ma anche no


mi piaccion le scopine
29 settembre 2007, 02:06
Filed under: special guest

sarete tutti d’accordo con me nell’affermare che il post qui sotto è scadente, noiosissimo e non aggiunge niente a un blog agonizzante e mortaccino che si avvia irreversibilmente verso l’autoestinzione.
un post sull’ammore, questo ci vuole, capperi, non queste asinerie puntounopuntoduepuntotre.
io volevo scriverne uno sulle signorine che lavorano in autogrill, chè io me le sposerei tutte quante perchè sono belle, gentili e ti danno, in cambio di qualche nichel, le cose buone da mangiare e le cose calde da bere quando sei stanco, solo e lontano da casa.
cioè, nel mio caso, quasi sempre.
ma il grassone canuto ci ha già fatto una canzone su questa cosa, e io mica sono scemo che mi confronto con lui, e allora scriverò delle scopine.
io pure le scopine, ci ho sempre avuto un debole per le scopine.
sono gli angeli che ci liberano dalla lordura, ed è veramente un lavoro di merda.
in particolare dove lavoro io. letteralmente, di merda.
la maggior parte di quelli che lavorano con me le scopine neanche le hanno mai viste, chè loro arrivano a pulire di sera quando sono tutti già a casa da ore.
invece io quando tutti se ne vanno rimango con un paio di sfigati come me, il mio capo e il capo del mio capo in quello stanzone enorme, finalmente silenzioso e buio, e mi metto davanti al pc e faccio le mie cose.
e dopo un po’, mentre sono tutto preso dalle mie cagate che non sentirei nemmeno un acuto di ian gillan, mi accorgo che le scopine sono vicino a me dal profumo che si lasciano dietro.
e alzo il capoccione e ci sorrido, e le saluto. e ci dico due cazzate mentre sono lì intorno a me.
e l’altro giorno non le ho incrociate, perchè mentre erano dalle mie parti io ero alle macchinette a cenare con la mia bevanda che sembra caffè ma è una bevanda al gusto di surrogato di caffè che sei orfani su dieci non riconoscono la differenza.
e mi sono scordato la chiavetta nella macchinetta, nel corridoio di un ufficio frequentato anche da un centinaio di nazisti, gente che per lavoro costruisce orribili navi da guerra, ma dico io vatti a fidare, e insieme alla chiavetta c’erano il cordoncino fashion del monacoyachtshow che è utilissimo per fare colpo sulle sbarbine, le chiavi di casa e le chiavi dell’armadio.
e quando me ne sono accorto, in macchina, ero un uomo finito, perchè senza cordoncino fashion non avrei più fatto colpo sulle sbarbe.
e, in misura minore, ero affranto perchè costretto a lasciare aperto il mio armadio dove lascio il portatile, l’ipod e sopratutto i pantoni no dico i pantoni, e avrei lasciato incustodita la casa (chè ovviamente sulle chiavi c’è un etichetta con scritta via e numero civico, perchè sono furbo) contenente tutto il resto dei miei averi, cioè due etti di pecorino stagionato, dello stracchino, un faldone di multe da pagare e una polo griffata autogrill.
e invece la mattina dopo sono andato dalla segretaria a chiedere se per caso aveva trovato qualcosa, sperando di recuperare almeno il cordoncino fashion, e invece la troia mi ha detto che le scopine avevano trovato tutto e, immaginando che fosse mio, l’avevano messo nel suo cassetto.
così ha detto la vecchia bagascia.
e io tutto emozionato ho passato la giornata ad aspettarle per ringraziarle e dirci che, siccome ci sono loro, la vita è un po’ meno una merda.

