ma anche no


because the night
31 dicembre 2006, 15:33
Filed under: puttanate intimiste

Secondo me quando ti capita una cosa brutta, anche se capita solo nella tua testa, il momento peggiore, quello che proprio non si regge, è quando vai a dormire, a narcotizzarti, anestetizzarti: quelle cose lì che per un po’ puoi illuderti che non sia vero niente.
Perché sai che il prossimo momento in cui avrai conoscenza sarà insopportabile, ti sorprenderà quando sei ancora molle di sonno coi sogni metà aperti, quando non sarai preparato, quando ancora potresti pensare che non sia successo niente, e invece ti cadrà tutto rovinosamente insieme, senza avere tempo di metterti le mani in testa per ripararti, perché le mani e i pensieri saranno ancora sotto anestetico.

Quel momento lì, io, quando vado a letto, non posso fare a meno di pensare che sarà inevitabilmente tra poco e non potrò proteggermi in nessun modo, questo saperlo prima non potrà difendermi.
Come quando batti il mignolo sullo spigolo e prima che il dolore ti arrivi puoi contare fino a tre.
Come quando ti tuffi e ormai sei a mezz’aria e sai che indietro non si torna e che presto spash.
Perché ti rendi conto che la botta, è questione di poco, sta per arrivare.

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non studio non lavoro non guardo la tv non vado al cinema non faccio sport
30 dicembre 2006, 18:33
Filed under: mai piu senza

Capodanno, grazie, ecco, per cortesia.
Ché poi gli anni dispari a me portano una sfiga mica da ridere.
Sono sempre senza lavoro, negli anni dispari.
Ché questo anno dispari, in particolare, io compio trenta anni e a me di compiere trenta anni non mi va ma nemmeno per niente.Ché trenta anni mi sembra che proprio siamo fuori tempo massimo per tutto.
Per le calze a righe, tipo.
Per non avere una casa, un lavoro, quelle cose lì che non le ho.
Quelle cose lì che di nuovo me le devo cercare, ma cercarle e avere anche trenta anni e insomma, dai.

Poi.
Tante foto, tante cose, tanta gente, tanti posti.
Tante foto.
Ché sono andata all’arapacis e mi hanno fatto entrare gratis in quanto studente di architettura e secondo me era anche giusto perché ho meno soldi di uno studente di architettura e poi io non lo dico ma se proprio proprio me lo chiedono, eh. L’arapacis è bella molto bella ma sta a piazza augusto imperatore (che però è brutta), come il vittoriano (che però è brutto) sta al colosseo. Ora questa sicuro è una figura retorica speciale di metafora incrociata, ma siccome mi sa è un poco cavillosa da spiegare, famo che volevo dire che l’oggetto in sé è bello ma lì non c’entra una ceppa.

Tante cose. Giro per negozi di cessi e di letti per case altrui, di molto frustrante la cosa. Tipo che loro ti chiedono, oh cari, cosa cercate? E il mio amico approfittatore delle mie competenze minchione risponde IO cercO e allora poi nessuno ci dice niente che magari siamo una coppia in crisi e ci mettiamo a tirarci i cessi in fronte. Invece no. Siamo due persone che una ha una casa e una no e ad ogni modo per questo motivo un paio di cessi in fronte li tirerei comunque volentieri.

Tanta gente. Non sono mica abituata, io. Io dopo quattro ore di compagnia mi metto a giocare autisticamente con l’anello vagliando le pendenze dei tavoli e sperando di essere invisibile, che guarda, potrei scrivere una storia di uno che si mette un anello e diventa invisibile. Tana per tolkien l’autistico.

Tanti posti. C’è un locale tutto fatto di ghiaccio, io mica lo sapevo. Bello, utile, geniale, mai più senza. Ma la cosa più bella è che è a Monti. Rione Monti. Dove ancora si passa la roba dalle finestre col cestino. Io non lo so cosa ci ha in testa la gente. Poi c’è un atroce locale a San Lorenzo pieno di fiori. A me i fiori danno ansia. Cioè non i fiori veri, i fiori rappresentati. (Giuro che esiste una che ha paura dei bottoni, comunque) Insomma qua tutti dei grossi fiori ventilatori appesi, madonna che angoscia. In più il locale è pitturato di verde pastello, eh, ci siam capiti. Locale in cui una margherita costa dieci euro e aspetti due ore per averla. Locale da cui esci e pensi che quel proposito di suicidarsi, per stasera, non che fosse poi un’idea malvagia.

