ma anche no


veterinary corner
29 giugno 2007, 16:30
Filed under: mai piu senza

La cana ha la leishmaniosi.
Prima che io anneghi nei viluppi dei forum in rete sul caso, convincendomi di aver contratto la sindrome di tourette, la frenchmanicure o altre patologie eccentriche, qualcuno di voi esseri inutili sa dirmi se è contagiosa per gli umani o i gatti?
In tal caso il babbo ci fa abbattere tutti, sicuro.

A quanto ho capito la trasmissione può avvenire solo tramite il mefitico pappatacio (con quel nome lì, dico, che ci si può aspettare) ma io effettivamente ci ho delle bolle strane da un po’ e insomma, mmm, è vero che tra i sintomi c’è dimagrimento rapido di cui non vedo traccia alcuna, ma neanche nella cana, se è per questo.
Mmm.
Che secchezza delle fauci, intanto, eh, sarà un caso.
E questa sensazione come di morte imminente?
Comunque la sindrome di tourette può tornare utile.
Spesso e volentieri.

Mmm.



she dreams in color, she dreams in red
18 giugno 2007, 16:44
Filed under: mai piu senza

Io avevo scritto un post bellissimo che diceva ‘nzacco di cose intelligentissime ma ora giace nei putrescenti meandri di splinder, quindi mo niente: il mondo è stato privato della mia arte purissima [cit]
Intanto.
La mia vita grama procede con travaglio, inarcassa continua a recapitarmi disgustose buste di dimensioni inusitate che mi accolgono la domenica notte quando torno sfiancata da eurocazzostar. Io ho iniziato a ficcarle in una cartellina tappandomi gli orecchi e facendo lalalala, e vediamo come va a finire, vediamo.

Ho tempestivamente mancato l’inaugurazione della mostra inutile, ma invece ho visto la festa della luminara a Pisa, vuoi mettere? Sono una pletora di candeline intorno alle finestre di tutto il lungarno, una roba che non posso definire altro che – fucilatemi – romantica.
Nonostante l’alto tenore lirico di tutto ciò, mia madre mi ha fatto pesare alla morte tal assenza, prevedendo a Villa Adriana un pullulare di contatti professionali che mi avrebbero permesso di uscire dall’indigenza, trovare un fidanzato ricco e lavori meravigliosi occultati in ogni pertugio dell’opus reticulatum.
Questo mi porta a pensare due cose.
Cosa uno, che, mamma, eh, come dire, ecco, giusto un attimo. Però va anche detto che fracassare l’anima come so fare io, modestamente, pochi al mondo, quindi posso anche capire che poi uno cerchi le scuse più improbabili per sbolognarmi altrove.
Cosa due, che devo cercarmi casa di corsa ma di corsa of course proprio, con l’indigenza poi vediamo, magari ci si becca sui viali. Sempre che non passino i lettori di greenwich a dirmi mm, non sei proprio di livello AAA+, si diceva scrivi bene, ma noi si va dall’amica qui al lato, scusa eh.

Comunque.
Ho letto caos calmo, il link non mi va di cercarlo.
Di solito io non sono sensibile ai premi strega, io leggo solo robaccia immonda di terza categoria di minuscole case editrici a prezzi spropositati (state pensando a fernandel, con quel logo brutto, bruttissimo, che si ritrova? Bravi) però questo qui ci aveva il titolo ammicca ammicca, l’omonimia, una copertina brutta ma estraibile e quella sotto non è male, costava sei neuri, e quindi.
All’inizio si arranca un po’, perché è di una banalità sconcertante, quindi ammetto che serve un minimo di fiducia, però ha uno stile che scorre parecchio, il che già sarebbe abbastanza, la trama decisamente non è abbastanza ma quello che mi ha affascinato e fatto fare pensieri lirici di un certo livello, è lo sguardo lucido di fronte alla sua personale quanto banale mediocrità, le considerazioni sull’umana pochezza, messe così, a baco, senza giudizi sociomorali.
Perché io, lo confesso, per l’umana fragilità, ho un debole.
Accettazione, è la parola di oggi.



my way?
14 giugno 2007, 10:56
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Punto uno. Dopo Barcellona, sono immune alle levate antelucane. Ieri mi sono svegliata alle 6.38 bella serena, il che non vuol dire che non mi sia preso un collasso verso le tre (vedi punto quattro) e che non abbia gli occhi da ippopotamo ubriaco oggi, però mi sono riuscita ad addormentare senza tante paturnie pur sapendo della gogna mattutina. Son grossi, grossi progressi. (questa cacofonia è una figura retorica, scommettiamo?)

Punto due. Ieri ho scoperto, in una botta sola, che il mio capo gentile, quello capelluto ed educato (c’è sempre una relazione tra le due cose, chiaro) possiede una BMW station wagon (una giardinetta, mamma) una BMW moto, una Nikon D200 ma soprattutto il telepass, per me il vero segno del lusso sfrenato.
Questo mi ha dato da riflettere sul fatto che forse gli architetti non se la passano così male proprio tutta tutta la vita.
E anche su quello che dovrei chiedere un aumento, e di corsa.

