ma anche no


uh uh, you’re so pretty, not to talk to you would be a crime
24 luglio 2008, 21:37
Filed under: ipn soap

Fino ad oggi trovavo abbastanza surreali quei telefilm dove apri la porta e zac, ti trovi davanti un figo di dio che guarda guarda giusto aveva intenzione di portarti a cena fuori e, ma pensa un po’, è il tuo nuovo vicino di casa, ma magari forse solo perché la fauna del mio condominio ha in media l’età di giuli0andre0tti e la simpatia di lambert0dini, o viceversa.
Ma oggi.
Oggi l’amabile e amata segretaria è andata in ferie ed io ho scoperto che.
Che dovevo aprire al postino, prima di tutto.
Poi che il postino non poteva lasciare il furgone e quindi metteva il pacco nell’ascensore.
Poi che insieme al pacco in ascensore saliva un figo di dio.
Qui, prima di fare un’altra interessante scoperta ho fatto una figura di merda di quelle a me tanto care.
Ovvero tutta garrula ho apostrofato il postino figo da fuori la grata dell’ascensore:
– oh, postino postino! ci hai ripensato? Devo firmare? (non ho detto veramente postino postino. Voglio dire: c’è un limite anche alle figure di merda, che diamine)
Postino figo, percettibilmente irrigidito, ha detto:
– Mi hanno dato questo da portare su, ma non sono il postino. Io vivo qui.
Ora.
Nel tempo in cui postinofigo si trasformava il vicinofigo una parte di me voleva morire per la figura di merda da posizionare a pagina quarantatré del mio personale elenco e l’altra parte ripeteva in stato catatonico figo-di-dio, figo-di-dio, figo-di-dio, quindi capirete bene che dargli una risposta era l’ultimo dei miei pensieri e il mio unico desiderio era richiudermi dentro e cominciare a saltellare.
Invece dimostro una freddezza senza pari -ah!- mi giro e mentre vicinofigo armeggia con le chiavi, (cerco di frenare in partenza anche il pensiero vive in centro ed è a casa alle undici, pensiero che si può anche sintetizzare negli occhi di zio paperone col dollarone dentro) farfuglio ah no perché sai il postino mi ha detto che il furgone lasciava l’ascensore nel pacco…no cioè, il pacco nel furgone…
Inspiegabilmente, vicinofigo non sembra interessato alle vicende dei furgoni e si chiude la porta alle spalle.

Allora io rientro e dico, secca secca, vaga vaga, alle colleghe: ho incontrato il vicino.
Coro: hai visto quanto è cariiiiiiiiiiiiino?
Chi? No guarda, io speravo fosse il postino, io, figurati proprio, mpf.
Comunque, voi avete voluto le trine e gli alien cagoni, quindi ciao ciao colleghe: vicinofigo è mio.
Il fatto che lui medesimo vicinofigo non mi abbia rivolto parola mi sembra un dettaglio assolutamente irrilevante.


Bon, ricapitolando: da oggi posso produrmi in un campionario di figure di merda che in confronto il farmacista impallidisce: ho un potenziale eccezionale, modestamente.
Più che altro penso con un certo fastidio che d’ora in poi dovrò prendere in considerazione l’idea di pettinarmi per andare a studio ed è una bella seccatura.



and i just can’t get you off of my mind
17 luglio 2008, 17:31
Filed under: puttanate intimiste

Io vicino al mio lavoro ho non una ma ben due Feltrinelli grandi, anzi, le più grandi di Roma, mi sa, perché come già s’è detto senza che faccio tanto la superspia, io lavoro in centro.
Però proprio le cose più vicine a me in questo centro sono dei gelatai cattivi ma molto cari, un gelataio buono ma molto caro e un forno buono un poco caro ma chiuso dall’una alle cinque e queste due Feltrinelli.
Allora io passo molto tempo da queste Feltrinelli anche perché ci si può pure pranzare dentro e delle volte ci incontro anche Gab che mangia da solo e allora quando ci vedono insieme secondo noi gli omini del bar un poco sono contenti che sennò ci guardano sempre con molta compassione.
Invece a me piace mangiare da sola da Feltrinelli perché ti puoi prendere dei libri e te li puoi cominciare lì e poi magari te li compri e ne leggi un pezzo a casa e un pezzo lì.
Oppure fanno cagare e allora non te li compri ma meglio averlo saputo prima. A me piace molto Feltrinelli, però ultimamente credo mi sia presa un poco un’ossessione a riguardo, specie per quel che riguarda la tessera di Feltrinelli. Questa tessera di Feltrinelli io proprio ci tengo moltissimo e se incontro qualcuno la prima cosa che gli chiedo è quanti punti ci ha sulla tessera di Feltrinelli e quante volte ha raggiunto i cento punti e mi sa che è uno dei motivi per cui non mi farò mai dei nuovi amici.
A me di Feltrinelli piace molto anche l’edizione economica però quella normale non tanto perché è lucida.

Comunque fatto sta che oggi cercavo una copia di Mutts che non c’era allora io ho detto vabbe’ ordiniamola e lui ha detto vabbe’ ordiniamola come ti chiami e ah guarda sei già registrata, è questo il tuo numero?
Solo che no, non era il mio numero.