A me piace stare a casa appallottolata sul termosifone dove non ho i piedi freddi e non sono circondata da gente con camicie orribili.A me piace leggere con la schiena sul termosifone.Del bagno.Perché il termosifone del bagno è bello liscio.
Mi piace leggere lì con la schiena tutta attaccata, in quella posizione che nella mia tesi di laurea dico che è la posizione che proprio ci dovremmo tutti avere delle sedie per stare in quella posizione e per fortuna che ci ho pensato io a farla, eh.
Quella posizione che è quella che usano in india e tu che ne sai dell’india che non ci sei mai stata, lo so perché gli indiani che aspettano l’autobus stanno sempre così e poi ma checazzo ti frega, ma se ti dico che lo so.

Comunque.
Dicevo che a me, uscire, niente proprio.
Per questo sarebbe bello avere una casa dove la gente dice le sue cose e io intanto ci ho la schiena sul termosifone e la gatta dice le sue cose e beviamo le camomille alla menta e pensiamo i pensieri della coscienza ma anche quelli della massima esistenza senza mai perdere di vista la demenza.



bbonnatalebbestie
22 dicembre 2006, 16:06
Filed under: mai piu senza


 
(spero si afferri il sottile simbolismo "non sono dimagrita manco per il cazzo")



come io e te che stiamo a guardare tutte queste cose passare
18 dicembre 2006, 15:05
Filed under: mai piu senza

1. Vado e vengo, ché c’ho un sacco di cose inutili da fare e da pagare, ma soprattutto perché sono parassita della flat di un munifico vicino che spesso e volentieri sul più bello si disconnette. Capito, il bastardo? Sempre in balìa di questa gente incostante, io.

2. Per motivi che non andiamo a appurare, sono andata a una messa. A questa messa io ho visto con stupore che le ostie si danno in mano adesso, così poi la gente se le mette in tasca e bon, per quando ha fame. Allora ero con la mia nonna che si è messa lì in fila con i pugni ben serrati nel cappotto, roba che io non l’ho mai vista con le mani in tasca, la mia nonna, e invece proprio aveva l’aria pugni chiusi, lotta dura. Un fenomeno, la nonna.

3. Domani devo andare da amico dentista e c’ho un poco paura, ché questo amico dentista gli piace farmi della psicologia e gli riesce parecchio male, secondo me. Poi c’ho paura anche perché lui è uno che ci tiene che mi vesto bene e mi pettino e cose così, quindi speravo mi avrebbe dato un po’ più di tempo per organizzare, chessò, minimo un soggiorno in una beauty farm, prima di esporre i miei punti neri alla sua impietosa lampada da dentista.

4. Sono a casa, sono ancora un po’ stordita, poi c’è questo tempo infame che non aiuta, quando rifletto che è il caso di pensare a che cosa vorrei combinare nel mio prossimo futuro, improvvisamente mi ricordo che devo urgentemente foderare i cassetti con la carta a righe e che quell’etichettatore rosso che c’avevo ma dove è finito.

5. Ora poi mi è successa una cosa che non ve la dico, però, eh. Una di quelle cose che tu pensi per tutta la vita che hai un ruolo e il tuo ruolo è essere un inconcludente, e poi invece, eh, non è che proprio concludi qualcosa, però insomma, ti ci fanno credere e allora non sai più bene che pensare, quale è il tuo ruolo adesso, i looser ti cacceranno fuori a calci dal circolo? Non so. Un po’ spero che vada tutto in vacca quanto prima così posso tornare a lamentarmi al più presto della mia vita fallimentare. (tanto ora sicuro sarò punita per aver pensato che forse concluderò qualcosa, già lo so)

Post Scriptum. Ho rincontrato una bilancia dopo un anno: ho visto numeri che voi umani non potete nemmeno immaginare. Praticamente ho messo su un chilo al mese, per fortuna però posso condividere il problema con la gatta, che pure lei sfoggia orgogliosi rotoli saltellanti. Robe da femmine.



il fuggitivo
9 dicembre 2006, 01:21
Filed under: mai piu senza

Stavo guardando il fuggitivo e facevo queste disparate considerazioni della solita utilità.

1. che io questo film l’ho visto che ero al liceo, al rouge et noir, storico cinema di via salaria dove ora c’è una sala da bingo. Il che mi porta a dedurre i sottopunti:
a) quanto sono vecchia se già non esistono più i posti dove andavo da giovane?
b) ma chi cazzo va nelle sale da bingo?

