ma anche no


if I could be who you wanted
26 gennaio 2007, 19:07
Filed under: puttanate intimiste

Oggi mentre ero in fila al supermercato pensavo questa cosa qui. (fondamentale la localizzazione topografica, mi raccomando)
Che quando la gente è innamorata di te e tu non te ne accorgi, è semplicemente perché non te ne frega un signor niente.

Non è perché sei distratto, non perché sei tonno, non perché e perché ma solo ché è proprio dell’umana natura accorgersi unicamente delle persone che interessano.

Quindi è inutile pensare a come sarebbe stato a saperlo, perché sì, magari poi si combina pure qualcosa, ma ci sei dentro per i capelli, non con tutte le scarpe.

Punto.

Invece secondo me, quell’altra cosa, quella che proprio ti veniva il mal di pancia quando squillava il telefono, quella cosa lì anche a distanza di anni non te la dimentichi mica e quando ci si rivede, eh, ti sale la pezza ogni volta, magari non così forte, ma io sono dell’idea che se una persona ti è piaciuta forte, ti piacerà sempre, almeno un po’.

Comunque.

Un bel dì, vedremo
levarsi un fil di fumo
sull’estremo confin del mare
e poi la nave appare.
Poi la nave bianca
entra nel porto,
romba il suo saluto,
vedi?
è venuto!
Io non gli scendo incontro.
Io no. 
Mi metto là sul ciglio del colle
e aspetto, e aspetto gran tempo
e non mi pesa la lunga attesa.
E’ uscito dalla folla cittadina
un uomo, un picciol punto
s’avvia per la collina.
Chi sarà? 
Chi sarà?
E come sarà giunto?
Che dirà?
Che dirà?
Chiamerà Butterfly dalla lontana.
Io senza dar risposta me ne starò nascosta
un po’ per celia, e un po’
per non morir
al primo incontro.

(toh, bestie)



hai davvero motivo di vergognarti, credimi
26 gennaio 2007, 01:40
Filed under: mai piu senza

Dio che giornatine, che passano da queste parti, mm.
Tra un rinstallo e l’altro mi sono venute in mente diverse cose di cui dovrei vergognarmi, in esclusiva per voi: prendete e godetene tutti.

1. Mi piace leggere vanity fair, ma non ho il coraggio di comprarlo. Quindi leggo quello di vertigoz.

2. Quando sono contenta salto e spesso urlo anche. Per fortuna sono sempre incazzata. Lì urlo lo stesso, comunque.

3. Non ho mai visto quarto potere. Se è per questo, neanche tante altre cose. Però so a memoria erri e selli. Gesù.

4. Trovo il giornale di un’estetica offensiva e anche molto scomodo. Rapporto conflittuale, io e il giornale

5. Non mi piacciono i bambini, specie i neonati. Dopo invece, eh.

6. Non ho mai capito niente dell’iva, dell’irpef e di quegli altri milioni che pago all’inarcassa: pago e basta. Sono un personaggio ideale per le truffe, segnate pure.

7. Ho parecchio paura del buio, anche se ostento noncuranza in compagnia.

8. Parlo da sola, in continuazione. Una noia starmi a sentire, che non vi dico.

9. Questa è la peggiore, un episodio di schifoso meretricio senza appello. Il primo anno di università, torturata dall’idea che non sarei mai riuscita a dare geometria descrittiva, ho regalato a un mio collega bravo un biglietto di auguri per il suo compleanno, per convincerlo a farmi le tavole. So che non ho giustificazioni, ma la mia angoscia era tantissima. Comunque sono stata punita subito, ché non solo non mi ha punto fatto le tavole, ma si è anche convinto che fossi follemente invaghita di lui, così, per tutti e quattro gli anni a venire, quando ci incontravamo, mi sorrideva con compassione.

Non so se il fatto che mi piaccia il programma di fazio meriterebbe di essere aggiunto alla lista cose vergognose.
Comunque ora mi vergogno anche di questo post, e lo cancello, mi sa.



