ma anche no


niente, dicevo.
28 gennaio 2009, 23:25
Filed under: mai piu senza
01. Probabilmente ho l’afta epizòotica e amico dentista non me lo vuole dire perché poi farei la lagna. (saggio)
02. Ho dei problemi con la gestione delle emozioni e delle calorie, a volte correlati.
03. Ho due gatti bellissimi, permalosi e bellissimi.
04. Mia madre sa un po’ suonare il piano, io no.
05. È un po’ che penso che non era vero niente, non sono capace. Come si fa a uscire dal trip?
06. Le cosce magre mi fanno perdere il lume della ragione.
07. I panzerotti di luini sono buoni ma secondo me mi hanno fatto venire l’afta epizoòtica.
08. Che fai? Sei felice? Ti sei messo il cuore in pace? Io dei giorni credo di no.
09. Ogni quanti giorni è etico e socialmente accettabile non lavarsi i capelli?
10. Non so scrivere la parola meteoropatia. Sbaglio sempre, anche se ci faccio attenzione.
11. I concorsi di foto di repubblica mi fanno innervosire. Molte cose mi fanno innervosire, comunque.
12. Sono preoccupata per tutti quegli esami che le devono fare.
13. La settimana scorsa mi ha scritto uno che voleva farsi fotografare nudo.
14. Domani vedo gab e poi sarà venerdì.
15. Fine.

nota. questo è uno di quei post pregni di intima saggezza emotiva che non coglierete, ah, voi tapini.



meet me in the bathroom (II)
22 gennaio 2009, 18:10
Filed under: mai piu senza

Stanotte ho fatto un sogno fastidioso.
Dovevo fare una pipì mostruosa e me ne andavo dietro una collina seguendo le indicazioni per i bagni.
Sennonché lungo la mia strada incontravo uno, che grazie a google posso identificare come PaoloBrigug|ia, che cercava di broccolarmi con fare molto goffo.

Parentesi su PaoloBrigug|ia: era l’amico ricco della sorella di Mast(r!)andrea in quel film in cui M. faceva il chitarrista sfigato e diceva ai genitori [attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER)] che la sorella era lesbica ma poi non era vero niente. Poi c’erano anche delle ciliege sciroppate, mi pare. Insomma, per farvela breve, questo paolino secondo me ci ha una faccia fessa ma anche fissa che mezza basta, lo trovai parecchio indisponente, a suo tempo, cioè tipo un anno fa al cinema.
Ebbene, stanotte paolino mi ha punito venendomi a disturbare la minzione.
Infatti in questo sogno a me venivano in mente due cose: cosa uno senti carino, chiunque tu sia io in questo momento ho un solo e unico obiettivo, cosa due tu ci hai una faccia indisponente e io ho voglia, una volta esaudita la mia missione-minzione, di darti due scapaccioni.
Però ero troppo tormentata dalla capienza extra per concentrarmi sulla conversazione, quindi continuavo la mia marcia sostenuta verso il presunto bagno ignorando, poco educatamente, ne convengo, paolino al seguito, che però bisogna anche dire che mi parlava di cose molto noiose successe a qualcuno molto brutto molti milioni di anni fa. Finché arrivavo a questa schiera di presunti bagni, che però era una stecca di vetro tipo le cabine telefoniche urende tutte storte che ci sono a Roma e che le ha disegnate sempre un’amica di qualcuno, con dentro degli ape. Gli ape, quei cosi a motore con tre ruote. Ora io dicevo ma porca di quella zozza, come faccio a pisciare in un ape? E questo ci fa capire che è un sogno perché invece io di solito sono molto disinibita quando si tratta di mingere: il bisognino fa trottar la vecchia (fonte: la mamma).
Allora presa dal massimo dello sconforto, sempre con paolino a tutta callara al seguito, finivo nella stanza molto rosa e fiorata di uno, dove trovavo un lavandino e un bidet. Allora dicevo, vabbè dai, secondo me qui va bene, solo che poi mi accorgevo che questi sanitari erano staccati dal pavimento, tipo soprammobili. A quel punto ero veramente esaurita e stavo per prendermela con il povero paolino, che va detto comunque non aveva molto a cuore la mia situazione di incontinenza, quando mi sono svegliata e mi sono infilata a occhi chiusi nel cesso celeste di casa mia e poi sono tornata a dormire chiedendomi: signore, perché perché perché PaoloBrigug|ia?


