ma anche no


relish today, ketchup tomorrow
30 dicembre 2008, 03:43
Filed under: puttanate intimiste
L’altro giorno ero con amico C e stavamo andando via quando amico C ha detto io voglio un hotdog di ikea, tu che vuoi? Io ho detto ‘niente, mpf’.
Dunque amico C ha preso due hotdog, poi ci ha messo con molta cura il ketchup e poi con molta cura la senape, quelle a spruzzo, poi si è messo a un tavolo e io sono andata a fargli compagnia. Amico C mangia l’hotdog e mi parla della efficienza dei servizi selfservice di ikea, io faccio la vaga mi mangio l’altro hotdog. Allora amico C parla del suo rapporto con l’aranciata e non dice niente sul fatto che io mi mangi l’altro hotdog non perché amico C sia molto educato (non lo è, fidateve) ma perché era così che sapeva che sarebbe andata.
Allora io, sarà probabilmente perché avevo accumulato ciccio che voleva regalarmi il pigiama muji che io volevo tanto e lei non lo sapeva, e quell’altro con la sua collana che mi ha fatto pensare a te perché forse ce l’hai già e invece no non ce l’avevo già, e ancora più probabilmente per gli ormoni configurati in assetto mestruale, ma ho pensato che i miei amici sono molto molto pochi ma davvero molto molto speciali.
Comunque, flickr è rotto.



ma il materasso è il massimo che c’è
21 dicembre 2008, 19:07
Filed under: mai piu senza
La mia domenica mattina preferita è a leggere sotto le pezze, se poi le pezze sono un piumino dentro il copripiumino, il materasso è di gommapiuma con le doghe sotto, (speciosa sì, speciosa, cazzo) facciamo pure che la mattina diventa anche pomeriggio e sera.
Specie oggi, che fa un freddo becco, che la gente sgomita forsennatamente prima nel traffico dell’isteria natalizia, poi alla cassa con le commesse esaurite (categoria a cui va assolutamente tutto il mio sostegno e comprensione), poi al banco pacchetti gestito da un povero cristo assunto per due settimane di inferno, che sogna solo di impiccare tutti con il nastrino d’oro (su cui poi compulsivamente farà i ricciolini) e suddetta gente poi se va in giro carica come un bue con i sacchetti che segano i palmi e un odio furibondo alimentato da un ossessivo “ma non c’era la crisi”, ecco, oggi, io a stare sotto il piumino con una stecca di liquerizia in bocca e un gatto sui piedi provo una gratificazione senza pari.
Quindi ho finito la versione di barney, dopo tipo cinque mesi. Cosa dire di lei.
Le prime cento pagine, che straripano di racconti raccontini raccontucci che vogliono essere per forza sopra le righe e divertenti, con tutti quei nomi pieni di h e z, mi sono risultate davvero davvero indigeste, soprattutto tenere il filo mi era praticamente impossibile e non riconoscevo un nome dall’altro.
Su queste cento pagine ho passato cinque mesi, le altre trecento e rotti le ho finite in un pomeriggio.
Ora, magari era tutto fatto apposta perché lui ci ha l’alz@imer e voleva essere una roba sconnessa piena di mestoli e sette nani, però secondo me troppo sconnessa.
Dalla morte della prima moglie in poi, [attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER)] invece, i personaggi smettono di essere aneddoti e prendono forma, la storia segue un po’ più di filo e c’è la costruzione di un ammore che non ripaga del dolore e allora ci ho sguazzato contenta fino a sera.
Mi sono molto molto identificata con la moglie molto grassa che fa dei monologhi stucco di sei pagine, cazzarola.
Nel complesso quindi ci aveva ragione l’amica canto: abbi coraggio e supera l’inizio che poi migliora.
Il problema è che di solito io preferisco sempre l’inizio, specie al cinema, quando i personaggi vengono presentati, io imparo da che lato del letto dormono e dove strizzano il dentifricio e mi faccio una mia idea. Poi invece viene raffazzonato tutto per creare una storia, un prosieguo, una fine plausibile che di solito è implausibile e i personaggi piegano su dei binari forzati/finti che non seguo più. Allora pensavo che se ho tutti questi problemi con il grottesco assurdo magico eccetera è perché a me non interessa la storia originale, ma il punto di vista originale sulla storia banale. Ecco.
Mi sembra una bella pensata, no?
Poi mi hanno incastrato per fare il regalo a gianni, che è l’istruttore della palestra sudaticcio che vuole sempre abbracciare tutti, in modo veramente bieco. Cioè, bieco. In modo che sono venute a dirmi, miti miti, leste leste, prima una cinquantina e dopo dieci minuti un’altra, “noi facciamo il regalo di natale a gianni, vuoi partecipare?” Allora niente, memore della storia di Howard, ho detto eh sì dai fighissimo e loro mi hanno chiesto “ah, ok, com’è che ti chiami? Sai, per il biglietto.” Ora, io  come mi chiamo l’ho detto, ma secondo me se non scrivono ‘seconda fila, muta, grassottella, vagamente scoordinata’, gianni non capirà mai chi sono.
Comunque domani vado a fare delle foto per francesca e poi vado in vacanza fino all’anno prossimo, quindi avrò tempo e luogo per fare le riflessioni di spessore che tutti sapete.
Ciao.


summer of '69
16 dicembre 2008, 17:26
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Il kinder bueno normale batte kinder bueno bianco di molte lunghezze, credete ammè, anche se vi piace il cioccolato bianco, invece il cote d’or alla menta costa un rene ma lo vale: senza parole. È vero anche che io andavo matta pure per il cornetto algida alla menta, quando a dublino correva l’anno 1993 e io andavo in giro con delle camicie a quadri di mio padre, a fare scritte sulla casa di bonovox. Gran figo, bonovox, comunque. Basso, ma figo. Secondo me il mondo si divide in quelli che gli fa schifo la voce di bonovox e quelli che la trovano inarrivabile, ma anche in quelli che mangiano i cracker senza sale e quelli che li trovano ributtanti.
In molte categorie si divide, il mondo, comunque.

