ma anche no


perché io valgo
30 maggio 2007, 16:14
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Tipo oggi è il compleanno della mia mamma.
E chissenefrega.
E infatti, chissenefrega, però.
Questo caso del compleanno fa sì che io nel dopolavoro ieri abbia scarrozzato la nonna per la città a cercare cose, e dunque abbia perso del tempo.
Poi mi sono chiusa il pollice nella porta blindata e dunque sotto l’acqua del rubinetto lavandino ho perso del tempo. (In realtà molto tempo, visto che io tra gli alti lai invoco: babbo, mi porti del ghiaccio? Lui si presenta dopo un quarto d’ora con una coppetta di vetro con adagiati 21 cubetti simmetricamente disposti. Io babbo ti voglio tanto bene, e voglio bene anche alla simmetria, sia mai, ma hai presente il concetto di putrefazione? Ecco)
Poi ci avevo voglia di fare questa foto e ero scoglionata per via del pollice e allora ho perso dell’altro tempo per fare la foto.
Poi ho telefonato a ciccio che ci ha cose ma non ho perso tempo perché ciccio è sempre molto stringata.
Poi mi ha telefonato vertigoz il querulo per lamentarsi delle sue sfighe ammorose e ho perso parecchio tempo perché vertigoz essere stringati non è la sua specialità. (le sfighe ammorose invece, quelle, la sua specialità)
Poi ho cenato e trastullato bestie coabitanti bipedi e quadrupedi.
Vabbe’ insomma, per farla breve, dovevo lavarmi i capelli ma era mostruosamente tardi, e allora ho detto vabbe’ domani li lego e bon.
Solo che mi ero scordata, dopo anni di assuefazione a questa disgustosa abitudine, che ora ci ho i capelli corti e quindi  malgrado mi venga un microcoda (non definibile in altro modo che deliziosa, lo dico, eh) la maggior parte dei capelli sbuffa di fuori irrimediabilmente.
Dico vabbe’, chissenefrega. (questo è un richiamo circolare all’inizio del post, occhio)
Ma mentre sono lì tutta presa dalle mie capoccette etrusche, la segretaria Silvana (nome di fantasia, s’intende) (persona squisita, per altro) mi passa accanto tutta seria e chiede:

– ma ci hai il gel nei capelli? –



e ora un po' di giallo
27 maggio 2007, 03:33
Filed under: special guest


tipo i beach boys, per esempio, o scialpi.
quei buffi individui che tanto tempo fa facevano delle cose e, per qualche assurdo motivo, c’era della gente che li seguiva pure.
poi col tempo sono diventati degli inutili e patetici vecchi che per un innaturale e perverso istinto di sopravvivenza vanno a fare le comparsate in qualche show televisivo del venerdì sera sulla cbs, i beach boys
o un concerto alla sagra della pitta ad andrano salentino, scialpi.
ecco come stanno le cose, io sono un po’ lo scialpi di questo blog, con la differenza che scialpi nelle sue esibizioni se vuole può fare una battuta, chessò, sull’influenza della poetica di ungaretti sui bambini di budapest.
io no.

no, ricominciamo da capo.

salve, lettori di madama laclauz, la titolare oggi non è potuta venire perchè aveva degli impegni buffi, e così io sono il supplente.
mi presento, il mio nome è propilei, junior propilei.
ho molti pregi, io:
sono il tipico abitante dell’insignificante cittadina della riviera di ponente dove risiedo e, come tale, il mio scopo nella vita è acquistare un giorno una cinta pitonata, conosco a memoria l’esatta disposizione di tutti gli autovelox di almeno 4 autostrade italiane in tutta la loro estensione, riesco ad arrotolare la lingua aiutandomi con due sole dita, e sovente mi commuovo pensando a prosinečki o a gary lineker.
poi, vedo ogni giorno almeno quattro puntate di friends utilizzando la tv e il lettore dvd del mio coinquilino che come me non ha nessun tipo di vita sociale, ma odia friends, e per estensione ormai odia anche me.
ho una macchina, che definire sporca è riduttivo, adornata da boccali di birra, biglietti dell’autostrada del 2004 ancora non pagati e rimasugli di raffaello sui sedili. sono un assiduo ascoltatore di In Camion, la rubrica dedicata al mondo dell’autotrasporto in onda ogni venerdì alle 21 su isoradio, e una volta sono stato alla sagra della pitta ad andrano salentino.
ho anche una moto che fa brum brum, un mezzefono, e un ginocchio in testa.
e se tutto questo non bastasse a farmi benvolere da tutti voi, aggiungo che ho appena scritto un post con l’unico scopo di evitare che quello qui sotto arrivi a 100 commenti.
olè.



a little too ironic and yeah I really do think
20 maggio 2007, 23:47
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Se un giorno vi venisse in mente di non andare a fare il biglietto del treno alle oneste macchinette della stazione come normalmente siete usi, ma di recarvi in una agenzia di viaggi colorata di arancione, custodita unicamente da una signorina di capacità intellettive vagamente inferiori a un acquaio, ecco, quel giorno lì, mettiamo un venerdì, per caso, se vi venisse in mente di chiedere un biglietto di andata per le sei e già che ci siamo anche uno di ritorno per domenica sera, ecco quel giorno lì, io vi consiglio di specificare bene bene che il treno su cui gradireste posare il vostro beneamato posteriore è quello delle 20.53.

