ma anche no


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19 febbraio 2008, 15:07
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

1. entusiasmanti risvolti di un sabato pomeriggio.
– come perdere le chiavi della vespa, convincersi che le avrò chiuse nella vespa stessa e scoprire che invece, ma guarda un po’, non è vero, quindi passare buona parte della serata a disseppellire gli anfratti dell’armadio per trovare un tessera segretissima con dei codici che possono salvare il pianeta e farmi una copia della chiave sacra, ma prima di trovarla imbattermi in una serie di buone cose di pessimo gusto accumulate in vent’anni di onorato servizio alla demenza e allora ah, guarda, un ricamo a piccolo punto non finito (giuro), toh, una smemoranda (tempo perso a riguardo: omissis, per decenza) ma pensa tu, i giallini con gli scoppi di Barcellona (ah beh, mi sembra giusto tenerle sotto il manuale della vespa, il posto loro, proprio) ohhh, le collanine, guarda guarda, una molletta e così via fino a notte fonda. Però ho trovato il codice sgtrssm. Vediamo se salvo il pianeta, una buona volta.

– dire vabbe’ allora per consolarmi vado a comprare un inutile accessorio per la macchina fotografica. Vado e chiedo a una signorina di taglia forte un filtro a infrarossi, mentre lei ravana nel cassettone delle meraviglie io sono tutta affaccendata a elaborare una complicata equazione tra il brillante al naso e le competenze di tecnica fotografica della signorina. Quindi, forte della mia coda di paglia, pago senza guardare, però poi vedo che ci è scritto sopra filtro UV e allora dico signorina io non vorrei sembrare che le dico che non sta facendo bene il suo lavoro perché è grassa ma non è che mi ha dato il filtro sbagliato? Oh, già. Oh, allora? Allora niente, le ho dato questo perché quello a infrarossi non so cos’è. Ah. Uhm. Allora? Allora chiediamo al collega che è anche lui sovrappeso ma non ci ha il brillante al naso. No no, i filtri non ce li abbiamo, adesso puoi scegliere qualcos’altro del valore di dieci euri nel negozio.
Allora siccome in un negozio di fotografia a dieci euri ci sono solo i cd e io quattro cd a dieci euri non li voglio, mi sono un poco innervosita e ho commesso un’azione vergognosa che non scriverò qui per paura che mi trovi la polizia. Ciao ciao polizia.

(mi viene il dubbio di avere fatto un filo confusione con tempi e persone dei verbi, ma siccome io ci ho l’idiosincrasia per il correggere, quella che infiniti lutti inflisse a tutti i miei datori di lavoro, facciamo che resta così e voi cercate di farvene una ragione, puristi dei miei stivali)

2. angolo dell’arte.
Mostra fotografica al MAXXI, sempre gratis, questa volta figa, andate e vedetene tutti.
Gita intellettuale alla fondazione Burri di città di castello, molto pregevole ma un po’ fuori mano.
A Perugia fa un freddo becco ma detto tra noi pure qui a studio non scherza.

3. angolo della moda
Dovrei comprarmi un paio di pantaloni (attenzione, signorina laclauz, ho detto pantaloni, non ginz e non tuta) ma ci sono in giro delle cose così brutte che non ci ho punto voglia e vado avanti con quelli consumati al sedere come il fuochista. Conoscete dei negozi degni della mia approvazione? Grazie.

(sono sicura che volevo dire anche delle altre cose, se possibile, ancora più interessanti)
(no, ma bel post, eh, veramente)



e comunque francesca neri ne fa 44.
10 febbraio 2008, 20:06
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

fatto trenta,
famo trentuno.
Eh.



nomi e cognomi, oggi va così.
2 febbraio 2008, 12:56
Filed under: mai piu senza

E’ sabato e sono di nuovo sveglia alle nove e mezzo e questo decisamente è un problema.
Si deve essere rotto qualcosa con effetti collaterali non da poco, ché il sonno mica è un accessorio, mica.
Comunque.

Son settimane che stampa di qua stampa di là e la stampante fa lo scattino e si butta tutto e in questo studio non si ricicla la carta e io quando guardo il cestino pieno di A3 mi sale un groppo come quando vedi un canetto da solo per la strada.

Aneddoto retrò: correva l’anno forse 1991, io e ciccio trovammo un cane davanti al mercato e dopo molte pippe sul suo destino disperato lo stavamo portando di peso al canile, quando è venuto fuori che era del terzo banco a sinistra, “tutto da fondi”. Carciofo si chiama, ci spiegano. Ah be’. Non contente, circa quindici anni dopo, includendo anche quell’altra lince di amicacloti, abbiamo trovato un cane solo di nuovo, di nuovo grandi patemi, se nonché ci siamo limitate a telefonare al numero sulla medaglietta, così è sceso tutto seccato un ragazzetto che aveva mandato il cane a pisciare da solo ma siccome non voleva sentirsi cazziare da tre zitelle attiviste, ha fatto finta di averlo perso. Mica come i miei genitori, che se trovano un cane per strada se lo portano a casa per direttissima, con buona pace dei gatti che ormai non alzano più nemmeno il sopracciglio. Fine aneddoto retrò (ed era pure ora)]