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noia e disperazione
28 settembre 2007, 12:49
Filed under: mai piu senza

punto uno. Martedì inaugura l’altra allegra mostra di capoccette, per la quale vi do il consiglio di cui sopra.

punto due. Ho sonno. Il fatto che provi un masochistico piacere a passare le notti a reinstallare il vaio mi fa capire che qualcosa non va, e quel qualcosa sono io.

punto tre. A me piacerebbe essere un bonzo birmano, ma l’arancione mi sta malissimo, quindi mi sa non se ne farà niente.

punto quattro. Ieri non sono riuscita a finire la pizza dell’Economica: è chiaramente un segno che sta per accadere qualcosa di terribile. (a parte la Birmania, dico)

punto cinque. L’autunno ci fa parecchio male, a noi ciclotimici.



cui prodest? (autorefenzialità cosmopolitan)
21 settembre 2007, 09:38
Filed under: mai piu senza

Non c’è più nessuno, qui sul blogo, mi sembra.
Festa finita.
Le cose finiscono, non c’è niente che sia per sempre, come si dice.

A me succede questa roba, riguardo le cose che finiscono.
Io comincio ad agitarmi da subito.
Tipo, appena comincio a scrivere il blogghe penso ah poi come faremo quando un giorno lo dovrò chiudere.
Tipo, appena sto veramente bene con qualcuno inizio immediatamente a pensare come sarà orribile quando mi sveglierò con i pensieri monocromo e se poi un giorno non importerà più niente di come gestisce le consonanti.
Transeunte, si dice, mi pare, eh?

Io vivo transeunte, sempre a pensare a quello che succederà, che poi è un altro modo per dire che vivo male.
E poi problema due: emanciparmi dall’incubo delle passioni.
Io, che resti tra noi anche se secondo me ve ne siete già accorti: io non sono una bella persona. Sono egoista e banale, spocchiosa ma permalosa e poi quelle lì che ci hanno tutti, l’insicurezza, l’ipersensibilità e altre beghe da femmina doc.
Potrei andare avanti, eh, che difettology è carino, ma non era questo il punto, il punto era che però sono molto entusiasta.
Sì insomma, mi gaso facile.
Poi mi sgaso altrettanto facile ma basta tipo vedere un evidenziatore verde scuro e mi riprendo.
(Questa era un confidenza: non ne abusate)
Però questa cosa mi porta ad andare a rota subito: ne voglio ancora e di più sempre sempre sempre.
Questa è un’altra componente che mi fa vivere male.

E poi, gli uomini.
Uhm.
Che dire.
Io ci vado a rotella subito, per gli uomini.
Per gli uomini risolti e per quelli irrisolti*, di solito contemporaneamente.
Il che, il più delle volte, genera problemi.

*Dalle recenti teorie elaborate da ragazze sagge intorno a tavolino di bar:
Dicesi risolti gli individui che ci hanno la testa apposto, le persone autonome, serene, che fanno cose utili per il mondo e gli altri, gente affidabile e gentile, che non conosce patologie e morbosità.
Insomma, quelle che io chiamo delle belle persone: il colore che non ho e che vorrei essere io.
Io con questi uomini qui ci ho voglia di dipingerci le pareti, di cucinarci la zuppa, di farci giocare i gatti, insomma: quella cosa lì, ci siam capiti.
Risolto Ideale: luigilocascio

Dicesi irrisolti gli individui che ci hanno la testa per aria continuamente, inconcludenti, infantili, cazzoni,con cui ti fai un sacco di risate, quelli che si ingarellano, che sono egoisti e inaffidabili. (In una parola: me)
Questi uomini qui a me mi piace tanto uscirci perché facciamo lo stesso colore, molto più intenso però e ci divertiamo, oh, se ci divertiamo, a confrontarci le cazzate partorite. Sono una specie di garanzia del divertimento.
Irrisolto Ideale: liberoderienzo



lost cause
17 settembre 2007, 21:36
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Venerdì, interno giorno.
[Grazie a questo episodio scoprirò otto ore a seguire di essermi dimenticata, nell’ordine: lo spazzolino, il benagol e il correttore per il brufolo più tenace del creato, il quale che ha deciso di soggiornare sotto il mio occhio destro da svariate settimane.
Uno dei miei pensieri ciclici è: riuscirò una volta e dico una nella mia vita a partire senza essermi dimenticata niente e dico niente? (Risposta ciclica: no)]

