ma anche no


indoor holiday
31 agosto 2012, 13:42
Filed under: cartoline malsane

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storia del ristorante e del disagio
25 agosto 2012, 23:08
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Vado in questo ristorante che mi ricordavo era buonissimo.
Arrivo tutta bellicosa dopo 10 km di corsa e un’insalata a pranzo, forte della mia coscienza immacolata.
Scelgo i pancake di patate, che magari voi non sapete cosa siano e allora veramente mi dispiace per voi, e poi scelgo un’altra roba e la signorina cameriera scuote la testa e dice no no no, anche i pancake è troppo.
Ovviamente non ho il coraggio di contraddirla perché fa la faccia schifatissima da oh.mio.dio.nessuno.al.mondo.può.mangiare.così.tanto. e io mi sto sentendo la regina di tutte le merde. Quasi mi alzo e vado a fare altri 10 km, per quanto mi sento umiliata di avere così ingenuamente ordinato due cose.
Allora per carità, per carità! un piatto solo!
Che metti che davvero è grande, certo non posso lasciare niente, ché chi gliela leva la la faccia mpf e io capace che scoppio in lacrime.
C’è bisogno che dica che di pancake me ne sarei mangiati 121 e arrivata a casa mi sono fatta una tazza di latte e cereali?
E che io domani parto e non potrò mai più mangiare i pancake di patate e odierò per sempre una certa signorina?
Non c’è bisogno, quindi la domanda di oggi è:
succede solo a me questa cosa che mi dicono NAOAOAO e io invece ne mangerei altre 57 portate?
Come bisogna reagire in questi casi?
Bisogna sottomettersi o convivere per dieci anni con l’umiliazione di un cameriere che viene ad abbracciarti dicendo “eccomi dai ragazzi mangioni”?



cose da dimenticare
14 agosto 2012, 15:45
Filed under: mai piu senza

Dicevamo che ultimamente mi sono morti un sacco di hard disk tutti insieme e sono andate perdute un sacco di cose.
Tipo ora scopro che il preziosissimo singolo file in cui scrivevo dal 1994 tutte le mie simpatiche disavventure sentimentali – inclusi quelli che non e quelli che mi sono sbagliata e quelli che adesso non ricordo più – non c’è più.
Mi è presa un po’ male lì per lì, ho fatto delle ricerche per vedere se avevo lasciato qualcosa in giro, ma poi ho pensato che, in fondo, è meglio così.
Che quello che resta è quello che conta, e se la granulometria dei ricordi non è sufficiente per restare nel setaccio dei lustri (eh? eh?) vuol dire che era roba che doveva passare e essere dimenticata. E sono contenta che non ci siano cose a dirmi come ero ieri, a farmi passare le notti disperate su quel che ho fatto o quel che ho avuto, su quel che credevo e non sono stato, sugli errori col senno di poi.
Così pensavo questa cosa che perdere le cose mi obbliga a vagliare il ciarpame che tengo per nostalgia o pigrizia, che è veramente tanto, e a scoprire che in realtà non ne sento la mancanza; che essere costretta a ricominciare mi costringe a tenere solo quello che serve e a scoprire che quello che serve è molto, molto meno di quello che credevo.
E questo mi piace, mi fa sentire leggera.
Tipo i vestiti vecchi che non riesco a buttare: so che se tutti i miei vestiti andassero perduti quelli di cui sentirei davvero la mancanza sono meno della metà della metà. E io non ho tanti vestiti.
Poi non so, è un periodo che questa cosa di accumulare roba mi mette angoscia.
L’idea di doverla smaltire prima o poi.
Anche i libri.
Tipo i libri brutti io li butto nel cassonetto e ciao.
Tipo i libri che ho lasciato a casa dillà e resteranno lì, in ordine di colore.
La nonna è preoccupatissima di cosa sarà dei suoi libri, dice ancora che vuole darli a me e io penso sì, bello, che sono della nonna e sono anche libri bellissimi, però allo stesso tempo penso come sarebbe più bello se le persone morendo si portassero dietro tutte le loro cose, puff, sparite, lasciando come ricordi solo le cose che vogliamo ricordare. Sollevandoti da quella penosissima cosa di ritrovare tubetti di dentifricio usati, biscotti aperti, regali che devi riprenderti, vestiti speciali.
E adesso ci si è messo pure l’internet, che ti conserva minuziosamente intatto, con disumana precisione, gioie e dolori, amici ed amori, che rimane lì a guardare te e gli altri nei secoli dei secoli. Che occasione morire con splinder, che occasione! Ma a poi, come hollyhunter affogata con il pianoforte (quanto è sempre bellissimo quel pezzo? madonn raghi la commozione cerebrale) ha vinto il ma poi si tenne.