Punto tre. C’è di nuovo il mio nome su un cartellone di una mostra, io in verità vi dico: ogni volta è come la prima volta. Comunque ancora non sono arrivata ai livelli della mamma, che pur essendo persona assai morigerata e distinta, non resiste mai alla tentazione di mostrare in pubblico l’angolino del catalogo di Burri dove albergano nome e cognome della sottoscritta.

Punto quattro. La mostra è a Villa Adriana, e io vi sconsiglio vivamente di andarla a vedere: sono solo delle metapippe sulle pettinature di una tiza che se la faceva con, ma non mi dire, Adriano. Villa Adriana è un gran bel posto, comunque, e soprattutto dietro c’è un bosco di ulivi che mi ha consentito verso le tre, quando proprio sentivo la testa che mi ciondolava oltre i livelli di guardia, di fare un pisolino indisturbata, tra la silente quiete olivastra (roba forte, eh?). Nessuno si è accorto della mia assenza, il che dovrebbe farmi riflettere. O forse erano tutti ognuno sotto un ulivo a fare lo stesso. In ogni caso, esperienza gradevole.

Punto cinque. Fare l’architetto, quando si arriva a questa parte, non è così male. L’architetto è colui il quale è legittimato a fracassare le palle altrui. Quindi è autorizzato a dire a squadre di gente varia, che personalmente mi incute una discreta deferenza, tipo i trasportatori e gli elettricisti: "un po’ più a destra un po’ più a sinistra, no, di nuovo, salda questa roba, sposta quell’altra" e nessuno può imbruttirgli. Dico: il suo lavoro è proprio spaccare i maroni in giro, quindi poche storie: è il lavoro per cui io sono tagliata, devo continuare a inghiottire F24 e star buona, specie riconsiderando il punto due.



e a culo tutto il resto
12 giugno 2007, 12:10
Filed under: puttanate intimiste

Per motivi che sarebbe fuori luogo approfondire, il blogo mi fa tanta tristezza adesso.
E ora pensate di aver capito,
ma,
credetemi,
non avete capito.
Quindi ora, per evitare che io scriva delle cose decisamente inopportune e vi offenda tutti singolarmente, facciamo che ho scritto questo post qua.

Dei giorni, svariati giorni, mi sembra che la vita sia solo un mucchietto di bollette da pagare.

Da domani forse sono in part time, forse sono di nuovo senza lavoro: nuove ed emozionanti news sul mondo del precariato, solo su laclauzblog.



always coca cola
1 giugno 2007, 14:15
Filed under: mai piu senza

Stavo bevendo la cocacola, giusto?
Giusto.
A me un tempo la cocacola piaceva.
E non parlo solo dei chupachups alla cocacola, per cui mercoledì stavo venendo alle mani con Tommaso (per la cronaca, avrei vinto io, solo che lui strilla e allora lo vengono a aiutare i nonni. Vantaggi di avere tre anni)
Proprio quella roba lì con le bolle.
Invece ora mi sembra che la cocacola:

1. sia disgustosamente dolce e lasci un senso di appiccicaticcio vischioso in tutta la bocca. (excursus sul vischioso: la ferrarelle secondo voi non è vischiosa? Tipo non sentite tutti i minerali che sciiivolano sulle mucose? davvero no?)

2. mi faccia pizzicare la lingua

3. produca rigurgiti che mi si insinuano vorticosamente nel naso

Allora una parte di me pensa che ora posso essere una vera no global e dire che io non bevo cocacola perché boicotto le multinazionali e chessò, entrare nei blackblock o quanto meno suscitare molta ammirazione per questa mia presa di posizione così etica.
Però un’altra parte di me pensa che già tutti mi guardano come se fossi un unicorno con la proboscide a forma di boccaglio degli snorky (penso molto agli snorky, ultimamente, deve esserci qualcosa sotto) perché non bevo caffè e ci ho i problemi con gli alcolici e la carne, ecco, se poi non bevo nemmeno la cocacola, beh, posso direttamente dipingermi la faccia di verde e fare la danza del ventre sul plotter in piazza del Pantheon.

Quindi non so.
Per ora la tecnica è la stessa che uso col caffè, ovvero cerco di apportare alla bevanda che mi disgusta delle modifiche tali da renderla disgustosa a ragione.
Mi spiego.
Per il caffè lo provo amaro, dico che schifo, ma forse mi fa schifo solo perché è amaro, allora ci metto zucchero, no, così è cattivo, ancora zucchero, finché non esce una montagnola di zucchero dalla tazzina (mago merlino, sì. I cartoni animati ricorrono con una frequenza che decisamente fa riflettere, meglio non riflettere) allora magari ci metto il latte e insomma, alla fine è così disgustoso che lo getto nelle fauci della pattumiera (io la chiamo pattumiera, e ora basta però) con una certa soddisfazione del tipo “io lo sapevo che il caffè faceva schifo”.
Per la cocacola ho provato farla prima scaldare e poi sgasare e sono giunta più o meno alle stesse conclusioni, più o meno con la stessa tronfiezza ma la pattumiera è un’altra, che sono a studio.
Poi non so, quell’imperativo lì, "bevete cocacola", mi ha sempre un po’ fatto incazzare.
Dico, diamine, proprio così, già siamo all’imperativo? Io ti dico col cazzo, fosse anche solo per ripicca, mi sembra ovvio.

Secondo me io ci ho dei problemi con l’accettazione.
Non so che voglia dire, ma sento che è così.