lost cause
16 gennaio 2007, 01:02
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Per dire cosa intendo per non essere affidabile, per dire.
Possedere un copripiumino rimasuglio barcellonese, decidere dunque che è il momento di acquistare un piumino a guisa di ripieno, così per fare finta che tutto stia cambiando, ah.
Recarsi da ikea e scoprire che non solo c’è da scegliere una dimensione che mi guardo bene dal sapere, ma anche un grado di pesantezza inversamente proporzionale all’affollamento del tuo letto: il mio accompagnatore senza proferir parola prende il modello molto molto caldo – 150×200.
Tornare a casa e scoprire che nel suddetto copripiumino ce ne entrano sette di questi bruconi, rimpacchettare il tutto e attendere un nuovo viaggio a ikea, in cui qualche munifico amico si comprerà il letto la cucina e altri ammennicoli che mi getteranno nella più nera depressione da senza tetto.
Dopo quindici giorni, scegliere per trottare da ikea, tra tutti i giorni pestilenziali, la domenica.
Sgomitare risolutamente nel mare di neosposi brilluccicosi.
Cercare disperatamente risposte nella signorina ikea di perché il piumino da 240×220 sia una piazza e mezzo.
P​r​ovocare un emicrania lancinante alla signorina ikea.
Telefonare a casa e aspettare che la mia genitrice misuri in pollici il copripiumino.
Trottare di nuovo nel reparto piumini, svuotare i cesti alla ricerca di 230×214, finché il mio accompagnatore number two, sulla via dell’isteria, non scarica nel carrello molto freddo – 240×220.
Ora la misura -inspiegabilmente- ci siamo, ma siccome la gradazione è modello “nel vostro letto ci sono orge continue e dunque non certo non vi starete a lamentare per un piumino leggero” mi aspetta un nuovo pellegrinaggio tra amo’ remane morto fine er griggio, possibilmente di sabato, per completare la casistica.
Ma non solo.
Scoprire che nell’estremo angolo sinistro del terrazzo ci sono due tacche di alice adsl del vicino, dunque sventolare vaio alla tramontana in pigiama, creare una postazione con sedia pieghevole, guanti da sci e sedici prolunghe una dentro l’altra, essere molto soddisfatti della cosa, nonostante la polmonite incipiente.
Scoprire di essere nel bel mezzo di una chiazza di piscio di gatto.
Essere guardati con sommo disprezzo da gente che sospira “i barboni del terzo millennio”.
Essere molto soddisfatti lo stesso.



creep
11 gennaio 2007, 02:38
Filed under: mai piu senza

Io nell’utile 2007 ho capito due cose che levati.

La prima è che non ho pazienza. Mai. Indi per cui sempre ci saranno dei refusi nelle mie cose, per molto o poco che ci tenga, ho questa smania di finire che mi fa concludere tutto in fretta, poco male se un poco male. Cioè no, molto male, però lì per lì devo concludere, smania, non mi tengo.
Se fossi un uomo, avrei i miei bravi problemini.  

La seconda è che io giudico le persone dall’ultima cosa che fanno. Quindi sì, metto in discussione amicizie ventennali per una frase, quindi sì, mi innamoro dell’ultimo stronzo che mi mette due parole in croce bene, quindi sì, sono un’idiota. Nessuno è al sicuro, ah. Però tutti hanno una possibilità, ah (quasi tutti). Ma la cosa peggiore è che questa riprovevole attività la svolgo principalmente nei riguardi di me sottoscritta, dunque, per esempio, se mi sono ingarellata, vuol dire che sono un’imbecille da sempre e per sempre e sicuro un dirigibile con lo striscione "fallita" sta volteggiando sopra casa mia.

Queste due cose messe insieme fanno sì che io, malgrado le mie ossessioni compulsive, sia una persona inaffidabile, ma del tipo più infido: di quelle che ti sembrano affidabili e invece non era vero niente.
Dunque gli oggetti pericolosi come il telefono, dovrebbero essermi preclusi nel modo più assoluto.

Ho poi come anche l’impressione di avere un talento naturale per inanellare una cazzata dopo l’altra, ma magari questa invece è solo un’impressione, eh.



København
6 gennaio 2007, 01:44
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Premesso che io per questi posti della scandinavia ho sempre avuto un po’ un’ossessione irrealizzabile, tipo che tutte le volte che si doveva andare saltava fuori qualcosa e non se ne faceva più nulla, e che quindi sono di parecchio contenta di essere alle tenera età che sappiamo riuscita a spingermi fin quassù, sebbene se la maledizione della scandinavia abbia colpito comunque, e il ginocchio di ciccio, per la precisione.
Vabbe’, un po’ diciamo anche forse pure che come quelle cose che a furia di intignare invano ti aspetti siano chissà che e invece poi, mah.
Però, ecco: mah.

La cosa che a me è piaciuta assai della Danimarca è il cibo, e questo perché il mio piatto preferito è lo stesso di joey tribbiani: panini.
Bene, su questo fronte, io mi sento di rassicuravi, [come le ginecologhe infasil. (dio sa come mi sia partito questo collegamento)] a panini qui stanno avanti, nel senso che proprio sono una portata che non manca mai, servita con tutti i crismi e soprattutto allo stesso prezzo di una teglia di caponata.

Massima stima anche per tutto quello che riguarda i dettagli: i bar e cose così sono belli da commuoversi, i piatti, i bicchieri, la disposizione delle foglie di lattuga rispetto agli assi dell’ellisse del pane, le maniglie, i tappeti, le posate. Se la tirano che progettano sedie, che sedie come loro nessuno mai, in realtà solo c’è solo la arne jacobsen come se piovesse, ma siccome la arne jacobsen a noi ci piace, io sono contenta così e non gli dico niente che invece non è vero niente.

