ma anche no


17 aprile 2011, 22:28
Filed under: mai piu senza
cosa uno
Questa cosa che ho perso la borsa invece di andare all’inaugurazione della mostra per cui ho sacrificato sonno, bile e dignità mi ha destabilizzato parecchio. Non solo per la questura e i soldi, non solo per la borsa – bellissima – che era della mia nonna, ma perché essere da sola senza telefono, né chiavi di casa, né soldi, mi ha spaventato. Perché basta così poco, perché ognuno è solo sul cuor della terra e perché l’unico stracazzo di numero che so a memoria è quello di una testa di minchia che non mi rivolge la parola da tre anni.
Sì, c’era anche l’ipod, il golfino da femmina, la chiavetta laCie e i burri di cacao speciali e altre amenità dal resto del mondo, che ho scoperto via via, mentre litigavo con quelli delle poste e della asl e dell’ordine degli architetti eccetera. Giorni di molti litigi e fatica, e comunque il fatto che ci sia in giro qualcuno che sa che quante volte ho sentito ‘tuseilunicadonnaperme’, che ha letto il mio estratto conto di febbraio e che sa che sms conservo, mi fa guardare
l’umanità prospiciente con odio e sospetto.
(Niente di nuovo quindi)

cosa due
Sto leggendo il libro di sorrentino (faccio un po’ fatica, è scritto convulso, se proprio devo) e c’è una parte in cui parla dell’adolescenza-nostalgia che mi ha fatto fare una pensata della categoria 'alta filosofia, perbacco'.
Quando si parla dell’adolescenza si sta sempre a dire come sia tutto nuovo emozionante violento e virulento e poi il resto della vita invece solo piattume tristezza e noia, di solito. Bon, questo è vero, però nello speciale caso delle persone dotate di grande permeabilità agli eventi e ai sentimenti, l’adolescenza è una fatica micidiale e invece con il procedere della vita ci si fa quel minimo di pelle che consente di respirare senza massacrarsi ogni volta. Ora, se queste – ipotetiche – persone uniscono alla spiccata sensibilità un marcato tratto bipolare e riescono a sopravvivere all’adolescenza, arrivano ai secondi diciottanni anni che sono appena appena fuori dalla soglia emozionale che ti fa smettere di rischiare il suicidio un giorno sì e l’altro pure.
E la vita è meglio, punto.

cosa tre
Hanno attaccato sotto casa il cartello per benedizione pasquale, che secondo loro, poveri ingenui, doveva cadere alle 16.30. Ora, chiunque abbia mai interagito con i miei genitori sa che l’unica ora off-limits, in cui si può scommettere seriamente sul vaffanculo è dalle tre alle cinque, ora del sonnellino pomeridiano. Quindi la mamma ha cominciato ad agitarsi tre giorni prima e ha fatto la bella pensata di attaccare un controcartello per far lasciare ogni speranza a voi che suonate. La prima stesura era ‘non suonate, siamo atei.’ poi però la cosa le sembrava scortese e allora ha ripiegato su ‘non suonate, non siamo interessati’. Io ho cercato di indagare su perché essere atei sia maleducato, e in ogni caso più cafone che trattare un ministro del culto come un venditore del club del libro, ma la mamma è andata nel panico e ha detto che ci deve pensare.
Inutile aggiungere che, ovviamente, il prete ha suonato.

cosa quattro
Sono molto ostile al film di moretti, senza motivo: ho i pregiudizi.
Un’altra cosa su cui ho i pregiudizi è giggidalessio. Questo cantante giggi è molto amato dal mio vicino di casa, specie la mattina presto e allora io, vicino di casa, te lo dico: sono prevenuta e noi non faremo mai mai amicizia.

cosa cinque
Oggi ho fotografato un piccione con una gamba sola che si era poggiato sul balcone e non ha fatto né ai né bai quando mi sono seduta vicino a lui. A me i piccioni fanno simpatia perché tutti li schifano e se gli chiedi perché li schifano dicono perché sono sporchi e cagano, come se se il resto degli uccelli carini fosse diverso. Io quelli su quelli che schifano i piccioni ci scatarro su.
(ciao, piccione, secondo me eri carino)



ma io la vedo molto bene a farne un altro di mestiere, uno tipo il mio
2 aprile 2011, 00:34
Filed under: bll bb bll parlaci di lei
In questo periodo a studio – aka la compagnia dell’ansia – ci sono da allestire due mostre contemporaneamente e andrea me ne ha affidata mezza. Ovviamente non è che io stia facendo carriera o qualcosa di altrettanto figo, è solo che le mostre sono due e lui è uno, almeno finché la ruga tra le sopracciglia non gli sbucherà dalla nuca rendendolo bino. (word conosce la parola bino. La cultura di questo programma mi stupisce quasi più della mia ignoranza.)

Cantiere=sveglie efferate e stanchezza fisica e mentale così assoluta che mi tocca stare lontana dal computer per anche ventiquattrore di fila e allora vi dico una cosa alla quale voi non credete mai: c’è vita fuori dal mondo dell’internet! Tipo: persone! Con gli occhi! Che parlano! Che fanno le emoticons vere!
Ora, siccome il cantiere è a villa adriana, bisogna chiedere in prestito la macchina della mamma ed è tutto un gran casino perché la mia mamma va ai i corsi di coro polifonico ateo, di ballo ottocentesco a squadre e svariate altre diavolerie (questo preoccupante bisogno di socialità mi fa chiaramente capire che sono stata adottata) e quindi o torno in tempo per il corso di miniature con i piedi o mi fa sentire una persona orribile.
Così di questi tempi noi si prega molto perché l’A24 sia sgombra, visto che andare via dal cantiere prima delle sei vuol dire fare male il mio lavoro e quindi essere in ogni caso una persona orribile e insomma, ci siamo capiti, ci siamo intesi.

Il cantiere delle mostre è faticosissimo perché devo stare tutto il giorno in piedi a trottare dal un capo all’altro della villona –bella, sì bella, beata me, come no- ma soprattutto perché devo parlare con un casino di gente tipo il responsabile della sicurezza, la ditta, i trasportatori, i grafici, gli accompagnatori e molti mica sono miei amici e allora mi scusi ma si figuri ci mancherebbe e cose così.
Poi vogliono tutto contemporaneamente e io ho sempre la mia credibilità da pony express per cui, anche se l’altro giorno c’è stato il simpaticissimo momento di ‘lei è l’architetto… l’architetto claudia’ oggi ho rimediato due ‘dottoressa’ e un ‘signorina’.
Ho fatto un po’ amicizia con gli operai che sono dei ragazzoni simpaticoni che hanno le tasche piene di avvitatori rondelle e livelle, anche se probabilmente pensano che io sia la figlia del bidello in vacanza.
Comunque.
Stasera, dopo aver affrontato la stazione ad elevata automatizzazione (dove si infilano i soldi e poi ti dà il resto! mica quella con bancomat, che è facile! oh, questa è difficile) pensavo che sto diventando come andrea, ché tutti dicono ehh, abbiamo solo venti pezzi, oggi finiamo, e invece dico mah insomma (ora, giusto per la cronaca: quella che noi tutti amiamo definire la solita pessimista di merda, ci aveva ragione, gne gne gne) ché faccio rispostare le robe per mezzo centimetro, ché faccio la faccia sconsolata e concentrata insieme, ché non me ne vado finché non è rimasto nessuno.
Insomma, sto qui che mi tocco lo spazio tra le sopracciglia in attesa di mutazioni genetiche per traslazione.