ma anche no


perché è la tonaca che fa il frate
27 marzo 2008, 01:16
Filed under: bll bb bll parlaci di lei
Vabbe’, abbiamo montato le robe, sono tutti contenti, evviva.
Solo che.
Venerdì si inaugura e io non ci ho uno straccio di cappotto, ma solo la giacca verde militare, sotto cui per carità, porterò un vestito bellizzimo, ma ho come l’impressione che non saremo all’altezza, io e Vestito, se accompagnati dalla giacca militare.
E dire che se avessi avuto bisogno di un tanga scacciapensieri non averi avuto alcun problema a procurarmelo, a soli tre metri dall’ingresso.

Dico, son qui da quindici giorni, chi poteva ricordarsi allora del cappotto e della borsetta e del golfino?
(tipo, io, per esempio)
Io mi sentivo già figa che avevo preso le calze.
Cioè: una previdente, una saggia, donna in ogni occasione, padrona del mio tempo, con i salvaslip in bustina decorata nella borsetta.
Invece no.
Sono la solita cretina.
Ho un vestito senza maniche e fa un freddo becco, ho una borsa di tela e una giacca verde militare. Col cappuccio. Con un picciòlo sopra il cappuccio che paio memole.
Temo di dover prendere atto del fatto che indicare compulsivamente le calze gracchiando a destra e a manca ho le calze! me le sono ricordate! sono padrona del mio tempo eccetera possa non funzionare.

Come se non bastasse gli alti papaveri mi hanno prenotato a mia insaputa un biglietto per il teatro di chissà che cosa. Già mi vedo, guarda: una schiera di gente con le mutande inamidate e i calzini stirati che usa parole come ageminazione e oinochoe ad ogni piè sospinto e io con la mia giacca verde da i miei secondi quindici anni che cerco di passare inosservata e come minimo mi squilla il telefono durante l’assolo del coro greco nel compianto funebre di sarpedonte.
Che poi il fatto di non sapere che si va a vedere basterebbe ad agitarmi di per sé.
Sarà sicuramente una trasposizione di una piece famosissima e tutti saranno a dissertare sul dimorfismo sinottico dei nuovi artisti bielorussi, mentre io cercherò di fare la faccia intelligente che dicono mi venga uguale uguale a quella di chi ha appena inghiottito un limone.

Allora, io stolta, ho detto la cosa del cappotto mancante alla mia saggia madre, sperando in un rassicurante, chessò: “che sarà mai, l’abito non fa il monaco”.
Invece hanno dovuto portarle i sali, alla notizia.
No eh, senza cappotto guarda proprio non se ne parla, tanto vale restare in albergo.
La cosa migliore che tu possa fare è fermare qualche ragazzotta locale e chiederle in prestito un cappotto, perché nessuna umiliazione sarà mai peggio di una giacca verde.
Già mi vedo, in corso rinascimento a fermare le macchine e spiegargli la storia della donna padrona del suo tempo.
Aiuto.


today, today
20 marzo 2008, 20:58
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Oggi mattina ho distrutto la chiusura lampo dei pantaloni nuovi per la seconda volta, non a causa del mio ingente posteriore o del mio prominente addome (come si potrebbe desumere dal fatto che il capocantiere locale mi chiami “quella un po’ cicciotta”) ma a causa della mia deficienza di pazienza, che volendo possiamo definire anche deficienza e basta. Ovvero io generalmente mi sfilo i pantaloni aprendo la cerniera davvero il minimo indispensabile per uscirne viva (perché mi pesa il culo, sì e allora?) solo che poi la mattina dopo al momento di rinfilarli dimentico il fattaccio e allora track. Che una volta passi, ma due è davvero da caso umano.

