ma anche no


sinossi
24 giugno 2008, 20:49
Filed under: mai piu senza



La cosa grave è che l’ha fatto lui.
Spontaneamente.



due anni dopo
17 giugno 2008, 12:16
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

En fin, sono tornata a Barcellona.
Era un po’ che ci pensavo, poi non si era fatto.
Ho fatto delle brutte brutte foto di cui sono un po’ avvilita.
Per la prima volta non mi sono portata un libro, ché di solito rimangono nella tasca davanti della valigia a fare le orecchie e quindi ovviamente sono finita a leggere il catalogo di Muji in giapponese dalle cinque alle dieci volte al giorno.

Spiovicchiava, ma nonostante questo sono riuscita negli unici dieci minuti di sole a fare una passeggiata alla barceloneta e ustionarmi il retro collo con preciso semicerchio della maglietta. E dire che quando vedo qua al pantheon quelle grosse mozzarelle del nord europa con il segno della canotta su un fucsia 255 penso sempre ma guarda che polli ah ah, come si può.
Eh, si può.
Cretina.
Comunque.
Ho visto laura con la bambina che ora è grande.
Grande, oddio. Non fa la dichiarazione dei redditi, presumo, però è in grado di controllare l’intestino, quindi posso rivolgerle la mia attenzione.
Secondo me questa bambina di laura un poco somiglia a me quando ero piccola, allora l’ho detto a laura e lei ha detto ma sai che ci penso spesso anche io, che ti somiglia? Perché le piace molto stare da sola.
Argh.
Devo fare veramente ma veramente una bella impressione, io.
Comunque, di nuovo.
Quando vai a Barcellona secondo me si capisce perché ti viene voglia di viverci. Non è il mare, non è il bicycling, non sono gli affitti, non sono i ristoranti vegetariani, è che si vede, ineluttabilmente (dico, eh) quanto la vita sia più serena che qui. Allora io boh, son lì che ripenso che forse si dovrebbe tornare a vivere a Barcellona, per un altro po’.
Vediamo.
C’è confusione, zona retrocessione, tanto per cambiare.



promozioni
13 giugno 2008, 10:09
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Oggi a collega è successa questa cosa che mi ha fatto ridere un zacco.
Visto, no, c’è questo tempo un po’ così che prima piove poi no poi di nuovo sì eccetera.
[tra parentesi, che due palle: non so mai che umore essere, una fatica. Considerando una ciclotimia spinta preesistente son giorni di grandi stralunamenti emotivi, quindi damose ‘na regolata lassù, prima che faccia qualche gesto estremo di quelli che sappiamo noi (tipo chiudere il blog)]

Allora dicevamo: entriamo e c’era un tipo in riunione, tipo il direttore di souncazzo, che lei un poco lo conosceva ma non bene e allora era tutto zuppo e lei tutta giuliva dice:
– ciao! Hai preso un sacco d’acqua eh?
– ehm… veramente no… sono sudato.
Bè, sono stata molto contenta di non essere lei anche se prende il doppio del mio stipendio.



la mia vita autismo e rockandroll
12 giugno 2008, 15:35
Filed under: puttanate intimiste

La maggior parte dei giorni
mi sembra di essere
quelle canzoni post rock
che cominciano con un giro
e tu pensi
sì sì molto bello
ma quando comincia la canzone?



le storie di ieri
1 giugno 2008, 04:26
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Io ieri sognavo che alessio mi stava dicendo delle cose importantissime in quel modo di quando la gente ti vuole dire una cosa importantissima ci gira intorno per ore e tu pensi che madonna mia ho capito questo pezzo, dai vai avanti prima che ti faccia la muffa qui davanti.
Che poi alessio mica parla così nella realtà.
Mio babbo parla così, ma questa è un’altra storia, chissà quale, ma non ora comunque.
Insomma io sono lì che sto per capire il senso della vita e drin drin drin.
E penso alessio no eh, non è che ora mi rispondi al telefono e mi molli qui col senso della vita o -miodiodiomio- ricominci da capo.
Ma drin drin drin, sento, sempre più forte.
Allora siccome ho un’intelligenza sopra la media a un certo punto capisco che non è il telefono di alessio ma il mio.
Questo mi getta nel panico perché vuol dire che devo liberarmi seduta stante di tutta la mia sexy attrezzatura notturna, cioè tappi e -new entry- bite, ché sarà sicuro richardmeier che ha bisogno di me.
Invece, ma guarda, no: è B che, mentre la chiazza di saliva del bite si allarga sul cuscino, mi dice che c’è paolonori su radio rock (ciao, paolo)
Vabbe’, diciamo che verso le sette di sera capisce di averla fatta grossa e mi invita a cena.

Mi alzo e dedico un pensiero a quel qualcuno che trova molto molto divertente sincronizzare il mio ciclo mestruale con il giorno venerdì: ritardi o anticipi, l’importante è non farsi mai scappare un weekend. A meno che, ovviamente, non debba partire per qualunque luogo di giovedì o martedì: allora sì.
Vabbe’, imbraco manfrotto macchina e borse polimorfe sulla vespa, sapendo che le possibilità di sfracellare il tutto sono decisamente superiori a quelle che ho di ritrovare i tappi di cera tra i pertugi delle lenzuola.

Vado a fare le foto e alcune annesse inevitabili figure di merda, ma soprattutto a farmi trovare sull’orlo delle lacrime davanti al documentario dove LuigiEinaudi va a visitare il Polesine. Dovrebbero fare dei test per capire fino a che punto si può diventare frignoni in questo stato, o forse io dovrei farmi una cura ormonale per evitare che si aprano i rubinetti davanti a ogni cane orecchi bassi che passa.
Comunque la parte migliore avviene nel bagno, dove per rispetto dei palati fini ometterò dei dettagli, ma basti dire che non c’era la carta igienica, e per una signora nella mia situazione, ci siam capiti. E penso: ma porca zozza, per una volta nella vita non potrei essere una di quelle donne che non girano mai senza pochette del trucco e fazzoletti di carta, invece di avere una pletora di cucchiaini nella borsa?
Allora mentre sono con le mutande a pinguino che medito di passare nel cesso accanto a rubare l’oggetto dei miei desideri, riesco a piazzarmi una bella chiazza ketchup dietro il ginocchio dei pantaloni (poplite si chiama, mpf). Ringraziando la sempreverde divinità di cui sopra, dopo aver scartato l’opzione uno – chiudere gli occhi con concentrazione e dire undo – e la mia sempre preferita opzione due – scoppiare in lacrime – tuffo l’oltraggio nel lavandino. Esco che paio la comparsa dell’alluvione del Polesine, sperando vivamente che i simpatici militari del Quirinale non abbiano ancora voglia di intraprendere con me conversazioni sui bagni.
Questi militari devono annoiarsi parecchio, secondo me.

A studio che ve lo dico a fare, ci sono da disegnare i montanti delle librerie in scala uno a uno e, quello che più è tragico, è che non è affatto un eufemismo.
Alle ore 20.47 andrea dice che certo però che ci saranno anche tante viti… ecco, a questo punto io direi che la mia giornata mi autorizza a rispondere in maniera un filo troppo impulsiva che io no, io le viti no.
Lui mica ride, ci mancherebbe: immagino che oggi sia lì a contare le righe delle filettature.
Auguri.
Io oggi ho dormito fino all’una e sognato un camion di carta igienica.
(Auguri anche a me, credo.)