ma anche no


cose da dimenticare
14 agosto 2012, 15:45
Filed under: mai piu senza

Dicevamo che ultimamente mi sono morti un sacco di hard disk tutti insieme e sono andate perdute un sacco di cose.
Tipo ora scopro che il preziosissimo singolo file in cui scrivevo dal 1994 tutte le mie simpatiche disavventure sentimentali – inclusi quelli che non e quelli che mi sono sbagliata e quelli che adesso non ricordo più – non c’è più.
Mi è presa un po’ male lì per lì, ho fatto delle ricerche per vedere se avevo lasciato qualcosa in giro, ma poi ho pensato che, in fondo, è meglio così.
Che quello che resta è quello che conta, e se la granulometria dei ricordi non è sufficiente per restare nel setaccio dei lustri (eh? eh?) vuol dire che era roba che doveva passare e essere dimenticata. E sono contenta che non ci siano cose a dirmi come ero ieri, a farmi passare le notti disperate su quel che ho fatto o quel che ho avuto, su quel che credevo e non sono stato, sugli errori col senno di poi.
Così pensavo questa cosa che perdere le cose mi obbliga a vagliare il ciarpame che tengo per nostalgia o pigrizia, che è veramente tanto, e a scoprire che in realtà non ne sento la mancanza; che essere costretta a ricominciare mi costringe a tenere solo quello che serve e a scoprire che quello che serve è molto, molto meno di quello che credevo.
E questo mi piace, mi fa sentire leggera.
Tipo i vestiti vecchi che non riesco a buttare: so che se tutti i miei vestiti andassero perduti quelli di cui sentirei davvero la mancanza sono meno della metà della metà. E io non ho tanti vestiti.
Poi non so, è un periodo che questa cosa di accumulare roba mi mette angoscia.
L’idea di doverla smaltire prima o poi.
Anche i libri.
Tipo i libri brutti io li butto nel cassonetto e ciao.
Tipo i libri che ho lasciato a casa dillà e resteranno lì, in ordine di colore.
La nonna è preoccupatissima di cosa sarà dei suoi libri, dice ancora che vuole darli a me e io penso sì, bello, che sono della nonna e sono anche libri bellissimi, però allo stesso tempo penso come sarebbe più bello se le persone morendo si portassero dietro tutte le loro cose, puff, sparite, lasciando come ricordi solo le cose che vogliamo ricordare. Sollevandoti da quella penosissima cosa di ritrovare tubetti di dentifricio usati, biscotti aperti, regali che devi riprenderti, vestiti speciali.
E adesso ci si è messo pure l’internet, che ti conserva minuziosamente intatto, con disumana precisione, gioie e dolori, amici ed amori, che rimane lì a guardare te e gli altri nei secoli dei secoli. Che occasione morire con splinder, che occasione! Ma a poi, come hollyhunter affogata con il pianoforte (quanto è sempre bellissimo quel pezzo? madonn raghi la commozione cerebrale) ha vinto il ma poi si tenne.

E poi, non c’entra o forse sì: l’altra sera mi è venuta voglia di vedere american beauty.
Bè. Io mi ricordo che quando vidi american beauty mi era sembrato macchiettistico, caricato, classici tagli con l’accetta americani e invece, che dire. Mi è saltata all’occhio una fragilità che non avevo mai notato. Commovente. E son tre giorni che ci penso e sinceramente non ho ancora capito bene se mi ha sconvolto di più il film o questa cosa di aver cambiato idea.
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