ma anche no


seriezza
26 novembre 2006, 21:49
Filed under: mai piu senza

Non so, a me sembra che le altre persone, qua, vivano bene, non so se perché loro non hanno cani e coinquiline o se sono io che devo spaccare i maroni a tutti i costi.
Tipo anche la città.
Il posto dove sto io, dico.

A lato destro, venghino venghino dams y caballeros, le ramblas, quindi turisti a tutte l’ore e attrattive per turisti un pochetto brutte, dall’altro di questa mia casa c’è il raval che è il quartiere paki, quindi ci sono tutte queste tiendas paki, con le scarpe 46 con le fibbie o dei generi alimentari di dubbia commestibilità accatastati su giacche di pitone lilla, popolate dall’intiero popolo del suk. Ora io non ho niente contro quelli del suk, ci mancherebbe, però non mi sembra tanto giusto andare a Barcellona, se voglio vedere the original suk.

O no?

Forse no.

Comunque. 

Sono molto vicino a plaza catalunya, comodo comodo, ma se tanto lavori a fanculandia, che guarda caso, è il mio caso, non cambia molto.

La sistemazione casa, vabbe’, già si è detto tutto.
Ora io non è che ci voglia il male, a queste mie coinquiline, però eh, come dire, ora che sono partite due settimane la vita mi sembra più bella.

Più profumata, soprattutto, eh.

Poi il lavoro, uhm. Io ho come l’impressione che tutti i lavori mi annoino e che ogni scusa sia buona per andare a cazzeggiare, mentre mi pare di vedere che per il resto del mondo non sia così. Quindi non so, magari non era vero niente, quella cosa che mi piace lavorare, e la mia indole naturale sia grattarmi la panza.

O forse ho sprecato tutte le energie nella mia brillante carriera scolasticouniversitaria e ora la mia vena stacanovista si è esaurita.

Eh.
Chi lo sa.
A me delle volte sembra che so fare delle cose, o quanto meno dico che se anche emiliofede ha trovato un lavoro, perché proprio a me dovrebbe capitare la disoccupazione perpetua? Poi però, all’atto pratico, mi rendo conto che faccio un sacco di refusi e divento preda di queste ossessioni di fuga cazzeggiona e allora forse invece no, forse non era vero niente e disoccupazione perpetua per me.
Il che getterebbe un’ombra un pochetto oscura sul mio destino prossimo e futuro.

Dunque io ora, ora che tra poco di nuovo dovrò cercarmi un lavoro, ci chiedo di queste cose, alla mia testa, e a dirla tutta non sono mai belle conversazioni, con questa mia testa, sembra di stare a buona domenica, eh.
Intanto a furia di pensarci continuano a venirmi i brufoli.

Quindi, riassumendo: quando mi alzo e fuori è buio e cammino nella mia strada buia schivando le chiazze di vomito io penso che basta dai, basta così, e quando il venerdì non arriva mai e quando devo già andare a letto e quando non posso giocare a foto io penso che dai ora si va via.

Però poi?
Ho come il vago sospetto che sia un setting duplicabile all’infinito.
Allora penso forse se, chessò, pulissi le strade o andassi all’università del legno, tutto questo non succederebbe.
Poi per fortuna non ho più tempo di pensarci perché è già ora di andare a dormire.


le cose non sono le cose
24 novembre 2006, 10:33
Filed under: puttanate intimiste

Eh, cose così.

Al di là dei fatti, che pure ci sarebbero da raccontare cose, oggi è uno di quei giorni in cui mi sembra che le cose mi si rivolteranno contro all’infinito.

Ma non le cose tipo la sfiga quotidiana, proprio le cose quelle che faccio. Questa cosa di sbagliare e cadere e rialzarsi, che poi se guardi bene c’hai un sacco di sbreghi e quando meno te lo aspetti, eh, tirano.

Io mi sbaglio.

E allora bella forza, tutti si sbagliano, ma invece no.

Io mi sbaglio perché mi credo sempre che le cose siano diverse, che tutti seguano il mio copione personale, e poi quando mi rendo conto che invece, ma sai che, ma per niente proprio, ecco, allora, io ci resto male.