2. che il ciccio ci aveva una giacca viola per sciare e gliel’hanno venduta dicendo modello il fuggitivo e allora questa giacca per noi si chiamava la giacca viola quella del fuggitivo però io non ci credevo mica, cioè pensavo che gliel’avessero detto così e invece no: ha davvero quella giacca. Allora l’anno scorso a ciccio le hanno aperto la macchina e rubato delle cose e lei mi ha detto: ti dico cosa, ma sarà orribile, e ha detto la giacca del fuggitivo e io pensavo fosse quella la cosa orribile, cioè per me lo era, ma poi invece la cosa orribile era la borsa bellissima che le ho regalato quando si è laureata. ‘Nfami.

3. che io, se fossi fuggita io, eh, mi sarei seduta e messa a piangere in un angolino e allora insomma si capisce perché hanno chiamato harrison ford e non laclauz, che secondo me io non avrei credibilità a fare un film così. Poi anche per un’altra serie di motivazioni minori, ma quelle dopo.

4. che sì vabbe’, è vero che non è questa la parte importante, però secondo me c’è un afflusso di denaro un po’ incomprensibile in troppi punti, specie che ha sempre dei vestiti nuovi non si sa come. Invece che rimanga vivo dopo un salto da 500 metri quello va bene. Occhei, ma almeno di quello se ne stupiscono tutti, dico.

5. che io non capisco mai tutti questi poliziotti che si accapigliano fra loro, quali sono di un tipo e quali di un altro e perché si litigano, allora c’era sempre quel mio famoso fidanzato che io gli chiedevo e lui mi spiegava bene bene che c’era il grandissimo odio tra queste forze dell’ordine. Ecco, io oggi guardavo il mio film ed ero contenta, davvero, ché a me mi piace harrison ford, però poi mi è venuto da chiedere perché litigavano, che cazzo fanno i federali, perché sono così poco collaborativi, e allora ho pensato che se lui ora non fosse in un altro continente, con un altro fuso orario, io l’avrei chiamato e gli avrei chiesto di spiegarmi di nuovo a cosa servono i federali.
Secondo me lui
me l’avrebbe di nuovo spiegato bene bene.


I hear your voice
8 dicembre 2006, 15:00
Filed under: mai piu senza

Tipo ora io potrei anche magari scrivere delle cose, ma siccome ho scoperto di possedere un tapino microfono e voglio arrivare a dei livelli oltre di sputtanamento, facciamo che queste cose le dico di modo che tutti possano farsi beffe del mio pesante accento capitolino e dei miei perniciosi ultrasuoni, per festeggiare il mio ultimo finesettimana iberico.

Eh.

(questa cosa qui è dedicata a tutte le persone che mi sono venute a trovare qua e poi, ovviamente, all’imprevedibile. Se non si sente, tanto meglio.)



modest mouse
2 dicembre 2006, 12:23
Filed under: mai piu senza

1. Quanto sia grama la mia vita ve ne fate un’idea forse, ma dico forse, se vi dico che per fare la doccia, – bell’eufemismo la parola doccia – uso due pentole riempite nel lavandino. Son esperienze utili, comunque, tipo ho capito che chi ha coniato la dicitura capelli spaghetti evidentemente è passato attraverso questo istruttivo procedimento in cui ti lavi con delle pignatte dove stagna la pasta attaccata, e volendo anche quella robetta molliccia che lasciano gli gnocchi.
I piccioni mi puntano.


2. Io volevo un mouse piccino cordless, o quanto meno una minchiata tipo filo avvolgibile, ma alla fine sono uscita in compagnia di un enorme raton con due metri di coda perché mi piaceva la commessa e vedevo che si stava ingarellando. Sono tornata a casa in parte esecrando la mia empatia per le lentiggini e in parte ringraziando iddio che non mi avesse proposto il volante della playstation.


3. Mi hanno chiamato i miei genitori e hanno cominciato ad alternarsi in una serie di rassicurazioni da hippie in pieno woodstock: “ma vabbe’ in qualche modo si fa” “eh, bella l’avventura” e chi più ne ha più ne metta. Secondo me devono aver visto una puntata di ballarò dedicata ai genitori di figli disoccupati. Il primo consiglio era fatevi una canna e aprite le porte della percezione.


4. Mi continuo a svegliare a ore immorali e poi l’umanità viene giustamente punita con l’immondo spettacolo di me che dormo nel treno con la testa che oscilla a destra e a manca come i famigerati dadi di peluche. (Non posso escludere di avere la bava, la lingua di fuori o la bolla dal naso, ma nemmeno lo so con certezza.)


5. Meno tredici. Non ho ancora deciso se sono contenta o no. Nel dubbio, mi lamento.