Io ero molto felice, nell’anno 1993, in irlanda. È un momento in cui ritornerei molto volentieri, camicione a quadri incluso. Forse era la prima volta che facevo un sacco di cose, tipo prendere l’aereo, andare così lontano da sola o forse tutta della gente nuova di zecca, ma soprattutto era io e ciccio che la sera tornavamo a casa e ci rovesciavamo dal ridere.
Quella sensazione continua di dopo festa, perché il vero momento figo è tornare a casa e tirare le somme della serata. E quel momento era tutte le sere, perché tutte le sere era successo qualcosa di incredibile, quando si tornava nella allegra casetta di mrs. Gillian facendo finta di capire le segretissime conversazioni sulla droga della figlia pseudo alcolizzata e gli esiti delle interviews lavorative del fratello secchione.
Ora non mi sembra di essermi fatta le storie con nessuno (oddio. E se invece sì e non me lo ricordo? sarebbe orribile) prima di tutto perché io ho passato quattro anni innamorata dello stesso coglione che non mi ha mai cagato di striscio, e questo era uno dei quattro anni, ma secondo e soprattutto perché non ci stava, era bello così, era bello che fosse tutto in potenza, sempre, ogni giorno. Erano belli i giorni, tutti, anche con la pioggia, anche con le patate fritte, anche con le clarks che scivolavano.
Credo sia stata la mia vacanza più bella, o almeno quella di cui ho il ricordo più bello, perché poi io tre quattro volte capace che avrò pure pianto
[but Rachel always cries! (qualcuno ha ricominciato il giro. ehm. Poi un giorno parliamo pure di questa cosa che per me il piacere maggiore è reiterare il piacere, più o meno all’infinito. Ma anche no.] e sicuramente io e ciccio avremmo litigato perlomeno centoventuno volte. Il ciccio, non si direbbe, ma è un tipo litigioso, eh.
Comunque ciccio non ci veniva a fare le scritte da bonovox, ci tengo a precisare. Ci andavo con una tipa di perugia, la francesca, una ragazzetta bellissima che aveva dei pregevoli maglioni a costine e che mi scriveva le canzoni di guccini sul diario. Poi io ero al corso penultimo livello, cioè quasi bravi, ciccio invece era in una classe dove insegnavano a leggere l’orologio e questo ci faceva parecchio ridere perché ciccio è famosa nel mondo per i suoi risultati scolastici ineccepibili. La francesca era al livello super fighi, chiaramente. Io mi sa che mi ero un po’ innamorata della francesca, ora che ci penso bene. Chissà che fa. (no, niente feisbuc, niente di niente, ciao francesca)

Ho divagato? Ho divagato, un poco, credo, visto che volevo parlare della cioccolata.
Sì insomma, questa cosa che ho letto che fanno i massaggi alla coccolata, che ti ricoprono come un togo e poi sciaff, che immagino che non sia incluso qualcuno che ti lecca. Allora io dico, ma porcaccia di quella miseria: ci frullate gli zebedei che la cioccolata no mai,
che la cioccolata è veleno, che cioccolata=celluite e poi mi consigliate un bel tuffo nella cioccolata? Ma che gente siete? Della gente che non gli piace bonovox ma i crackers senza sale sì, siete, ve lo dico io.



tranquilli, poi passa
1 dicembre 2008, 15:37
Filed under: mai piu senza

Io oggi sono molto felice, ed è un evento, ed è un portento, è lunedì e vai così.
Sono molto felice per una serie di cause ovviamente assolutamente contingenti, alcune molto rilevanti, altre solo molto piacevoli, insomma, mo non ci stiamo a penzà troppo sennò sicuro viene fuori che sotto sotto tanto bene non va.
Ma invece sì, sì.
È dicembre e a me dicembre piace, è vero che c’è quel problemino di capodanno, ma poi passa subito.
Il mio flash è in assistenza, ma forse non se ne fa più niente se scoprono che non è della marca giusta. Come la marca giusta? Sì perché alle volte ci sono degli imbucati che sì, sono di questa marca, ma non sono proprio proprio di questa fornitura, allora subito fuori di gran carriera. Non si finisce mai d’imparare, ohibò. Intanto va a Torino e, mentre scelgo se invidiarlo o compatirlo, lo aspetto con trepidazione.
Trepida, trepida, chissenefrega.
Ho un vestito nuovo, blu. Bellissimo, fidatevi. Bellissima, fidatevi.
A volte basta una piastra per i capelli a piegare un riccio, non so se mi spiego, cioè so che non mi spiego ma non importa, va bene così.
Allora questo giro butto giù le carte, tengo la schiena retta e la rotta dritta, ci ho le pistole caricate a salve, alzo il bavero e correggo il caffè, ci ho i muscoli di plastica e di metano, gli occhi di bosco e il profilo francese, quello che non ho è quel che non mi manca e il resto è mancia.