E poi, non c’entra o forse sì: l’altra sera mi è venuta voglia di vedere american beauty.
Bè. Io mi ricordo che quando vidi american beauty mi era sembrato macchiettistico, caricato, classici tagli con l’accetta americani e invece, che dire. Mi è saltata all’occhio una fragilità che non avevo mai notato. Commovente. E son tre giorni che ci penso e sinceramente non ho ancora capito bene se mi ha sconvolto di più il film o questa cosa di aver cambiato idea.


E guarirai da tutte le malattie.
14 agosto 2012, 13:13
Filed under: cartoline malsane

Supererò le correnti gravitazionali
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.


qui, ora.
9 agosto 2012, 17:13
Filed under: mai piu senza

1. Sono entrata nella drammatica spirale di angry words, quel giochino con le parole che è come lo scarabeo ma senza la clessidra e senza il senso di colpa di aver frugato male nel sacchettone. Ora, il problema: qualsiasi partita io faccia, mi capitano sempre le lettere per fare OBESA. Non so con chi prendermela.

2. Ho venduto l’anima a gettyimage ma nessuna foto, per ora. Sono terrorizzata di trovare i miei chiapponi sulla pubblicità del gran biscotto. Se mi vedete credo di non volerlo sapere.

3. Mi sfinisco di olimpiadi e pensieri della depressione dal fresco del divano. c’è gente che è nata nel 1997. Ma diobono, dai, non scherziamo. Io non so nemmeno contare quanti anni può avere uno del ’97. Epperò ho quasi pianto al video ruffianone della tuffina piccola con il babbo, il che vuol dire che la mia situazione ormonale sta tornando quella di un tempo: un po’ felicità, vi dico. Belle le olimpiadi e bella sbellissima lontra, ma diosantissimo, chi ha fatto la grafica e quelle atroci siglette con dei sottofondi da bud spencer a fantozzi? E ‘sti telegiornali ogni dieci minuti per dire che FA CALDO sono proprio necessari? Vogliamo parlare della canzoncina dei già deprimenti cornetti bauli senza una rima manco a piangere? bastabastabasta.

4. Delle olimpiadi mi piace molto la ginnastica artistica, mentre ni la ritmica. Sì tutti i tuffi e il nuoto, no l’atletica, a parte i salti. No quelli che si picchiano. Sì quelli che sparano perché è facile capire se stanno andando male o bene. Ma quello che proprio mi fa spengere la tivù sono le biciclette, di qualsiasi tipo, e il tennis. Diobonino quanto mi noia il tennis. Quindi diciamo che la prima parte delle olimpiadi, quando si lavora ancora e non c’è tempo di seguire bene mi piace tanto, poi invece nu. Tipo ora ci sono delle specie di bici acrobatiche che proprio no.

5. Per la prima volta nella mia vita passerò un’estate intera senza prendere mai mai il sole. L’idea mi garba ma mi manca fare il bagno e comprare la scortona di libri prima di partire. Ché non è vero che leggere si può leggere dappertutto. Tipo leggere in viaggio, in bagno, a letto, sa sempre di tempo da ammazzare, leggere il pomeriggio a casa sul divano non lo faccio mai, chissà perché, credo di avere un senso di colpa -ma va?- insito nella lettura. Tipo vedere un film di pomeriggio: vietatissimo. Insomma, invece al mare il tempo sembra fatto apposta per leggere. Io ho letto  perfino i pilastri della terra e grisham un’estate che avevo finito tutto e raccattavo gli scarti a caso degli altri. E mi sono piaciuti! Ma ho come l’impressione che se li avessi letti al cesso mi avrebbero fatto schifo. Perché il coinvolgimento è tutto, baby.
E possiamo estendere la metafora ma anche no.