[Ora qui, attenzione, il post sta per prendere una piega irrimediabilmente blues: potete smettere di leggere, se volete]
Allora io ho detto no no no, ecco il mio numero, ah molto bene sì sì sì però intanto pensavo che quel numero mi suonava un poco, in effetti, boh chissà e poi niente mi sono messa a ripensare alle cose mie, però mentre ero in fila alla cassa e mi sono ricordata che era il numero di un tipo che una volta mi aveva ordinato un libro da Feltrinelli.
Allora, tanto per cambiare, mi è venuto da piangere.
Un po’ perché ci sono delle cose che io sono sicura di avere sbattuto fuori dalla porta e ho pure buttato la chiave e guarda proprio non ci si pensa più e poi invece eccole lille lille che atterrano mica dalla finestra, mica dalla gattaiola ma dai buchi della zanzariera, pensa tu.
Un po’ perché sono cretina.



little miss scrooge
15 luglio 2008, 19:24
Filed under: mai piu senza

E’ un periodo che è tutto un fiorire di matrimoni e relativi party ma anche relativi parti (Dio. Perdonatemi, veramente)
A questi party/i la gente mi guarda un po’ con commiserazione, come se io poverina invece niente, nessuno dei due, io poverina proprio sono fuori dal circolo giusto, non sono nel groove, cose così.
Ecco, ora come dire agli aspiranti sospiranti astanti che io ogni volta che vado via da un matrimonio, per non parlare da un ospedale con bambino, torno a casa sospirando di felicità, che davvero mi pare di provare una gioia come quando ci hai un incidente con la vespa e stai per morire e poi invece no?
Ecco.
Allora qui io non voglio dire che la gente faccia male a fare quello che fa, ci mancherebbe, poi ci sono anche delle famiglie simpatiche come quella di Emmecì (ciao emmecì, te l’ho mai detto che la tua famiglia è simpatica? Lo penso, davvero) e poi se delle persone a cui voglio bene sono contente così, figurati.
Tipo a ottobre si sposa la fra e capacissimo che piangerò come un lavandino sturato, per dire.
Però so anche che tutto questo mi fa repulsione come agli adolescenti immaturi, quale io probabilmente sono, a parte le rughe.
O forse sono cose che van fatte con un po’ di incoscienza e l’incoscienza è una cosa che mi difetta quasi più della pazienza.
O forse boh, forse un giorno non vorrò far altro che imbottirmi di trine montate su cerchi di ghisa e decidere se siano meglio foglie di salvia fritta o topinambur arrosto, oppure non vedrò l’ora di trasformarmi in una balena pisciona per poi farmi squartare come una quaglia farcita da un alien che mi impedirà di avere l’autonomia per pisciare fino al giorno in cui non risponderà quando vedrà mamma sul display del suo costosissimo i-coso, odiandomi con tutte le sue forze e auspicando la mia morte per godersi l’eredità coi viados brasiliani.
Tutto può essere, per carità.
Però più vedo la gente che si riproduce e più penso che voglio farmi sterilizzare.
Trovo i bambini tremendamente noiosi.
Quelli che dicono che col tuo è diverso io ci credo, ma credo anche che ci siano persone a cui i bambini piacciono, come a me piacciono i gatti, per dire, e allora secondo me sono quelle le persone che dovrebbero riprodursi.
Sono una persona orribile, lo so, ma questo è quanto.

En fin tutti mi dicono ma che vuoi rimanere da sola fino alla fine dei tuoi giorni?
Allora io penso che finché ci saranno dei libri che non ho letto, perché devo circondarmi di persone noiose che mi regaleranno copriwater all’uncinetto per natale?



6 luglio 2008, 23:19
Filed under: mai piu senza

Ieri sono andata da benettòn e mi sono provata tre costumi: incredibilmente per la prima volta non ho notato nessuna somiglianza né con ligabueluciano né con depardieugerard né con nessun salume tipico della riviera tirrenica (leggi finocchiona) quindi per l’emozione, ma anche un po’ per fare finta di essere un’astuta donna alla moda che punta il suo articolo mesi prima e poi va il primo giorno di saldi, forte del trafiletto su io donna “le regole in cinque punti per fare il giusto saldo-acquisto”, ho deciso di comprarne due.
Poi sono tornata a casa.
Fottute luci del camerino, fottute.

punto due.
Ho letto il libro dei numeri primi, di un tipo nato dopo il millenovecentottantadue e come tale per me di anni cinque: del di lui libro ho apprezzato particolarmente il fatto che non ci fosse della morbosità pur essendo i temi trattati in potenza molto morbosi. I primi capitoli mi sono molto piaciuti, poi si perde un poco, ma insomma il cinquenne secondo me ce la po’ fare, però sul retro di copertina in sole due righe manca il congiuntivo e questo, diobonino, per un premio strega è davvero troppo.

punto tre.
Sono tre volte che vado al lago e non mi scotto: sono particolarmente fiera di me stessa e della mia crema SP30 che è di colore blu e dopo la panatura mi rende parecchio simile al grande puffo. Costume rosso, ça va sans dire.

punto quattro.
Cose che canetto non sa fare: interagire con altri cani, prendere i bastoni, correre al parco, nuotare, direi anche mangiare non la emoziona troppo. Insomma: se c’è un cane disadattato nel raggio di trecento chilometri, arriva per direttissima a casa mia. Mia madre l’ha guardato con una tangibile desolazione e ha detto “questo cane è rotto”

punto cinque.
Ciccio mi ha detto che a milano se sbagli a buttare le robe differenziate è uno psicodramma collettivo del palazzo, quindi lei per evitare eventuali dissapori coi vicini non butta la spazzatura da un mese. Secondo me è ganzissima, questa mia amica ciccio.