ma anche no


breve storia del coso elegante
23 febbraio 2012, 21:15
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Ieri mi sono comprata un capo della moda.
Era tantissimo che non compravo un vestito, perché è un periodo che ci ho un po’ il rigetto, l’ansia delle cose che si accumulano, l’ansia doppia delle cose che magari le compro da magra (magra. vabbè.) e poi non mi stanno più e mi guardano “tu che ti credevi, ah!” In ogni caso mi stanno sulle palle i vestiti del mondo di oggi: mi sembrano tutti brutti, fatti male, fanno i pallini, si scuciono.
A me i vestiti belli piacciono molto, ma per belli intendo tessuti belli, colori belli, finiture belle: niente etichette, niente scritte, niente marche, niente cagate.
Bè, non ci sono mica nel mondo di oggi, questi vestiti che piacciono a me.
Ché alle volte io dico ah vabbè, questo è un posto carissimo vedrai che robe belle invece poi entri e hanno le stesse cagate solo che costano tanto e ci rimango male.
Allora niente, non mi piace.
Insomma, invece oggi sono passata davanti alla vetrina di zara e c’era un manichino bianco con una parrucca bianca e in mano una gabbia bianca con dentro un uccellino bianco e ci aveva un coso (un cappotto estivo? come si chiama il cappotto che non è un cappotto?) bianco che io ho pensato ammappe se avessi quel coso sarei la più elegante dell’universo mondo e non sarei più a disagio in quelle occasioni in cui sembro l’idraulico.
Mi sono vista tutta raffinata, una con i capelli sempre a posto e i vestiti stirati, una che se per caso avesse in mano una gabbietta bianca non chiameresti la polizia ma diresti ahhh, che signorilità.
Allora sono entrata e me lo sono provato, sono andata alla cassa senza guardare il prezzo e mi sono sentita così donna tutta d’un pezzo, così niente indecisione, niente tira e molla, niente omiodio e se poi: niente di niente, marsh.
Solo che poi sono tornata a casa e, nello specchio del bagno di casa, questo capo molto elegante si è trasformato  in un camice a fine giornata in corsia, con incluso un malcelato ammiccamento a scenari di zoccoloni di plastica verde e ciuffi di capelli unti.
E quindi mi sa che mi sono fatta un po’ troppo intortare dal bianco, mi sa.

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da qualche parte c’è una casa più grande, sicuramente esiste un uomo migliore
9 febbraio 2012, 21:32
Filed under: puttanate intimiste

Domani compio trentacinque anni.
Sono tanti, sono pochi, sono reali o presunti, sono unti.
Vorrei averne dieci di meno per non sentirmi le responsabilità che premono sempre di più, per poter essere ancora legittimata a fare vita e lavoro da ventenne, per non pensare che sì forse ci avevo le carte ma poi passava di lì un cane con la coda col fiocco.
Non so ancora cosa sia importante per me davvero, una volta che la società mi ha certificato.
Non so se solo mi pesa il culo e se avessi avuto il coraggio cosa sarebbe successo, però mi chiedo anche se bisogna per forza farci qualcosa contro la culite, l’ansia, la voglia di stare sotto il piumino, se è proprio proprio necessario forzarsi a essere una persona meglio.
Tipo a me piace lavorare in uno studio piccolo, senza pressioni, senza gloria, senza particolari oneri né onori, svegliarmi tardi, venirsi incontro, volersi un po’ bene e tutto il resto.
Ho avuto, forse, in passato, delle occasioni che non ho colto di diventare una che va sul corriere della sera nella sezione “architetti di oggi” ma io non sono fatta per avere un lavoro da corriere della sera, credo di aver capito.
Solo che vorrei sapere adesso dove si trova il confine tra “fifa fottuta di fare qualsiasi cosa -> mi attapiro in una situazione comoda” e “la vita ha dei ritmi che io non ce la posso fare, perché devo stare male?”
L’altro giorno leggevo un po’ di cose sulle cicatrici.
Dice che la pelle, per rigenerarsi, deve essere “insultata”: tipo se tu la scortichi lei si fa nuova bellissima, se invece tu non le fai niente lei resta così com’è.
Insomma, forse un po’ la vita è così.
Però mi chiedo: perché devo farmi insultare?
Per raggiungere cosa?
O meglio: devo per forza raggiungere qualcosa?
Perché ho questa sensazione di non aver mai fatto abbastanza? Ha un limite il mio abbastanza?
Questo mi chiedo, stasera, e intanto però penso che domani andrò a cena da Filippo e ci andrò solo perché in un giorno che faceva caldissimo ho sudato tre settimane per fare una telefonata e poi e poi e poi.



e quindi.
8 febbraio 2012, 17:25
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

L’insegnante nuovo della palestra è grasso.
I retroscena sono: di punto in bianco se ne è andata la brasilera con il didietro (delle dimensioni del) mediterraneo, è venuta una specie di trans cattivissima e allora tutto il popolo della palestra si è andato a lamentare che andava malissimo, ché che noia, che biasimo, che incapacità.
A dire il vero a me la trans piaceva, ma non ho mai avuto il coraggio di dirlo perché sono fifona e pusillanime e perché io non parlo mai nessuno, ma ora sono stata punita.
Insomma, adesso c’è l’uomo grasso e io non me ne faccio una ragione.
Chiariamoci: non è che è muscoloso, che non è figo, che non ci ha l’IMC 16 come gli uomini che fanno battere il mio cuore. No. È un ciccione ipertrofico a mela con il panzone teso come il babbo di yalla yalla. Ovviamente fa delle lezioni iperstatiche di mezz’ora di pettorali con i bilanceri, per sostenere il suo imponente davanzale, da cui esco come dal parrucchiere.
Ora voglio dire: cosa posso fare?
Non posso andargli a dire “senti ma per non diventare come te cosa bisogna fare?”, perché magari lui si reputa normale e non voglio essere io a fargli scoprire il magico mondo dei disturbi alimentari.
Non posso nemmeno mimetizzarmi, da orgogliosa cagona, nel malcontento generale perché il popolo della palestra non si lamenta mica: a questi signori piace spendere tempo e denari per venire in un posto a non fare niente, e tutti quelli che si inseriscono tra il niente e la palestra vengono falciati via.
Bene, ora, realisticamente: immaginiamoci io me a fare la giovanna d’arco contro il popolo della palestra.
Capace che poi devo andare in terapia per quindici anni.
No ma poi proprio una bellissima idea la botta di maddaicosamaipotràsuccedere con cui, per la prima volta, sopraffatta da un sempre funesto ottimismo, ho pagato l’annuale.
E ora come faccio con l’istruttore grasso e le sue lezioni da golfino?
Aiuto, aiuto.