ma anche no


the older you get, the more one likes indecency
26 aprile 2010, 12:27
Filed under: bll bb bll parlaci di lei
Vabbè insomma, come ho scritto ai quattro venti, le mie foto dei Fori sono andate su repubblica ma soprattutto sul corriere della sera con tanto di nome e cognome.
Non dico che non mi sia comprata di corsa/of course i giornali in questione e che non li abbia portati ai partents con un certo orgoglio, però, come dire: se ti chiedono delle foto per una cartella stampa, eh,  sai, poi sui giornali si presume che finiscano.
E comunque, detto tra noi, non è che proprio sui giornali finisca solo la crème de la crème delle foto.

Fatta questa doverosa premessa, stamattina mi chiama mia madre:
-senti, ma… quel giornale… cioè il corriere…
-?
-…pensi di tenerlo?
-beh, sì, dai.
-no, ecco, allora… io mi chiedevo…
-?
-…se magari ne puoi fare una fotocopia…
-addirittura? Che ci facciamo con due copie?
-eh… così…magari una me la posso portare in giro e farla vedere…
-…

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april come she will
17 aprile 2010, 13:23
Filed under: mai piu senza
Punto uno. Eppi femili no no no. E, gabri caro, te lo dice una che oltre a the big classics, ha trovato bellissimo Denti, buono Nirvana e alla seconda visione forse anche di Amnèsia qualcosa si poteva salvare; una che ti trova un uomo da whislist a priori e agli uomini da whislist, si sa, si perdona un po’ tutto. Ma questo film, fatti servire, è una vera e propria cagata, banale e superficiale in maniera indegna. E non dico indegna di chi ha girato Mediterraneo, che lo capisco che uno mica può fare sempre Mediterraneo, ci mancherebbe, ma dico indegna da fiction della rai, ché, fattene una ragione: non basta che Superdieghito sia da dieci e lode per salvare un film.
Poi vabbè, ammetto che ci metto una mia idiosincrasia personale per il protagonista, che è un uomo che mi dà sui nervi all’infinito, e la cosa grave è che non saprei nemmeno spiegare perché, sarà l’occhio all’ingiù? È quel modo di dire le cose con l’espressione in attesa della risata, credo,  ma insomma: no.
Poi tutti dicevano ah sì però una milano bellissima, inusuale, incredibile. Bè io ho visto solo dei barboni e dei netturbini, però in bianco e nero-molto contrasto e allora, ahh guarda. Sinceramente m’è sembrata sempre la stessa brutta milano.
Però una cosa bella di questo film la posso dire: mi ha fatto riascoltare le canzoncine di sound of silence che non sentivo da svariati millenni, ma questo ora ve l'ho detto io e quindi potete anche andare solo a aprire itunes.
Nel complesso, comunque, voto cinque.
(meno meno)

Punto due. L’altro giorno ero a comprare le scarpe per correre (che sì, costavano trenta euro ma mi vanno strette, mi sa. Ci ho messo i tubetti di sciampo dell’albergo e vediamo che succede. Nota per il futuro: non è che se costano trenta euro va bene lo stesso comprarle di tutti i numeri dell’arcobaleno) e quello dietro di me ha chiesto alla signorina commessa: “ma queste scarpe sono unisexi?”
Eh. Forse intendeva sono sexi sia per i maschi che per le femmine.

Punto tre. Grandi incontri fotografici, del calibro di pa0aC0rte||e$i, la quaglia, sì, tirate pure un sospiro di sollievo, è davvero simpatica timida e impacciata come la immaginate.
Poi c’era tal Luc@rgenter0, uno che passa per un figo ma che se la tira decisamente più del necessario e passa il tempo ad aggiustarsi le puntine all’insù dei capelli. Ma comunque, a parte tutto, un uomo che davanti a un catering da banchetto nuziale mangia bresaola e zucchine lesse, a chi mai può fare sangue? Mi è rimasta appesa la mascella piena di farfalle al tartufo, mentre sensi di colpa infernali si impossessavano del mio pomeriggio.
Bon, alla luce di tutto questo, mi sono invece innamorata del personaggio #3, tale livornese con gli occhi azzurri, che si è scoperto faceva Cristiano–ci-sto-tanto-male in la prima cosa bella, che ai più è conosciuto come uno dei doppiatori del nidodelcuculo ma a me era assolutamente sconosciuto. Primo secondo e torta, per lui: vai così. È sposato con claudia, quindi è un attimo attimo, no?
Poi nuovi intrecci di obiettivi e considerazioni morali sugli uomini tra me e the only magic principe: stiamo lavorando per voi.
En fin, dopo un cambio di obiettivo particolarmente efficace (sì, sono veramente veramente indispensabile, io) the photgrapher mi ha dato un bacio sui capelli unti e ha detto “quanto sei brava, quando diventi grande ti sposo” che io direi passa di diritto come il miglior complimento della stagione 2010.

Punto quattro. Piccolo spazio pubblicità per femminissime e uomini atipici, di quelle scoperte che quando le fai di venerdì pomeriggio con il sole sembra quasi che dio esista: il b0dysh0p di via del corso tra una settimana chiude ed è tutto tutto ma proprio tutto non so se ho detto tutto a metà prezzo.
E ora dite ancora che sono la solita stronza egoista, ah.