Oggi è venuto giù un freddo becco col vento e io un pochino sono scocciata perché c’è il sole e la primavera e insomma niente umido e nebbia e niente tutti i luoghi comuni della lombardia di cui amo riempirmi la bocca con disprezzo.
Vabbe’, ma Mantova mica è vera lombardia, Mantova è un cittadina ridente, proprio ridente nel senso che fa ridere.
Tipo oggi al circolo bocciofilo dove eravamo a mangiare c’era un distributore di quelli che infili la moneta e ti dà il giochino, solo che invece del giochino questo ti dà un tanga.
Ma soprattutto sopra la macchinetta c’è una scritta glietterata “un tanga scacciapensieri!”
Ebbè, mi pare l’oggetto azzeccato per scacciare i pensieri di un circolo di bocciofili.
Poi a Mantova ci sono i vecchi sulle bici vecchie.
E anche i giovani, ci sono, sulle bici vecchie.
Poi ci sono per terra i ciottoli modello spiaggia greca che camminarci senza i doposci è un’impresa mica da ridere.
(e quindi qui Mantova non è ridente nel senso che fa ridere)
(oddio, scusate, davvero)
Comunque, fatto saliente, c’è la mostra che be’, spiace dirlo, ma questa volta è bella, quindi se volete venire a leggere il nome della vostra affezionatissima bianco su verde, secondo me ci sono delle attenuanti credibili.

Oggi è arrivata una squadra di trasportatori dalla toscana e io facevo questa riflessione indiscutibilmente mortificante: mi basta sentire uno che dice ‘un po.hino’ e ho un immediato desiderio di dargli dieci figli, nonostante questa squadra sia composta da due calvi taglia XXL, uno con la coda da fiorello straripante gel e l’unico con una condizione pilifera decente sia roscio.
Uno dice “l’ho bell e visto” quell’altro in un attacco di ira esclama “leva codeste mani!” (non a me che gli mettevo le mani addosso, mi rendo conto che è doveroso precisare, a questo punto) e a me si piegano le ginocchia.
Tant’è.
Per fortuna ci ho vicino il capocantiere che mi dice ‘questi non so boni manco al forno colle patate’ e quindi evito di dichiararmi, ed è decisamente un bene perché nel corso della giornata emerge che la loro arguzia è direttamente proporzionale alla loro estetica alla dannydevito.

Oggi, che rimanga tra noi, cioè tra me e il mondo intero, non mi va tanto di essere un architetto, ma nemmeno di fare le fotografie per loro, ma nemmeno niente. Oggi è uno di quei –tanti- giorni in cui mi sembra di non essere in grado di fare niente, in cui invidio quelli che aprono la porta, quelli che spellicolano la grafica, quelli che verniciano i muri e tutti quelli che non devono continuamente chiedersi se sono più o meno all’altezza del lavoro che stanno facendo.

Bon, ora se vi ho messo abbastanza depressione, io andrei a fare la doccia e a riflettere se sono in grado di farla bene, con permesso.


trasferta sofferta
18 marzo 2008, 21:19
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Premetto che io ci ho la fissa che il mio capo mi consideri particolarmente inetta, un po’ perché sono paranoica e un po’ perché sono effettivamente inetta.
Allora succede che tutte le volte che c’è da fare qualcosa di mia unica responsabilità io mi agito tutta e mi concentro moltissimo e dunque, ça va sans dire, fallisco rovinosamente.
Ma oggi, oggi proprio amplein: punteggio pieno.
Siamo ufficialmente in trasferta lavorativa: io, capo, svariati gruppi di stimati lavoratori e diversi metri quadri di carta.
Bene, io penso bene la notte prima di svegliarmi ogni dieci minuti terrorizzata dal non riuscire a svegliarmi e di aprire gli occhi solo quando lui mi busserà alla porta.
(cosa effettivamente successa la trasferta scorsa. Eh. Vabbe’)
Alla fine presa dallo sconforto alle sette rinuncio ad ogni tentativo e mi dico vabbe’ vado a fare colazione per essere superpronta.
Ma.
Oggi è lunedì, quindi i bar sono chiusi.
Ah be’, che non lo sapevi? Provinciale.
Vabbe’, niente, allora aspetto un’ora sotto il portone con una fame della madonna riflettendo sull’utilità delle buste raccogli cacca e di avere un blog.
In cantiere riesco a scroccare uno yogurt a uno dei trasportatori, ma ah, a che prezzo.
Quando io spiego con un certo orgoglio da salutista del cazzo che eh io mangio i cereali la mattina, lui mi fa un sorriso molto tenero e non faccio in tempo a compiacermi del mio successo che il gentil pulzello mi chiede “hai bambini?”
Devo averle incrostate veramente male le occhiaie.
Evito la pippa mangia bambini, ma penso che fin ora decisamente mondo 2 laclauz 0.
Probabilmente il trasportatore che somiglia a Totti mi tiene sempre la porta aperta perché gli ricordo sua nonna.