storie di un certo peso
13 gennaio 2009, 19:37
Filed under: bll bb bll parlaci di lei
A me il negozio etic è sempre stato un po’ sul culo perché di solito ha dei vestiti marroni di forme assurde e delle commesse magre con la faccia di chi ha appena ingoiato un limone, ma soprattutto nelle foto delle pubblicità ci sono solo dodicenni anoressiche con espressione ‘dolore, molto dolore, molto più dolore’.
Il che non mi sembra molto etico, tra l’altro.
Ad ogni modo, ce ne è uno proprio sotto studio e mi sembrava che avesse dei pantaloni carini, dunque per farvela breve, mi provo questi pantaloni. (marroni, ça va sans dire)
Faccio capoccella da una porta di metallo che mi si chiude alle spalle con la stessa grazia della serranda di un garage: non avevo notato che l’unico specchio unico è nel centro del negozio e non solo è davanti a un folto pubblico di astanti con la piega fatta di fresco, ma è inclinato.
Ora se c’è una cosa da aggiungere alle mille che mi stanno sul culo, sono gli specchi inclinati.
Perché io, forte del mio ventitré a geometria descrittiva, so di quale lacrime e di quale sangue grondino le leggi che regolano la prospettiva a quadro obliquo e quindi quell’immagine truffaldina la considero un affronto personale a chi non mangia un kinderpinguì da diciassette giorni.
Quindi mi sono innervosita. (a dire il vero un poco ero innervosita anche perché questi pantaloni sono di pseudolana e quindi pizzicano e io vorrei sapere secondo loro signorine di etic con i ginz negli stivali cosa bisogna fare con questo problema che i vostri pantaloni pizzicano, magari in un secondo momento, ma mi piacerebbe saperlo)
Comunque: io non posso dire come mi stavano questi pantaloni perché ho visto solo l’immagine mistificata dello specchio piaggiatore, però tutte le signorine urlettano in vivace coro a più voci ‘ohoho, perfetti!!’, come gli hanno insegnato a fare a quel corso per diventare commesse coi ginz negli stivali. Allora io sono un poco ma anche molto in imbarazzo e farfuglio una cosa tipo che quando dimagrisco un po’ magari ne riparliamo. Ora, è evidente a tutti che io mi riferivo a quei simpatici rotolini a forma di pandoro farcito di torrone (e kinderpinguì) che si formano in un determinato periodo dell’anno, ma invece, chiaramente, una delle commesse era a studiare schopenhauer durante la lezione cruciale del corso per diventare commesse coi ginz negli stivali e tutta allegra mi dice (ricordiamo: in mezzo al pubblico piazzato a raggiera intorno a ‘sto cazzo de specchio)
– ma quanti chili?
– ma… un paio… (qualcuno sta diventando molto rosso. Aiuto)
– ahhh! Io pensavo dieci!
Dieci.
Ora io dico, cara la mia commessa coi ginz negli stivali, che forse quelle tecniche dell’ohoho non danno risultati garantiti, ma ti assicuro che questa tua nuova strada è molto molto poco promettente.
Ovviamente torno nel garage mentre la posizione di etic sul mio culo è in rapida crescita, ma anche quella del mio culo negli etic pantaloni.
Però poi mi sono depressa e sono finita su un sito terribile che dice che la normalità effettivamente si trova quattro chili sotto di me, ma non sotto la me natalizia, sotto quella de sempre (è questo, andate e deprimetevi tutti. Se dovesse venire fuori che siete perfettamente normopeso o insidiosamente sottopeso, potete anche evitare di venircelo a raccontare, grazie) e ho raccontato mugugnante la piccola storia ignobile a collega, che, ecco, è il tipo che non te la manda a dire, allora lei ha messo su la faccia del vendicatore, ma anche da mio personal tutor e ha detto: ‘Mi auguro che non ci entrerai mai più, lì’.
Allora io ho pensato che io le voglio bene a collega, veramente, ma soprattutto, che qualunque sia il motivo della mia depressione io non devo mai mai mai andare a cercare una soluzione su internet.


nothing changes on new year’s day
1 gennaio 2009, 14:32
Filed under: puttanate intimiste

Il problema, poi problema, è che non sono capace di andare fino in fondo.  Che sì, sono una persona orribile blablabla, ma non so dare la stoccata finale, quella che mi consacrerebbe ai miei occhi come i personaggi assoluti e conclusi, quelli che tanto mi stanno sul culo da film americani. Che vorrei ma non posso, che alla fine, al momento di stoccare, nascondo tutto sotto un tappeto democristiano, e allora la mia arringa accascia tutta come un soufflé fuori dal forno, improvvisamente.
E magari l’ho costruita per mesi, a volte per anni, e magari so ancora che è la cosa da fare e già nascondo le mani dietro la schiena prontissima a ritrattare. E tutte le volte mi chiedo che senso abbia arrivare fino a questo punto se poi ti tiri indietro al momento di stoccare. Mai una cosa fatta bene, questo penso. È sempre tutta una ridda di ripensamenti, indecisioni, sensi di colpa, orgoglio troppo ferito o da non ferire troppo, è un pasticcio, non sono mai né di qua né di là, mi invade uno stracazzo di sentimentalismo o ansia d’abbandono, sa il cazzo, il fatto è che non sono capace di essere coerente.
Prepariamoci a un anno fitto fitto di intimismo de ‘sta cippa, prepariamoci.