ma anche no


la vergogna delle scarpe nuove
16 ottobre 2011, 21:38
Filed under: bll bb bll parlaci di lei
È un po’ che devo comprare delle scarpe per la palestra.
Rimando di continuo la decisione perché queste mie scarpe sono bellissime tanto che ancora ogni volta che le guardo mentre saltello mi sento meno scema.
Le ho comprate nel 2005, in un giorno che me lo ricordo benissimo, in un negozio a via magna grecia vicino a san crispino quando ancora era buono, che ora non c’è più.
Mi ricordo che avevano la soletta dentro accartocciata e quindi mi sembrava che non mi stessero epperò volevo comprarle lo stesso perché mi piacevano tantissimo.
Mi ricordo che tu hai riso perché sulle istruzioni avevano tradotto tipo ergonomico con ecologico.
Poi forse ci siamo anche presi il gelato alla nocciola.
Ora che ci penso i miei affetti con le persone sono sempre legati a filo doppio a delle gelaterie, che poi smetto di frequentare, per una sorta di codice morale alimentare, se smetto di frequentare le genti in questione, e non lo so mica se è un bel pensiero.
Comunque.
Queste scarpe bellissime sono state nella palestra sulle ramblas a barcellona e in un sacco di altre palestre buffe che ora non esistono più, solo che adesso si sono aperte di lato e quindi me ne vado triste come chi deve, perché so che scarpe così belle non le fanno più.
Insomma ieri (pausa sui fatti di ieri: semplicemente sono triste. Mi dispiace tanto che finisca sempre tutto in vacca, è una cosa che mi deprime tanto. Niente di originale, quindi mi taccio) sono andata da cisalfa che – attenzione! informazione di utilità sociale! – ci ha una supersvendita fuoritutto e ho preso delle scarpe bruttine che cercherò di non guardare tanto. [specie la pianta dall’alto (battuta arguta di architetto postmoderno: pianta delle coperture) è brutta. I prospetti possono andare ma quelli io mica li vedo.]
Poi però mentre ero lì ho visto delle scarpe per correre con i lacci rossi bellissime: prospetto laterale da migliorare, ma pianta da bacio accademico.
E costavano 34 euro, perché sono da bambino.
Allora io ho fatto la sborona mpf e ho preso due paia di scarpe due, il che ovviamente mi ha generato un atavico senso di colpa consumista, visto che io delle scarpe per correre le ho già.
Sì, comprate al discount, ci hanno un anno di fango, gli strappi, e mi vanno anche un po’ grandi, però le ho già.
Eh.
Oh, guarda che è difficilissimo trovare delle scarpe con una bella pianta.
E andare a correre è già tanto noioso.

Invece poi stamattina, presa da un inquietante entusiasmo, sono andata a correre con le mie scarpe rosse nuove e mi sembrava che tutti mi guardassero e pensassero ah guarda questa che belle scarpe rosse che ha, ha fatto proprio bene a prenderle, anche se ne avesse tipo per caso un altro paio.
Mi sembrava.



ceci-tà
15 ottobre 2011, 12:10
Filed under: mai piu senza
Mi è scappato settembre sotto il naso, e questa incuria delle mie complusioni mi mortifica, seriamente.
Come potrò ignorare l’ignominiosa falla nel mio archivio immacolato? Che amarezza.
Ovviamente ho delle nuove complusioni, questa è la spiegazione.
Le mie nuove complusioni sono causate prettamente dalla lenta e perigliosa svolta ecologica che ieri m'illuse e che oggi mi porta a intrugliare cose tra il bagno e la cucina e a mettermele addosso.
Tappe fondamentali per calcolare lo stato di rischio: si comincia comprando la frutta solo al mercato dicendo che quella del supermercato non sa di niente.  Si prosegue leggendo gli ingredienti delle robe da mangiare e scoprendo che il mulino bianco è il male. Ma il vero punto di non ritorno è il mondo della guerra alla paraffina e il forum di saicosatispalmi: se cominci a leggere gli ingredienti dei cosmetici allora sei definitivamente perduto, di lì a poco smetterai di vivere per capire come farti uno shampoo da solo.
Che più o meno è quello che è capitato a me.
Cose difficili da spiegare al mondo, tipo sentire l’imminente esigenza di bollire dei semi per ricavarne un disgustoso slimer, di consisetenza tra muco e sperma, con cui cospargersi il cranio, il tutto coadiuvato da un certo entusiasmo difficilmente condivisibile dal resto dell'umanità.
[La cosa più grave è che, mentre eravamo da ikea a comprare le scatole kvarnvik, MG ha visto un pressapatate e ha emesso gridolini di entusiasmo dicendo “Guarda! Guarda! questo è perfetto per pigiare i semi!” Mi sono sentita come quando stavo montando le stecche del costume da occhio per una festa di halloween (un tempo andavo alle feste, penza!) e mio babbo, serissimo, mi ha chiesto “ma è una cosa per l’università?”]
Vabbè.
Ho fatto duecento chili di burro di cacao che non so più dove stipare.
Con un tempismo straordinario, ora che ho imparato a fare delle pozioni di magia nera che in due ore eliminano qualsiasi scottatura, per la prima volta in ** anni, e con mia indicibile incredulità, non mi sono ustionata al mare.
Insomma, sono ormai vittima di una religione basata sulla farina di ceci, il cui messia è il latte in polvere; faccio anche del proselitismo entusiasta, quindi tutti quelli che mi frequentano hanno voglia di sopprimermi o quantomeno chiudermi in sanantorio, ma chissenefrega.
 
A parte questo, molto lavoro e nel tempo libero litigo con passione e accanimento con tutti gli estranei che mi capitano a tiro.  E con mia madre, ci mancherebbe.
Sono riuscita ad arrivare puntuale al matrimonio più bello del mondo e smettere repentinamente i panni (morali) di testimone frignone per indossare quelli di compita fotografa, il tutto rimanendo sui tacchi svariate ore.
Ma soprattutto!