Io cerco di pigiare in fondo allo zaino inutili mutande e magliette per fare spazio a utili oggetti nerd e nel frattempo vengo importunata dalla mia molesta genitrice riguardo alla situazione cinofila di casa.
– ah senti, io ho parlato col babbo ma lui non ne vuole sapere di un altro cane.
– ma noi tutti sappiamo che la necessità di un cane cresce esponenzialmente dopo i cinquanta, fino a diventare bisogno primario a sessanta.
– sì ma guarda, ha detto che lui mai più
– vabbe’ ma aspetta un po’
– no no, guarda non ne vuol mica sapere
– ovvia, abbi pazienza, mica dovete prenderlo oggi.
– uhm, è vero, già.
Ecco, io però ora prendo il mio treno, ciao ciao.

Tempo di scendere dal treno, drin drin.
– Mamma.
– eh.
Dalla voce io penso sia trapassato uno dei “parenti lìlì”, che ci sono sempre in ogni nucleo familiare che si rispetti.
– niente, siamo qui col babbo che c’è un cane
– come un cane?!
– eh… è che non so
– ma dico, non eri tanto preoccupata che non lo volesse più, il cane?
– no, vabbe’ invece. Però questo cane è brutto.
– brutto?
– eh, brutto. Allora non sappiamo che fare.
– ma come fa un cane ad essere brutto, dico io (mentendo perché mi viene subito in mente il cane di giovanna, che era un incrocio tra una pantegana e uno scopino del cesso. Usato.)
– …
– è buono almeno?
– sì sì, buono. Ma vedessi come è brutto.
– proprio brutto?
– mah, cioè… non proprio brutto, solo un po’… un po’… brutto.

Che ve lo dico a fare, il cane brutto ha trionfalmente varcato la soglia di casa, dove gode ovviamente di privilegi di molto superiori di quelli che riguardano la sottoscritta.
Per la cronaca, non è mica brutto, è solo che è un po’… un po’… brutto.



hey hey what can I do?
12 settembre 2007, 19:13
Filed under: mai piu senza

Mondo crudele, crudele mondo.
Temo sarò costretta a breve a proporre un ulteriore edificante sondaggio per sapere la vostra corale opinione su cosa devo fare della mia vita.
Nel frattempo esercitatevi con un semplice quesito: considerando i tempi e la difficoltà di reperire una casa a costi umani in quel della capitale, dove ho un lavoro di qualità scadente ma che mi consente di comprarmi le calze a righe, dovrei rinnegare le vicissitudini romane e trasferirmi in terra etrusca senza un lavoro ma con una magione di proprietà?

Vediamo come andate, intanto.

Io ci ho l’insicurezza e l’incertezza,
l’accidia e l’invidia
la demenza e l’impellenza
l’indipendenza e la sonnolenza
l’inquietudine e la solitudine
l’angoscia e la deboscia.

Avete abbastanza elementi per rispondere:
qui ci si conta, perché son tonta.

Post scriptum:
Oggi ho venduto delle foto.
Cioè proprio mi hanno pagato, dico.
Storie.



di quella volta che smisi ma poi ricominciai
8 settembre 2007, 00:48
Filed under: special guest

sottotitolo: o gli amuleti non funzionano, oppure sono un fallito
sottosottotitolo: la seconda, fallito

