ma anche no


just say yes
31 luglio 2007, 01:53
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

C’era questa cosa qui che si sposava dott. T, che poi sarebbe anche amico dentista.
E c’era, eccome se c’era.
Ora questa cosa qui dei matrimoni a me, eh, ci siamo capiti, un po’ come il capodanno, diciamo, e ho detto tutto.
Però qui, invece.
Qui c’era il lago, c’ero io che facevo la fotografa ufficiale che poi è anche un espediente utilissimo per riuscire a non farsi mai fotografare, c’era B con la cravatta più bella di tutte che trovare delle cravatte belle mica è facile, eh, c’eravamo io alessio e ciccio nel bagno che ci pisciavamo dal ridere, c’erano i confetti al cioccolato bianco e cocco che cos’era la vita prima, mi chiedo, c’era il nugolo che faceva il bagno nel lago la notte e io col golfino, c’era alessio ubriachissimo che saltava sulle cugine fighe (occultate saggiamente per anni da dott.T), c’era la cinquecento rossa che s’inerpicava per stradine sterrate, c’era ciccio che restava a dormire da me come mille anni fa e come mille anni fa si finiva la serata in sonno-coma parlando di vizi e virtù dei fidanzati comparati, c’era anche qualche nota stonata e un gran caldo, perché vabbe’, ma mica è finto, eh.

Comunque.
Ho rimediato un insulto della solita fatta da uno sconosciuto, il quale, dopo diversi minuti in cui stavo dolentemente spiegando come sia umiliante, dopo aver passato anni a sentirsi chiedere in che classe sei, dover constatare che ora tutti mi danno l’età che ci ho, ha annuito soddisfatto: beh, in effetti sì, dimostri proprio l’età che ci hai.
Che ora, occhei, ma non è che proprio devono spalmartici la faccia dentro, no?
A seguire il babbo di anna mi ha detto sua sponte che hai fatto ai capelli? Dimostri dieci anni di meno, nonostante io fossi al momento inequivocabilmente il clone secondo della pecora dolly, a dimostrare come l’evoluzione umana sia in continua regressione, regressione che a sua volta ha avuto un’accelerazione da manuale nei commensali presenti al mio tavolo.
Ad ogni modo, per le prossime cinque e dico cinque settimane devo evitare di farmi venire paturnie dentali.
Quelle mentali invece sono sempre bene accette, quando quelle ordinarie si sentono sole invitano nuove simpatizzanti per cianciare tutte insieme degli eventuali sviluppi catastrofici in tutti gli universi paralleli possibili e non lasciare, sia mai, nessuno scenario drammatico inevaso.
Per esempio stasera ladyanna diceva che a casa sua son venuti i ladri, sicché ovviamente son qui che mi aspetto da un momento all’altro che dalla finestra aperta mi compaia il faccione maligno di un malvagio malvivente.
(il fatto che mi siano sgorgati questi tre mal consecutivi, sicuro cela una freudiana reticenza ad affrontare i problemi, mascherata da una posticcia parvenza elegante di figura retorica)
Speriamo almeno non si senta in dovere di rettificare la pertinenza della mia età anagrafica.

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inventa poi quel che ti va banalità, banalità
26 luglio 2007, 11:14
Filed under: mai piu senza

Ora parliamo d’altro.
Dateci dentro, gente, è il vostro momento: voglio un mai più senza degno di questo nome.
Siete tutti invitati.
Va bene anche non è tanto il caldo quanto l’umidità o perché la gente si ostina a portare le infradito o mi ha detto mio cuggino.

Su.



I wanna be your dog
24 luglio 2007, 19:31
Filed under: puttanate intimiste

Ci sono quei cani che te li prendi piccini e li cresci e li fai diventare grandi e poi sono il tuo cane nel bene e nel male.
E poi invece ci sono cani che arrivano un capodanno pieni di fango, con le orecchie mangiate dalle mosche e gli occhi tristi, e ti chiedono di restare.
Questi cani qui, se li fai restare, poi non chiedono più niente, mai più.
Questi cani qui ogni volta che ti vedono fanno toc toc con la coda, ma in un modo diverso, come se fosse sempre un miracolo che non ci siamo persi di nuovo.
Questi cani qui poi succede che non riescono più a correre, poi più a mangiare, poi più a respirare.
Ma continuano a fare toc toc con la punta della coda quando ti vedono, perché non ci siamo persi, allora, ancora.
Ecco, allora, in questo momento qui in cui questi cani così ti guardano con gli occhi così e tu non gli puoi spiegare niente di cosa succede, allora tutte le cose che sembravano giuste cominciano a non sembrare più così giuste
e io riesco e pensare solo
se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un cane che muore.
 



