ma anche no


2a+p = 63
30 ottobre 2007, 22:03
Filed under: puttanate intimiste

Piove, non posso tornare a casa.
Potrei utilmente investire il mio tempo per cercare seminterrati muffiti casa e invece sto qui a cincischiare su un blogo mortaccino che tedia anzichenò.
Oggi pensavo che a volte ci sono delle cose che vengono così, e invece poi sono da scolpire negli annali.
Tipo dormire quindici ore e poi andare a piedi a comprare il giornale tra gli alberi arancioni e le castagne.
E leggerlo sdraiati sul letto.
Son cose, davvero.
Perché io mi ingarello sempre a leggere il giornale, e invece sdraiato su due metri per due ce la posso fare.
Bello.
Cioè, non solo per quello.
Ma comunque.
Ho tanta fame, diffidare sempre di quello che dico quando ho tanta fame. (Diffidare di quello che dico, comunquein ogni caso)
Che mi ricordo quando eravamo a Berlino con Francesco che facevamo delle litigate mostruose quando non mangiavamo da un po’.
E poi arrivavano le cose, lì, le kartoffen, e si era improvvisamente tutti concilianti.
Te lo ricordi?
Un viaggio parecchio bipolare.
Anche quadripolare, volendo.
Che io ci ho questo problema, comunque, ai ristoranti, che a prescindere da cosa ordino vorrei sempre mangiare quello che ha ordinato lo sparring partner.
Sì l’erba del vicino, ma soprattutto ci ho l’indecisione invincibile fino alla fine, che essere persone decise o testarde non è proprio la stessa cosa.
Se volete vederci una metafora della mia vita, prego prego, fate pure.
E poi.
Ho una vita piccola piccola, questo mi sembra.
Che sta tutta in un jollyinvicta, che poi è una delle mie citazioni preferite.
Quando ero a Barcellona era faticoso, era nostalgico, tragicomico e anche tanto triste anche a volte, ma mi pareva di costruire qualcosa. (cosa?)
E sono contenta di avere un utile inutile blogo che mi ricordi che comunque scassavo il cazzo anche lì, sia mai.
Mi manca Barcellona, ma soprattutto quella sensazione di andare avanti, di salire.
Ora sono su un pianerottolo e per un po’ mi è bastata la soddisfazione di guardare giù, ma adesso sento che dovrei ricominciare a salire.
Quest’anno sono successe tante cose.
Belle direi, per lo più.
Eppure mi sento ancora sul pianerottolo.
E di nuovo mi sale la sete mai appagata di chi starnazza e non vuol volare, che poi è un’altra delle mie citazioni preferite.
Lo mettiamo in angolo blues questo post?
Temo in effetti non sia degno del mai più senza, temo.

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that's all, cordialità.
22 ottobre 2007, 19:38
Filed under: mai piu senza

punto uno. Camilla è andata a cazziare tutti gli altri animali della casa (umani inclusi, s’intende) per rettificare che l’imperatrice è tornata: basta bagordi e pedalare. Da questo ho dedotto che stia bene, considerando che ha le dimensioni e l’aspetto di un chewingum. (masticato). Dal fatto che a me sembri ancora più bella con quella chiusura lampo di quindici centimetri sulla schiena, ho dedotto che forse è ora di mettersi gli occhiali.

punto due. Il mio capo, quello buono e capelluto, è svenuto mentre guardava le mie allegre finestrelle di 3d studio max ripiene di un esploso di tutto rispetto. Proprio che lo ha guardato, ha piegato un po’ la testa di lato, poi più di lato, poi un po’ più di lato e poi giù come una pera cotta nel vino. Una paura che lèvati. Fortunatamente c’erano colleghi solerti mentre io ero occupata a non svenire a mia volta -perché non sono solo inutile, sono proprio perniciosa- ma soprattutto a chiedermi se bisogna dare in questi casi lo zucchero o il sale o tutti e due insieme. Comunque capo si è ripreso e sta bene, deogratias. Queste cose a quella testa di menga di zeboss non succedevano mai, figurarsi.
Fine del bollettino medico. (speriamo)

punto tre. Ipn ghei di cui sotto mi ha detto che sono gobba, ma per dirmelo mi ha abbracciato e baciato per cinque minuti, con il conseguente e prevedibile scambio di liquidi sotto citato. Terrore e raccapriccio. (E gobba).

