro. Ma dove siamo, in Italia? Che robe.
Allora allo Stedelijk non mi fregheranno più, dico, e scarico la app lesta e ratta (= aspettando un venti minuti ferma in mezzo alla biglietteria, ma vuoi mettere la soddisfazione) e – surprise! – è solo in olandese.
Il museo più bellissimo di tutti, A+++, è quello di Veermer a Delft, dove non c’è nemmeno un quadro ma tutte le riproduzioni a grandezza originale (cioè piccole, così non ti fai illusioni, che poi ci restate male come con la Gioconda) e tante spieghe sui problemi psichiatrici dell’epoca e la sezione fantadisney tipo fatti la foto con la finestra di veermer! Guarda i filini che attaccava al muro per fare le mattonelle!
Ma soprattutto la grande epifania della arte: Vermy si vendeva i reni per comprare il blu di lapislazzulo, ma nelle sue tavolozze non c’era mai l’odiosissimo colore verde, e allora Jan batti cinque, ché io l’ho sempre detto che il verde è il male della fotografia.
Poi molto bene anche la casa dei nobili olandesi con le carrozze le pentole di rame e menù scritti in francese, che è davanti alla Foam che è molto bella pure lei.
Invece bisogna guardarsi benissimo dal vicino kattenkabinet, un’imbarazzante trappola per old cat ladies, che espone solo stampe di gatti brutte e non ha nemmeno un ruffiano bookshop dove comprare imbarazzanti portachiavi a forma di gatto.
Gente che non sa come portare avanti le truffe, che spreco.

Un’altra cosa che pensavo meglio è stata la corsa, vuoi perché era umidino, vuoi perché Vondelpark è piccolo, ma poche soddisfazioni. Mi ritrovavo a correre sempre nello stesso tratto, tipo giorno della marmotta, ‘no stress.
La vogliamo aprire una pietosa parentesi sull’idiosincrasia e lipotimia di questa splendida, splendida estate italiana di sveglie alle 6.30 per riuscire a correre manco sette km? Ma anche no.

Hai fatto delle foto? No, perché sono troppo vecchia per tutti quei chili di macchina fotografica, però la porto sempre all’estero lo stesso, per farle cambiare un po’ aria.
Però le foto le fa il telefono, che è giovane e magro.

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