the hot situation (niente anziani e bambini a mezzogiorno, sempre cappello e maglietta, tanta frutta e vedura)
23 luglio 2007, 13:24
Filed under: mai piu senza

La cana sta male, continua a sanguinare dal naso e respira come una betoniera di italcementi.
La cura è finita e non ha funzionato, pare.
Sono tutti isterici e io più di tutti.
Niente vacanze per me.
L’asfalto si squaglia.
Non riesco a dormire.
Non ci ho voglia manco di fare le foto, per dire la prostrazione, e sì che ci ho il grandangolo di dott.T fino a domenica quindi lo dovrei usare questi giorni.
Invece voglio solo lasciarmi morire in un angolino.
Ma anche, tipo: finire il libro, fare il bagno, stare all’ombra e dormire.
E basta, non chiedo tanto, mica.
Invece vespa, 40°, umidità 80% al lavoro più noioso del mondo, sonno sonno sonno.
Mi consolo con gli gnocchi fritti nel burro e i kinderpinguì, il che può far dedurre ai più scaltri che presto avrò un nuovo problema di cui lagnarmi con gusto, tipo il fatto che non passo dalle porte. (nuovo? ahah)
Vado a ultimare gli sgoccioli di tempo libero frescheggiando nel reparto frutta e verdura, sperando che mi scambino per un’anguria ma non mi comprino considerando il livello avanzato di decomposizione.

In verità vi dico, mie astute faine: comincio ad essere un po’ sfavata.


friday I'm in love
20 luglio 2007, 12:45
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Vado a letto tutta incazzata e siccome fa pure un signor caldo, apro la finestra.
Segue che mi sveglio alle cinque e quarantadue causa tenue luce mattutina e dunque ho come l’impressione di essere altrettanto incazzata et cum interessi.
Digrigno i denti e odio tutti per diverse dozzine di minuti, poi dico vabbe’, faccio colazione.
Solo che non c’è il latte.
Ora, sul latte vige una singolare normativa nella magione occupata dalla mia famiglia: se il latte lo compro io puntualmente stesso giorno e stessa ora, sincronizzati scontrini alla mano, lo comprano anche il babbo e la mamma. Se il latte non lo compro io, nessuno compra il latte che tanto lo bevo solo io.
Quindi o tre litri di latte o niente latte.
(non mi parlate per cortesia di latte a lunga conservazione, che già sono incazzata, per cortesia dico)
Oggi niente latte.
Le bestemmie continuano a moltiplicarsi nella mia testa.
Torno a letto, gatto due mi cigola addosso che ci ha il calo di zuccheri antimeridiano: versare croccantini da scatola A a ciotola B. Gatto due viene a strusciarsi per riconoscenza di ordinanza, ma poi evidentemente il mio digrignamento di denti lo infastidisce e mi molla a rantolare nel letto.

E intanto penso uh come sono incazzata e questo pensiero fomenta la mia incazzatura.
E intanto sono le sei e mezza di riffe e di raffe e quindi mi infilo un succinto abitino da mare di dubbia qualità sopra il pigiamino di snoopy (se ci avete problemi coi pigiami di snoopy, non è il momento adatto per dirlo, io vi avverto) gli occhiali da sole sopra i segni del cuscino e vado alla ricerca del latte.
Permesso che io non uso gli occhiali da sole manco quando scio e quindi non vedo una tega e sono un poco scocciata dalla cosa, entro in un bar a formulare la mia incresciosa richiesta di aiuto.
Tutti gli onesti frequentatori di un bar alle sei e mezzo di mattina si girano e mi guardano con grande grande disapprovazione. Ho il vago sospetto di avere i capelli come riccardococciante. Vago.
Il barista fa una faccia tipo io questa mica la conosco, ignoriamola tutti che magari evapora magicamente, serve centoventitré caffè in ogni salsa immaginabile e poi va a vedere se c’è sto cazzo di latte.
Esce dal frigo e mi fa “solo 22”