io lo so che voi venite qui per leggere le cazze avventure di laclauz, per giocare a lasciare commenti pieni di sottotesti e a fare piccioncini bacini sempre con madama laclauz, ma sono costretto a prorompere in un tristissimo post.
excrucior.
allora ho smesso di fumare, poi però sono successe alcune cose che hanno dato il colpo di grazia alla mia già traballante emotività.
mi sono innervosito oltremodo e sono diventato sempre più molesto e odioso più o meno con chiunque, anche con me stesso.
finchè, al sesto giorno, devastato dal sistema nervoso in tilt sono finito in un locale trendissimo di sarzana all’ora dell’aperitivo. ho portato le mie chiappe al bancone e ho chiesto alla sguattera una birra.
"si accomodi pure al tavolo, glie la porto subito" mi ha detto la provincialotta
"nono, che tavolo, una birra. qui" ho risposto stizzito
"come desidera. le preparo degli stuzzichini?  (stuzzichini!) qualche salatino?" ha aggiunto la troia.
"birra" ho chiosato mostrando l’occhio della tigre
e così, con bocca capace, ho bevuto voracemente la mia bevanda saporita nel tempo di un’idea, ho pagato la squallida mescitrice e mi sono portato in tutta la mia interezza su una panchina dove ho chiarito una volta per sempre due cose.
1. coglione, smettila di fare il burbero.
2. almeno fumare, ora, necesse est. fumare. stacce.
e così ho fumato. e mi sono sentito un fallito di merda, ma sono sparite le vene dal collo e il mio cuore ha suonato la marcia di radetzky.
e come per incanto il mondo mi è venuto incontro: dopo dieci minuti mi ha chiamato una mia amica e mi ha detto di smetterla di vivere in un beddenbrecfast in liguria, chè lei ha una casa a marina di carrara e ci si sta trasferendo, e se mi va mi ospita a patto che la porto a ballare il tango. in questo modo avrei la residenza nel lazio, il domicilio in toscana, il lavoro in liguria, la famiglia nelle marche e mi mancano solo una fidanzata in emilia romagna e un gatto in umbria per essere presente nello stesso momento in tutta l’italia progressista.
che il lazio non è progressista manco per niente, però sempre meglio del veneto.

e ora, per fare felice quel tale che agli albori della sua mediocre carriera puntò su di me e per questo non è mai diventato una blogstar, oltre che per il fatto che scrive malissimo, una battuta esilarante.

quando monto una mensola, per sicurezza, tengo sempre un piede in due staffe

che ridere



smelly pc, smelly pc, what are they feeding you?
4 settembre 2007, 20:45
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Io, ignara, scrivevo qui sotto:
è decisamente finita la mia striminzita settimana di mare, sono di nuovo a mollo nei decreti antincendio, mi conto le lentiggini nuove sul naso e guardo con disappunto la mia sudatissima abbronzatura fuggire per lo scarico della doccia.
A parte questo, nessuna novità.

Ma invece, priority update: non è vero che non era successo niente.
Nel mentre che lillalilla scrivevo "nessuna novità", a diverse centinaia di metri, uno dei gatti mi vomitava sul portatile.
Ora, a parte l’effluvio bocconcini di trota frullati a bile, bolo e pelo che adesso emana il suddetto portatile, il problema è: quale gatto sarà stato?

Perché, allora.
Se è stata camilla lo ha fatto sicuramente e unicamente per manifestare tutto il suo disappunto non aver ricevuto la considerazione minima standard, che è più o meno quella che richiede un neonato nella prima settimana di vita.
Come minimo si è messa due dita in gola: è il tipo.

Se invece è stato gatto due, invece, mmm, è capace che stava lì perché gli piace il calduccio del processore, che questo gatto qui la sua recondita aspirazione è rosolare nel forno, io credo, ché altrimenti non mi spiego come possa sopravvivere, manifestando anche una discreta soddisfazione, con un termosifone sotto e il sole incocciante sopra. Forse cerca di suicidarsi per autocombustione, penso adesso.
Però sembra contento.
Forse è masochista.
Oh, insomma: mi crogiuolo nel dubbio senza sapere a chi indirizzare le mie astute vendette.

Ma soprattutto: come spiegare il pasticciaccio brutto alla sony mantenendo un briciolo di dignità?