La cosa drammatica della Danimarca sono effettivamente i soldi. Un po’ che c’hanno un cambio difficilissimo tutto pieno di migliaia e io non c’ero più abituata a fare quelle divisioni emicraniche dopo l’euro evento (ma diciamo pure dopo la quinta elementare) un po’ c’hanno i famosi soldi bucati (ma per risparmiare? eddai su) fatto sta che butto mucchietti di banconote a caso e poi scopro che questo delizioso quaderno con pupazzo mi ha sottratto circa sette ore di duro lavoro barcellonese.

La altra cosa drammatica della Danimarca è che ha piovuto considerevolmente e questo evento climatico è stato interrotto solo dal vento e altre intemperie assolutamente sfavorevoli al proseguimento delle funzioni vitali. Ma ad ogni modo nessun problema, perché qui caldo come quest’anno mai. Ah, ecco, mi pareva, infatti.
Comunque i colori qua non esistono, semplicemente perché non esiste la luce. Un garbato mondo in bianco e nero, molto anni trenta, non c’è che dire, poi spesso e volentieri si suicidano, ma è un piccolo tributo che bisogna pagare all’eleganza.

Si scroccano flat che è un piacere.
Gli uomini sono effettivamente bellocci, glabri capelloni e vagamente sporchi come mi piacciono a me, o meglio come piacerebbe a me metterli a bagno per un paio di mesi.
Le donne fortunatamente no.
Son simpatici quasi tutti, questo sì.

Ora son qua in mezzo allo jutland, nel bed and breakfast, circondata da delle bambole con risate sataniche, aspettando che i miei fidi amici mi portino del cibo.
Aspettando da circa tre ore, ora che ci penso.
Forse hanno incontrato i montoni.
O i monsoni.

O le danesi fighe nascoste.



new year's day
1 gennaio 2007, 16:54
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

I momenti miei preferiti di ieri sera sono tutti legati all’amaro fatto che ciccio si sia spappolata un ginocchio sciando, un po’ di giorni fa.

Momento uno. Arriviamo a ‘sta festa e quando Ciccio entra saltellando sulle stampelle, viene un tipo che non lo vedevamo da un po’ e le dice tutto serio e contento:
“Ciccio! Ma ti trovo in gran forma”

Momento due. Ciccio indica con la stampella dove sono tutte le sue cose.
Poi bofonchia che sembra il dr. house, dunque cerca di spiegare a noi poveri cristiani chi sia il dottor house.
E’ un film sui dottori.
Come ER? Ciccio schifata: No, non è splatter anatomico…
Come il medico in famiglia? Ciccio attonita: Ma che Banfi? Ossignore. Ma no, fa ridere…
Come i simpson? Ciccio sdegnata: No no, non c’è niente di orribilmente giallo e puntuto con vocette stridule…
Come il dottor robinson? Ciccio sconcertata: ma no ma no! No è tipo un giallo…
Come la signora fletcher?* Ciccio disperata si mette la testa tra le mani e invasata comincia a declamare con enfasi: allora proprio non mi sono spiegata, il dr. house, lui capisce subito, non come questi medici da cui sto andando io, lui è incredibile, sa tutto, ci ha un intuito…
Poi fa una pausa. Perplessa.
Ma che sto dicendo? il dr.house non esiste.
Ci pensa un attimo, si ricompone e, distaccata, con una certa noncuranza, dice:
Comunque è solo un telefilm, bah, io l’ho visto due volte, eh.

(magari ora dovrei scrivere una cosa tipo che dal vivo faceva più ridere, ma siccome se non ridete frega una sega, a posto così)

Poi la festa ghei molto carina. A parte che ho dovuto baciare un sacco di gente sudata, nonostante Ciccio cercasse cavallerescamente di proteggermi da quelli che si avvicinano protendendo le guance, dicendo laclauz no, a lei non piace.
Non vedevo della gente che si divertiva a una festa da circa quindici anni. Poi sì, che ve lo dico a fare, quella gente non ero io, che stavo in un angoletto fissando autistica “dagli assiri ai sassolesi” e chiedendomi perché io non abbia mai saputo niente dei sassolesi. Fortunatamente avrei potuto anche fare uno strip al centro della sala e nessuno mi avrebbe notato, dunque ero molto a mio agio, peccato solo non avere il vaio per una sveltina a free cell.

Poi è arrivato un messaggio che augurava tanta salute, per restare in tema.
Io questi che mandano i messaggi ciclostilati, eh, vedo che ci siamo capiti, ci siamo intesi.
Per la cronaca, il premio per il messaggio più figo invece l’ha vinto l’unico a cui ho risposto, perché nella vita c’è chi cià gli occhioni belli, c’è chi cià ha tutti i capelli e poi c’è chi ha questo talento qui, che sa scrivere gli sms.

Duemilasette, vedi ‘n po’ che dovemo da fa’.

*questo l’ho chiesto io, chiaro.