Punto cinque. Lavoro meglio, e se dio vuole un po’ meno, quindi direi che ora viene il momento di occuparsi delle fotografie e delle modelle de noantri, quindi anche voi simpatici lettori ma soprattutto vanitose lettrici, se volete farvi fotografare dalla famosissima laclauz, è il vostro momento, a meno che non siate troppo bellizzime che sennò mi vengono gli attacchi di bile e lo spruzzo verde come sfondo è difficile.



april is the cruellest month
8 aprile 2010, 11:33
Filed under: mai piu senza
C’è chi dice che e i veri depressi vengono fuori solo a primavera, tipo mia mamma che è come morticiadams che se sente gli uccellini la mattina le vengono gli attacchi di bile.
Io invece no, sono un’ordinarissima meteoropatica persona -che non conosce la corretta dizione della parola meteoropatica ma per fortuna c’è il correttore di word- e quindi a primavera mi sembra tutto mejo e mi sembra di avere ancora delle aspettative di vita che non siano deteriorami, disintegrami e olè.
Riguardo a questa cosa qui della decomposizione, c’è un pensiero che non riesco a scollarmi di dosso da un po’, specie ora che intorno è tutto un emocromo, roba gastrointestinale, pressione alta, reflusso, cardioversione eccetera.
(non riesco a non pensare a mia mamma che capiterà qui cercando due tre di queste parole su google, ché da poco ha scoperto google e sta tutto il giorno a trafficare tra le ricette e le patologie: ciao mamma, a volte google non funziona bene)

Dicevo: decomposizione.
S’è detto che non vogliamo dare libero sfogo alla moltiplicazione dei geni, giusto?
Giusto, e sono ancora d’accordo, specie finché non inventano un metodo alternativo a quella primitiva pratica di ingrassare un verme solitario nella mia pancia e farlo uscire quando è delle dimensioni di un televisore, perché, ditemi quello che vi pare, non è un bagno di salute.
Allora ti dicono “ma è la natura!” sìsì, come no, la stessa natura che farebbe tirare le cuoia a trent’anni e nascere con tre teste e bè, direi che se siamo arrivati alla quinta generazione di ipod, in barba alla natura, io pretendo che la cosa che esce dalla mia pancia sia di dimensione uguale o minore di quella che entra (niente battuta simpatia, perdio)
Dico, ma se vi dicessero fatevi adesso uscire il fegato da una narice poi mettiamo dieci punti e tranquilli, funziona così, ma dico, a voi vi sembrerebbe normale? (l’ho già scritta questa cosa, lo so, ma mi sembra un’argomentazione tuttora validissima)
Secondo me nessuno ci sta lavorando perché siamo in una fottuta società maschilista e siccome un uomo tutta la fatica che deve fare per avere un figlio è mettersi delle buste di plastica sui piedi e dire “spingi!” come gli hanno insegnato nelle sitcom, va tutto benissimo così.
E invece no! Non va bene così, fa schifo così e quando dico schifo, intendo proprio schifo non metaforicamente parlando.
Io dico: partorisci un embrione, lo metti in un vaso di vetro pieno di plancton in mezzo al salotto, lo segui nelle sue trasfigurazioni quotidiane, finché non scatta il timer: drin drin e lo tiri fuori, pronto. Ma vuoi mettere? Occhei, è difficile trovare la collocazione giusta per il vaso, ché in soggiorno sembri esibizionista e in bagno potrebbe venir su con dei complessi, però, dai, come problema mi sembra comunque mejo di un’episiotomia.
Per non parlare poi del fatto che è considerato giusto e sano diventare una balena incontinente e con spiccata propensione per nausea, emorroidi, carie e cellulite, come no, tanto normale che devi produrre una caterva di ormoni dopanti per rimuovere il tutto e non te ne accorgi finché non caghi fuori l’attrezzo e quando te ne accorgi non puoi nemmeno dormire in pace perché diventi una specie di vacca da latte senza una vita, vita che potrai riprenderti dopo vent’anni ma di questi tempi anche trenta: giusto in tempo per stirare le zampe.
No bello, veramente, non vedo l’ora.
Ecco, quindi io ora come ora mi sento un po’ piena di livore verso la specie umana e i suoi, ehm, come dire, limiti.

Però è un po’ che penso quel pensiero che dicevo.
E cioè: hai deciso che diventerai una gattara acida, occhei, andata, però questo pensiero va bene finché sei giovane abbastanza da vedere il tuo futuro come una cosa in via di sviluppo, quando ti accorgi che ormai crescere vuol dire solo invecchiare e aspettare la morte, ecco, allora io capisco che uno si fa prendere dall’angoscia e fa dei figli. Per avere dei pensieri che non riguardino solo gente che invecchia e si ammala, nell’attesa di essere tu ad ammalarti, per rientrare con tutte le scarpe nel trip dei giocattoli e delle felpe alla moda, per aver voglia che i giorni passino e non averne solo paura.
Come se tutto questo non bastasse, bisogna pure trovare uno a modo con cui farli, ‘sti figli.
Che poi, secondo voi, se mai dovessi trovare uno a modo, ma che ci ho voglia di incasinarmi in questa tortura dei figli?

Comunque, dicevamo che a primavera mi viene l’ottimismo, sì.