ma anche no


wet sand
27 agosto 2008, 14:16
Filed under: puttanate intimiste
I gatti si torcono convulsamente per leccarsi il frontiline fresco, sono al culmine della nevrosi alimentare e guardano il posto del cane con aria interrogativa.
Io mah, un po’ frittomisto.
Delle volte penso quella cosa che vivevo a Barcellona, io, e mi sembra che non sia mai successo, a parte per far ridere gli amici nelle serate con la birra portoghese.‘Tutte quelle cose che dovevo risolvere della mia vita mica le ho risolte, pure se fanno capoccella con meno insistenza, ultimamente, e questo forse è anche un male, chissà’ (questa è una laclauz che cita laclauz, okkio alla metapippa incoming)
E’ che non so rassegnarmi, credo.
E’ come camminare con la sabbia nei calzini, che non riesco a non pensare che ora vado avanti un po’ e poi la levo ahh, bello.
Poi però la sabbia si appiccica sempre di più, ci fo il callo ma ogni tanto penso, eh, ma quella sabbia lì?
Ah boh, magari poi si leva, un giorno.
Sto bene, eh, non ti sbagliare.
E’ che proprio quando sto bene vorrei rimediare a tutto e subito.<
E allora improvvisamente mi ricordo che ci ho la sabbia nelle scarpe, io.
E quindi boh, un po’ sì, un po’ così.


paris je t’aime
14 agosto 2008, 12:04
Filed under: bll bb bll parlaci di lei
Circa dieci anni fa venni nella capitale dell’ammore a settembre con la valigia piena di gonnelline e scarpe frufru e scesa dall’aereo di corsa a fornirmi di maglione di lana al mercato dell’usato, bestemmiando. Ma ora è agosto, via: io un sette otto canottiere me le porto. Va da sé che diluvia e fa un freddo che pare dicembre. Che non sarebbe neanche brutto perché si può camminare senza sudare come cammelli solo che mi sento un filo giusto un filo scema. Specie perché il mercato dell’usato non l’ho più trovato.
Dunque io che sono una roccia – oh yeah – a causa di questa bislacca meteorologia estiva (ma soprattutto dell’assenza del mercato) ci ho un raffreddore da manuale. Allora io ultimamente mi sono fissata che il propoli curi il mal di gola guarda che come lui nessuno mai, dio sa perché, probabilmente perché sono scema, comunque giù a cercare sto propoli francese, che considerando che tutto il mio francese si  riduce a je suis catherine deneuve e non sono nemmeno sicura della pronuncia, è stato un bel divertimento.
Ora, ricapitolando, ho: una scatola con cinquanta giuro cinquanta aspirine, l’accento di sandrociotti, una raspa in gola e scatarro così allegramente che i vicini di stanza mi bussano. Potenza del propoli, nevvero? Le cose che fin ora mi sono piaciute di parigi sono: un vecchio che suonava il jazz sotto le passerelle solferino, i passeri del parchetto della bastiglia, un giovane che disegnava cheguevara al contrario al centre pompidou, un gatto in una borsa in visita ai giardini tuileries. A parigi c’è un sacco di gente colorata gialla e nera e in particolare le nere ci hanno tutte i capelli stirati così da dietro sono come le gialle. A parigi io finisco sempre col mangiare al supermercato perché i locali della lonely planet sono sempre chiusi all’ora del mio pranzo.
A parigi costa tutto tantissimo e io invece mi ricordavo di meno e secondo me si ricordava meno anche la lonely planet.
Ma soprattutto, ho scoperto una cosa che mi ha lasciato di sale o meglio di zucchero, uhuh. C’era una specie di fiera con le giostrine e io ero lì che pensavo al fatto che lo zucchero filato è un alimento (?) in vetta ai miei spreferiti perché possiede tutte insieme tutte le caratteristiche più moleste: è dolcissimo, è appiccicoso ed è di un colore assurdo. Insomma mentre ero parecchio contenta di questo pensiero così coerente e preciso mi rendo conto che lo zucchero filato in francese si chiama barbe à papa. Ecco, allora un poco mi è dispiaciuto perché i barbapapà sono in vetta alle mie cose preferite e allora questo mio pensiero perde un poco di quella precisione e coerenza che tanto mi rendevano orgogliosa.


Nel frattempo ci sono le olimpiadi che a me piacciono moltissimo specie la prima settimana, di olimpiadi, e allora c’è questo televisorazzo francese ma i francesi stanno arrivando sempre secondi e allora cercano di svicolare e parlare d’altro ma io sono contenta perché i francesi stanno sul culo a tutti. (no?)Comunque è abbastanza assurdo che io non accenda la tv da circa due anni e guarda un po’ dove sono ora che la vorrei vedere. Tipo oggi c’era quello della pistola che ha vinto l’argento che piangeva. Perché piangeva? Era un pianto tipo oddiochebello o un pianto tipo oddiochebrutto? Ecco, questi retroscena da libro cuore, mi piacerebbe sapere. Invece niente, non si capisce una sega.
Allora faccio foto come un cecchino, programma rigidissimo, molta fatica perché il tempo cambia in continuazione.
Secondo me, che resti tra noi, ho fatto anche la foto del secolo, ma questo poi vedremo.