Ora è vero che io vengo dalla situazione sonno di cui sopra e che sto pensando solo a come nucelarizzare il mondo, però mi sembra lo stesso crudele la sua sibillinità.
Io capisco che ha solo 22 litri di latte.
Faccio la faccia adeguata a tale informazione.
Poi ho un’illuminazione e dico “scade il 22?”
Lui mi guarda come io guardo gatto due quando cigola davanti alla porta per mezz’ora e quando gli apro poi non esce.
Mi dileguo senza dire niente, ammutolita dall’umiliazione.

Mi trascino cinquecento metri più là, altro bar, altri uomini disgustati, mi infilo nel frigo prendo mezzo litro parzialmente scremato mentre lacrime di riconoscenza si incanalano nei segni del cuscino. Vengo subito punita con un resto tutto in monetine da un centesimo.
Torno a casa, mastico i sudati cereali leggendo gli utili consigli per rimanere in forma (con un po’ di spezie l’aria è un cibo delizioso!!! corredato da molti punti esclamativi e foto di anoressiche) mi scambio un paio di sguardi di desolazione col cane e torno a rantolare nel letto.
Rantolo per altre due ore finché arrivo qui dove mi aspetta la traduzione dall’italiano all’italiano di un plico di trenta centimetri farcito di robe tipo “contestuale risposta sinergica”, che ditemi voi se è un lavoro da architetto (ma da essere umano, anche).

C’è da aggiungere che non ho ancora fatto i conti con gli autobus e quella seccante tendenza che ho a perdere i treni, quindi ancora ci sarà da ridere, oh quanto ci sarà da ridere.



canzone per l'estate
16 luglio 2007, 01:40
Filed under: mai piu senza

Punto uno.
C’è della gente utile parecchio nella mia vita, che dopo avermi procurato un lavoro etrusco, mi ha anche pure insegnato che esiste la tariffa amica dei treni: ebbene, ho comprato circa centoventuno biglietti in barba alle anomalie del caso e alle anZie per il futuro. Tanto gia lo so che per i gentili voleri del destino quando faccio qualcosa con due mesi di anticipo, sicuro come la morte, quel giorno e solo quel giorno tipo mi chiama calatrava molto molto impressionato dai miei lavori di ristrutturazione di casa della cugina.
Ho deciso che in caso mi metto a bagarinare qua, ve lo dico ora, prenotatevi.

Punto due.
Sono finalmente riuscita a vedere "le conseguenze dell’amore": altro che jimcarrey mente candida dei miei cojoni, è davvero una roba bella. Anche bella fotografia ma soprattutto begli impicci di testa, ben messi insieme, e poi bello pesante coerente. Bis. L’unica cosa che proprio mi ha deluso è stato il trailer, con quella scritta che appare a pezzi: ogni uomo (taddan!) ha un segreto (taddan!) inconfessabile (tadadadan!), da cult americano di livello dei transformers. In barba alle spocchie di Tarantino (che se non l’ho già detto, mi annoia mortalmente, eggià) secondo me i film italiani hanno tutta un’altra politica e poetica, ma se vuoi camuffarli da terminator, allora grazie che non c’è storia.
Comunque, cvd, l’ammore del cinquantenne è la ventenne che, cvd, ce sta.
Amen.

Punto tre.
Ritornano le grandi hit dell’estate, che qui non ci abbiamo niente da invidiare a cosmopolitan: mete vacanziere e ustioni. Si ripropone l’annosa questione e tu che fai per le vacanze? Quesito che, come già spiegato, mi leva di sentimento non poco. Io credo che me ne starò qui a bollire, causa stato disastroso delle mie finanze, questa mia risposta vedo che mette abbastanza a disagio il questuante, perché di solito la domanda è solo un elegante trampolino per raccontare le sue Maldive allinclusive lowcost lastminute e dunque improvvisamente si sente un pochino capitalista a disagio. Non ho ancora mai preso il sole, sole antecedente alle cinque del pomeriggio, dico, quindi non mi sono ancora ustionata come da copione, però in compenso ieri sono stata umiliata da un ragazzo della Nigeria che dopo “ciao” mi ha rifilato per direttissima un troppo bianca grondante di malcelata repulsione.