Dicevo, son settimane che si stampa e andrea si stressa in quel suo modo che non dice niente ma sembra che stia abbracciato alla boccia della flebo. Io continuo a fare cazzate, a fare refusi, a fare stili di quota troppo piccoli e stili di testo troppo grandi perché mi ostino a non usare il file delle istruzioni. Così poi andrea mi dice perché non usi il file delle istruzioni e io faccio l’anarchica del cazzo e mi farò licenziare, perché la coerenza innanzitutto, eh, sia mai, qui siam vera gente di sinistra, di quelli che chissenfrega di champagne mortadella e maglionicini da circolo del tennis ad libitum, l’importante è non muoversi di un millimetro.
A me l’ha insegnato francesco, che la coerenza è spesso idiota anziché no, quando dopo quelle litigate sfinenti mi scriveva sbronzissimo i messaggi che vorrei averli ancora, so che riderei, adesso, e poi delle volte si sbagliava pure e li mandava al relatore e poi diceva oh vabbe’ chissenefrega e io pensavo che era bella questa cosa che non gli fregasse mai niente di come le cose apparissero. E insomma, quando faceva queste telefonate dicendo uh vabbe’, cicci cicci, io pensavo che era bella anche questa cosa che non teneva né il punto né il muso, perché, signori, quando c’è il zentimento. Ma anche sempre.
(Però sul po’ con l’apostrofo continuo a non transigere, perché che cazzo, eh.)

Uhm, ho di nuovo perso il filo, mi pare.
Dicevo. Questi giorni ho pianto tanto. Un po’ insieme, un po’ nel letto da sola, da vera eroina di jane austen, un po’ sotto sotto anche perché la stampante faceva lo scattino, secondo me. Comunque ho fatto anche tante notti a studio, a deprimermi per gli stili di stampa e linee di sezione che escono dal layout, a pensare che non merito un aumento perché sono una persona orribile e non so fare niente, gne gne gne, che andrea mi convocherà per dirmi “ma tu davvero credi di meritarlo?” e io come minimo mi metterò a piangere lagnandomi del fatto che la maestra mi faceva fare le divisioni a tre cifre alla lavagna.
[Allora ho raccontato questa cosa della maestra a francesco (un giorno che eravamo in una stanza surreale e io avevo le mutande comprate all’aeroporto, quelle che quando me le rimettevo lui diceva tu mi vuoi dimostrare che il periodo refrattario non esiste e io ridevo ridevo ridevo perché ero felice) e lui mi è venuto lì col blocco e mi faceva fare le divisioni a tre cifre e mi metteva i voti e si divertiva. Io però no, eh.]

[Non cerchiamo più di trovarci capo o coda, che il post ormai è ufficialmente andato, si è spatasciato sul tavolo e cola da tutte le parti (se dico lo yogurt si è rovesciato lento ed è tutto un fermento, qualcuno capisce?)] Volevo dire, forse, che ci sono dei divani che io gli voglio bene, ovunque essi siano, e che poi ci sono le buste di muji, quelle di carta riciclata in cui ravanare dentro che insomma, secondo me e gatto uno che poi ci entra, sono una delle cose più belle del mondo.
E poi c’è guerre stellari episodio nonzo ma chiaramente uno dei vecchi, da riguardare per volta duecentotrentasei e per volta duecentotrentasei chiedersi ma cosa mai dirà chube e pensare a quella notte che mi hai costretto a guardare tutto guerre stellari in una notte sola approfittando del fatto che avevo la febbre e mi avevi regalato i rollerblade e io ci andavo sulla moquette di casa tua che ora non c’è più e ecco ora mi sta salendo di nuovo il groppone, merda, volevo dire che io una delle cose che più vorrei dalla vita, giuro lo giuro, è che tu avessi sempre, nella tua vita, un momento per addormentarti guardando guerre stellari vicino a me.
Basta col momento commozione, per cortesia, che qui dobbiam finire.
Insomma ieri notte prima ho trovato un errore di ortografia in un post, poi non so come ho letto tutto questo blog e mi ha fatto venire voglia di avere un blog e insomma quindi ero contenta anche se erano le tre e mezza ma poi che cazzo perché perché mi sono dovuta svegliare alle nove di nuovo? Che mi succede? Cosa si è rotto?

Oggi mia nonna compie novantuno anni, sì vabbe’, ma mi sembrava comunque il caso di scriverlo, poi sempre oggi vado a una presentazione di dorsi digitali tenuta da uno che si chiama, lo giuro, robertoInsalata, e anche questo, ditemi voi se non è il caso di scriverlo.
Cioè, “lo giuro”, ora piano con le parole: loro hanno scritto così, poi magari è un nome d’arte. (suggerito da quello di “tutto da fondi”)
Ecco, ora vorrei anche scrivere una cosa sul nome d’arte e su uno che ho conosciuto un po’ di anni fa però, davvero, qui, signoria dalloway dei miei stivali, stiamo esagerando, quindi facciamo un’altra volta, va.

E’ ufficialmente febbraio: sarà per questo che mi viene sempre da piangere?
(dai, ci potete arrivare, coraggio)