Poi.
Arriva capo e dice eh ma quella roba là, allora, dicono che non l’hai mandata.
Ora.
Io SO che l’ho mandata, perché l’ho controllata quattro volte.
Però se mi dicono così vado in confusione per direttissima e comincio a pensare io non le ho fatto la proposta! O gliel’ho fatta forse? Io non dormo da settantadue ore. (lo so che è la citazione c’entra appena, ma la sensazione giuro è esattamente quella)
Telefono a studio cinque volte, mi faccio leggere la posta, mi dicono che ehy laclauz, ci hai ragione tu e io penso dio mio adesso viene una di quelle situazioni che l’hai detto no non l’ho detto l’hai detto no non l’ho detto (massì, dai, era qui)
Vabbe’ niente, finisce che sì, loro si erano sbagliati ma io intanto perdo due lustri di vita (utili per produrre bebé, ovviamente)

Poi.
Faccio un fotomontaggio bellissimo e rapidissimo ma appena capo mi si siede vicino vo in confusione e lo sovrascrivo su uno esistente, poi gli modifico l’estensione e non lo legge più. Sembro mr.bean, ma che dico mr.bean, renatopozzetto, ma che dico renatopozzetto, non lo so, sembro uno di quei film dove tu sai che al protagonista sta per capitare un’altra sfiga ma lui non lo sa e allora ti sale un terribile senso di angoscia (a voi no?)

Poi.
Apro l’hard disk portato da studio su cui dovevo salvare le robe e non le vedo.
Voglio piangere.
Perché di nuovo io queste cose io SO che le ho fatte e allora ma allora ma che succede?
(Succede che la cartella è in fondo a destra fuori dalla allegra finestrella, cretina)
Il problema è che penso subito che si sono mangiati tutto i folletti gli elfi i troll, i maghi.
Io ho il terrore delle entità magiche.

Poi.
A cena mi limito a far cadere una stampa del ristorante di cui riesco solo a spaccare il vetro.
Ad assistere alla mia gloriosa perfòrmance solo una trentina di clienti e, che te lo dico a fare, capo.

Ma la migliore la tengo fuori dal B&B.
Dico – ci vediamo domani eh.
Dice – ok, vado a comprare l’acqua, buonanotte.
Ciao ciao buonanotte e ravano con nocuranza nella borsa un metroquadro alla ricerca della chiave.
Cerco la chiave.
Cerco la chiave.
Cerco la chiave.
– ?
– Ehm, non trovo la chiave.
– Vabbe’ ma ho anche io quella di sotto.
Due piani di scale ravanando in cerca della chiave.
– ?
Eh.
Vuoto la borsa per terra saltano fuori un cucchiaino, dei tappi per gli orecchi, ansiolitici a pioggia e altri oggetti che avrei volentieri occultato alla vista di capo ma anche dei passanti vari ed eventuali.
Poi la chiave.
E qui mi chiedo se forse tutto sommato sarebbe stato meglio se davvero avessi perso la chiave piuttosto che queste figure da psicopatica paranoica che magari al cinema ti possono anche fare la simpatia ma non sono proprio i requisiti essenziali per ottenere un lavoro.
No, comunque, guarda, per quell’aumento, proprio ci siamo, eh.



special guest
4 marzo 2008, 22:18
Filed under: mai piu senza
Mi rendo conto che potevo mettere il simpatico link nei commenti del post sotto,
per sigillare degnamente la polemica sociopolitica e al contempo per premiare solo gli assidui,
però secondo me
questo post
si merita un post.