Punto quattro.
Parole che mi fanno rabbrividire,
quando sento l’accento salire:
suspènse,
perfòrmance,
salopètte,
depliànt,
benettòn.

Passi l’ortografia,
passi la pronuncia,
ma l’accento,
diobono,
eddai.
(attenzione, precisazione: nessuna delle parole sovrascritte si scrive con l’accento così: è lì solo per indicare dove cade)

Punto cinque.
Ci ho un po’ i giorni spanati, sogno sconosciuti di flickr, mi gratto le bolle di zanzara con una certa dedizione, penso al futuro con angoscia da manuale, mi lamento con la classe che mi è propria, [per cui ho meritato recentemente l’appellativo di ficosa (pronuncia: fi.osa)] e ingerisco una quantità decisamente eccessiva per non dire ingiustificabile di kinder fettaallatte, biscotti e gelati di ogni risma.
Massì, voialtri, andatevene pure in vacanza.



you are young, darling, for now, but not for long
11 luglio 2007, 13:00
Filed under: mai piu senza

Papparappappapa.
(Son cose mica facili da scriversi, eh, da dirsi è un attimo, ma scriverlo giusto, permettete, è arte.) Sto tingendo i pantaloni della tuta macchiati di varichina, che per inciso non so come sia successo, presumibilmente qualcuno in casa mi vuole avvelenare e io svento i suoi tentativi versandomi addosso le robe.
Vabbe’ comunque la lavatrice va e ci ha tutta un’acqua nera che lévati, io sto qui che cerco di scaricare gli aggiornamenti di windows tramite wireless altrui, mollemente adagiata sul divano, facendo pensieri di un’utilità disarmante, sia mai.

Oggi per voi una succulenta puntata della rubrica biologia da autobus: pronti, via.
Son giorni che penso con sgomento a questa roba qui che fino a trent’anni le donne possono girarsi gli uomini come gli pare, dai trenta in poi finisce tutto, that’s all.
Questa potrebbe sembrare un’invettiva da matrona inacidita o da femminista incallita o il solito circolino autoreferenziale costruito su luoghi comuni da orologio biologico in scadenza, e invece, lo giuro sul canguri, no.
Perché non è perché sono tutti stronzi e io ci ho trentanni, è perché la biologia porta il maschio alla ricerca di una donna fertile per riprodursi, quindi il più possibile giovane, e la femmina alla ricerca di uomo che possa allevare la prole, quindi il più possibile ricco.
Tutto quel che posso dire è che mi fa impressione che l’ossessione per botulino e reggipetti imbottiti non sia perché siamo schiavi dell’estetica da veri edonisti raffinati, ma che ci sia alla base un insindacabile impulso naturale quale il proseguimento della specie contro cui poco si può cianciare.
La biologia è biologia, ragazzi miei.
Lo giuro su vanity fair.
[se proprio vogliamo considerare il caso mio, io tranquilla, perché io-me, questo istinto riproduttivo, sono sicura, non ce l’ho, sinceramente penso che quei geni dei miei geni se si perdono molto meglio per tutti, e comunque il mio parco fidanzati (ah-ah) ancora non ha capito che sono sulla soglia rottamazione.
Io mi preoccupo per il destino dell’umanità, chiaro.]

Comunque, veniamo ai sospirati cazzi miei.
Lavoro part time da un mese, il che mi permette di fare la vita da vera debosciata che ho sempre sognato: esco tardi, torno tardi, mi sparo due ore di notturne chiacchierette telefoniche, guardo un paio di episodi di friends, che non dobbiamo mai perdere le buone abitudini, ed eccomi a letto alle quattro, fedele alla mia immagine da supergiovane tiratardi.
Ovviamente mi sveglio a ore indecorose, cerco casa, non la trovo, vado a nuotare con assiduità, ho quattro ore di attività etrusca in cui fingo di essere una persona normale molto impegnata nel resto del giorno.
Funziona, secondo me.
Il lato incomodo di tutto ciò è l’indigenza incalzante, specie ora che siamo alle dipendenze di eurocazzostar, ma vabbe’, la vita è bella, sfrigola la padella, evviva la mortadella.