punto quattro. Ho visto due mostre di foto, dove la cosa migliore che ho visto è il tipo alla biglietteria che ha dedotto dal mio prodigioso cappello a righe che fossi uno studente di architettura e mi ha fatto entrare gratis.
Ora. Forse io non ne capisco niente, eh, per carità, possibilissimo.
Ma. Dico.
A parte uno degno di stima (di cui non farò il nome per evitare poi l’annoso iter cerco il mio nome su gugl – arrivo sul blogo – faccio un casino) c’erano delle robe, ma delle robe che guarda, mi vergognerei io a metterle su flickr.
Allora penZo quando all’università ero sempre terrorizzata perché conscia di non sapere la celebre emerita ceppa, ma poi la media della gente sapeva talmente meno che anche la mia crassa ignoranza sembrava sufficiente.
O come mi ha detto la mamma, in cinque secche parole, quando ho passato il test d’inglese “beati monocoli in terra caecorum”
La mostra è al MAXXI, ed è gratis: andate e per favore informatemi se è solo quel problema degli occhiali di cui sopra che è davvero urgente.
Comunque per festeggiare sono andata a fare delle foto brutte.                                                                                                                                   

punto cinque. (altro momento dell’interattività) Sto leggendo dei libri di una tristezza cosmica, e data la scia di prostrazione, lagna e muco verde che mi accompagna fedelmente, forse sarebbe meglio cambiare genere, ma visto che al momento io sono magneticamente attratta solo da tutto ciò che può incrementare la depressione, se a voi gente inutile sorgono consigli letterari -purché non di autori americani, sia ben chiaro- siete pregati di agire con urgenza.



allegria.
18 ottobre 2007, 15:58
Filed under: mai piu senza

Passo i giorni a cercare di fare ingoiare a camilla un antibiotico classificato come appetibile. Mentre lei, che ha la foggia di una borsetta, mi ricopre le mani di bava, immagino morti lente e dolorose per chi ha ritenuto che il lampone sintetico potesse essere appetibile per qualche specie vivente.
Passo le notti a sceglier la carte che giocherei e a maledire certe domande che forse era meglio non farsi mai.
Nell’intervallo tra le due attività disegno i comparti antincendio, ingurgito quanto più cheese-cake reperibile e mi concentro scientemente nel conseguimento di distillati di odio purissimo verso una sostanziosa quantità di gente.
Ho come l’impressione che si stava meglio quando si stava peggio.
E come se tutto questo non bastasse, è autunno.



I still haven't found what i'm looking for
3 ottobre 2007, 15:53
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

L’insegnate palestra nuova (IPN, nostalgia nostalgia canaglia) ci ha questo problema che:
1. indossa indumenti attillati di fibre sintetiche.
2. suda come un cammello.
3. insiste nell’abbracciare i convenuti alla sua lezione. 
Questi tre punti vanno collegati insieme per capire l’alto livello di molestia della situazione e giungere al punto successivo, dove si evince che questa cosa dell’abbraccio non avviene a inizio lezione quando il punto due è sviluppato solo in parte nelle sue potenzialità, ma durante tutta la lezione ogni scusa è buona per aderirti addosso madido e mefitico.
Sì, insomma, palpare, toccare, tastare ad una distanza assolutamente limitata.
Allora, vagamente accigliata, ho chiesto alla mia vicina – ma questo fa sempre così?
(Risolino) – sì, ma non ti preoccupare tanto lui è… (occhiolino)
Ora quello che mi chiedo è: come manifestare il mio disagio ad essere toccata da estranei grondanti e fetidi senza essere tacciata di discriminazione?

Poi.
Sto vedendo le case.
Nove su dieci ho voglia di mettermi a piangere appena aprono il portone.
Mi trattengo solo perché sarei troppo in imbarazzo se poi mi chiedessero che cosa non mi piace (concetto già esplicato qui).
L’ultimo mi ha detto che beh, sì, è vero che l’unica fonte di illuminazione è un ballatoio nel cortile interno, ma abbiamo messo uno scorrevole vetrato che se tieni aperta la porta di casa hai quasi l’illusione di stare sulla terra.
Ecco.

Poi le telefonate, eh, che ridere, ahah.

Tipo quella del delizioso settanta metri quadri.
– eh, noi non vogliamo far perdere tempo a nessuno quindi le dico prima che è un seminterrato.
(e perché non scriverlo allora? Ci avete l’autoricarica?)
– Ah.
– Sì ma è luminosissimo.
– Luminosissimo???
– beh, luminosissimo quanto può esserlo un seminterrato.
(e un cervello)

Tipo quella del superattico cinquantacinque metri quadri.
– eh, noi non vogliamo far perdere tempo a nessuno quindi le dico prima che è un lavatoio con i soffitti due metri e trenta.
(e perché non scriverlo allora? Ci avete l’autoricarica?)
– ma è abitabile?
– beh… uhm… qualcuno ci vive.
(tipo i topi?)

Domani devo andare a vedere una casa sulla ferrovia e non mi hanno neanche detto "molto silenziosa", quindi presumibilmente è una locomotiva.
Che gioia.