Badate bene di non dire otto e cinquatatré, attenzione, perché le signorine che lavorano in luoghi arancione potrebbero capire che il vostro desiderio sia di svegliarvi alle sei e mezzo e correre in stazione per arrivare a roma in tempo in tempo per sentire la fine di uno mattina, e poi potrebbero chiudervi il tutto in una elegante bustina con sopra una figliuola con tatuato valtur sulle chiappe.
Bene, allora in questo caso specifico, vi si consiglia di non pensare che sarebbe scortese scostumare la figliuola e controllare gli orari, no no no: vi si consiglia di guardare bene e leggere con cura i numeretti.

Ora, forse non tutti sanno che dopo che il treno è partito, col biglietto puoi incartarci le meches della signorina fluttuante nel color arancione, mapperò poi puoi fare venti minuti di fila, comprare un altro biglietto per il treno delle venti –cristosanto VENTI- e cinquantatré per la stessa, ma davvero modica, eh, cifra del precedente biglietto e poi salire su un treno in cui il controllore passa senza guardare dicendo biglietti già visti vero.

Domani è lunedì e la rete del mio -e solo del mio- pc di studio è inspiegabilmente morta.
Ne prendo due, grazie.



siparietto
15 maggio 2007, 10:30
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Setting: esterno giorno, di fronte a un’edicola

io  – però dai, vai tu
lui – io??? no, io no.
io  – guarda, io proprio non ce la faccio.
lui
dai, sono cose che capitano, lui sarà abituato.
io  – tipo se poi pensa…
lui
ma sai che gli frega a lui!
io  – e se passa qualcuno e mi vede?
lui
ma chi ti vede, dai!
io  – e se ci guarda con quella faccia mista a schifo e compassione? Allora io lascio tutto e scappo, te lo dico.
lui – compra anche
il manifesto, chessò…
io  – dici che così non guarda?
lui – beh, proprio non guardare è difficile…
io  – senti, io non ce la faccio, vai tu.
lui – e vabbe’. Poi non dire che non ti voglio bene, eh.

 
“ce l’ha la cartolina coi due papi?”

[alla base di questa storia c’è un commercialista (che non ho mai visto), perché come insegna spiderman, c’è sempre un commercialista alla base di tutte le storie. Spero vivamente di potermi scaricare l’iva alla voce compenso nonna del commercialista. Nel drammatico giorno della scadenza della prima rata trimestrale, che dio abbia in gloria i commercialisti, un po’ meno le loro nonne]



and I'm waiting for you (categoria: mezzo intimismo di mezza stagione)
3 maggio 2007, 14:21
Filed under: puttanate intimiste

È un po’ che ci penso, a questa cosa, mentre sto qui che ti aspetto e mi fumo una sigaretta ideale.
Questo mio lavoro del tedio infinito è in centro supercentro, che in centro così solo la casa di Barcellona. Sto dietro il pantheon, in una stradina pedonale, imbottita di ristoranti con traduzioni di molto maccheroniche della parola maccheroni, di gelati dai colori discutibili, ma soprattutto, ovviamente, popolata da turisti di ogni fatta.
Se però poi distogli un attimo l’occhiale (da sole, sia mai) da modì tutto ma dico tutto a 9.99 eh, allora amaromontenegro, sapore vero: ci sono delle botteghe assurde sbucate fuori da mille anni fa, il corniciaio, l’incisore, l’imbalsamatore, l’agopuntore, il cicciopastore e via dicendo.
Beh, è molto bello.
A parte le folle di orribili motorini compenetrati tra loro, a parte la sovrabbondanza decisamente inquietante di forze dell’ordine di ogni ordine, a parte i macchinoni lustri con la patacca arancione e uno schiavo in servizio civile al volante, dico: a parte tutto questo che da tanta parte de l’ultimo orizzonte il guardo esclude, è molto bello.

Oggi dal panettiere, ma toh guarda, ho incontrato il capo, capo lasciato su circa cinque secondi fa, capo che è un tipo talmente carino che guarda, la parola capo gli si addice davvero poco. Tipo è uno che dice anche grazie e per piacere, roba da matti.
Comunque, per rimanere fedele a questa sua immagine di anti-zeboss, mi ha fatto abusare del suo posto in fila (con indicibile stizza degli astanti) e mi ha anche pure offerto il panino.

Dunque ho potuto consumare la mia versione di pranzo lavorativo preferita, rigorosamente in alone version (ci mancherebbe): nascondermi in un angoletto arancione, diventare invisibile e guardare il pantheon, guardare la gente impazzita con le digitali, guardare le facce di quelli che si fanno fotografare, guardare i capelli biondissimi delle svedesi e quelli nerissimi delle giapponesi (che generalizzazioni geografiche di merda, quanto sei provinciale, madonna) guardare gli ometti con le catenine e le borse fine, guardare i milanesi con gli zainètti.
Chissà se c’è un’ora in cui al pantheon non c’è davvero nessuno, beh, se quell’ora ci fosse, ecco, qui lo dico e qui lo nego, ma anche se quell’ora dovessero essere le sei, a me proprio piacerebbe venire a fare delle foto -brutte- come dico io.
E pensavo che sì.
Che proprio sì, che proprio qui, voglio stare.

Poi sono arrivata alla carta del panino, faceva anche un po’ freddo e allora son tornata su con la mia postprandiale sigaretta ideale e le mie nuvole dentro la testa.
Che tra poco, lo so, pioverà.