ma anche no


ma ho un armadio pieno di scheletri e di schifezze
6 novembre 2012, 17:38
Filed under: mai piu senza
Allora dici: fai il ponte.
Eh. Però siccome ti vogliamo tanto bene, noi amigi del lavoro della tristezza te lo diciamo all’ultimo minuto, così non puoi sentirti in colpa se non hai organizzato un viaggio della cultura e puoi escogitare dei sensi di colpa nuovi.
E allora è proprio il momento di the nightmare namber uan: The cambio di stagione.
Il problemone di mettere via i vestiti è una roba che mi inizia a logorare segretamente, progressivamente, da settembre.
Ah sì, che palle, non ci piace a nessuno farlo, è noioso, dici.
E invece no.
Cioè, sì, ma il punto non è questo.
Il punto è che mettere via i vestiti = ansia.
Prima di tutto perché io sono disordinata di un disordine schiffio e infingardo per cui dà moltissimo fastidio vedere il disordine in giro, però non ho pazienza e quindi butto tutto dentro i cassetti alla rinfusa e poi al momento di affrontare la cosa ho voglia di andare a fare la ceretta, fare il record sui 10 km, montare la batteria, andare alla metro con i miei genitori.
Secondo perché mettere su i vestiti vuol dire fare la conta dei vestiti, il che porta automaticamente a sentirsi in colpa perché questi pantaloni è la terza volta che fanno su e giù e non li ho mai messi, allora ora me li provo, dai forse li teniamo ancora un anno poi vediamo. E così io devo travasare anche tutti vestiti di quando ero al liceo, li mortacci mortaccissimi.

I pantaloni a righine? Li teniamo i pantaloni a righine? Vediamo. Sì, mi stanno ancora di merda, ma ti ricordi li avevamo presi a bologna e poi li ho anche cambiati? No no, che tristezza buttarli, teniamoli.
Cos’è questo? Dei jeans bianchi, diocaro. Questi li tengo perché sia mai un giorno si avvera quella cosa dello scambio di corpo con mirandaKer.
La giacca ginz. Non siamo un po’ vecchie per la giacca ginz, carina? Però che bel colore, eh. Magari un giorno ci vado in campagna (?) Dai, la tengo.
Il cappottone di lana che fa incazzare mia madre. L’ho comprato perché mi sentivo una ragazza simpatia, con tutta quella lana grossa, una di quelle modellone con la tazza di tè. Invece sembro una senzatetto obesa. Poi ci passa un sacco di freddo ed è importabile in vespa. Ma metti che poi mi serve? Metti che viene quel tempo che non si capisce, che mi rubano la vespa, che vado a fare la barbona. Vabbè per ora lo metto in una scatola.
Oh, l’eskimo che conoscevi tu che lo porterei e non posso più. Questo buttarlo sarebbe veramente veramente di cattivo gusto.
I ginz di quando ero supergrassa. Uhm. Se torno grassa durante un periodo atroce in cui ci sono solo orridi jeans skinny? No no, io li tengo, che già sarò grassa e triste.
I sandali di Marsiglia. Ti ricordi quanto tempo ci ho messo a trovarli, sì. Non le fanno mica più robe del genere, lo sai. Sì, è vero, si scollano e sono un po’ scomodi, ma quando li ritrovo dei sandaletti così! Mettiamoli un po’ in fondo, poi ci penseremo.
 

E quindi quest’anno, dopo aver procrastinato fino alle diciotto di domenica, ho fatto la migliore prestazione di sempre perché ci ho infilato in mezzo pure un piantino di sapore vagamente premestruale, quando mi sono resa conto che la roba da lavare e poi stendere e poi forse anche pure perfino stirare era l’80% della roba.
E allora niente, non ho concluso niente, ho fatto degli orridi sacchettoni di disperazione divisi per colore, non ho lavato niente, ché è umido e la roba non si asciuga, mi è rimasta l’ansia e non riesco a dormire.
Allegria!
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