Quindi non so, penso che chissà quante cose in realtà sono diverse da come io le vedo, che forse io sono come le mosche con cento occhi quando gli altri ne hanno due (o viceversa) e che non c’è niente di oggettivo e la realtà è sempre soggettiva, se mi ricordassi quale filosofo lo diceva.

Però in questo soggettivismo, relativismo, come vogliamo chiamarlo, io mi accorgo che continuo a sbagliare e allora non so, non so bene, cosa dovrei fare, forse cercare quella gente che anche lei ha cento occhi e andare tutti insieme a mangiare merda.

Allora, con questo incessante intimismo, la smettiamo o no?

No.



memories
17 novembre 2006, 13:49
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Vabbe’, zidane è tornato e è anche ripartito, aveva un maglione a righe arancioni e marroni e io verdi e marroni che facevamo tanto l’ape maia e uilli. Uilli, già, che davvero ora è il caso di chiedersi  che ruolo avesse. Secondo me era un precursore del -dimodissima- amico gay. Comunque il ragno dell’ape maia mi faceva una paura che quasi quanto la strega di biancaneve.

L’ape magà invece non la seguivo, una stracciacazzi lagnosa che manco io.

Poi a me gli insetti fanno un po’ schifo. Un po’ molto, eh.

Tipo che io quando potevo esprimere un desiderio esprimevo spesso che tutti gli insetti andassero su altro pianeta, e questo a posteriori dà da pensare al mio nobile cuore che mica li voleva morti, solo trasferiti.

Comunque non si è realizzato, mi sento di confidarvi.

 

Io mi ricordo che c’avevo il cervellino che friggeva sulle paranoie del futuro fin da piccolissima, quando guardavo i cartoni pensavo sempre come si fa a non aver più voglia di guardare i cartoni? Cioè come funziona questa cosa che non li guarderò più neanche io? Grande preoccupazione mi dava, questo pensiero. Poi però lo so perché ho smesso, perché hanno cominciato a fare dei cartoni animati brutti brutti brutti, in cui non ci si poteva immedesimare.

Ah, ora tiriamo fuori dei dettagli trash della mia infanzia – interessantissimo.

C’era questo cartone di una ragazzina che si trasformava in una maga con dei vestiti da bordello grazie a un formidabile braccialetto magico e io, nella mia infinita operosità, lo avevo riprodotto paro paro, un accrocco di plastica e carta che levati, e mica per i miei piaceri privati, no no, ci giravo per strada, eh, parecchio tronfia.

Insomma, ciccio, lo sai dove sto andando a parare, vero?

Eh, che questo braccialetto lo avevo fatto anche a ciccio e così andavamo in giro a trasformarci nei camerini dei negozi e poi il giorno dopo si recensiva, con un certo fare annoiato da vecchie bancarie, quante volte c’era toccato trasformarci e in cosa e che dura la vita della trasformista, eh.

Ma era con le bambole che davo il meglio della mia vena istrionica. La storia era di solito che uno degli infanti stava morendo, bisognava fare una spedizione in antartide per salvarlo e allora, siccome io ai dettagli c’ho sempre tenuto, si andava in terrazzo in pieno inverno con questo codazzo di bambole intabarrate e si intraprendeva una drammatica spedizione farcita di non ce la potremo fare mai, resistete ma che di solito finiva tragicamente.

Che soddisfazione.

 

Poi a dodici anni, quando mi sono innamorata di mr.G, ho partorito un gioco assolutamente geniale, in grado di conciliare la mia passione per mr.G con quella per le scatole di pennarelli. I protagonisti eravamo tutti noi sotto forma di pennarelli, il ciccio oltre che il suo aveva, ovviamente, il ruolo di mr.G (che pazienza quella donna, seriamente) poi c’erano una serie di personaggi collaterali tipo il nonno di cicciabum che era il pennarello marrone. Di solito ne venivano fuori delle trame pericolosamente in bilico tra il surreale e il sarcastico, mi ricordo delle risate ma delle risate che, eh, quasi quelle che ci facciamo ora quando parliamo delle nostre situazioni sentimentali.

Uhm.

Mi sa che è il caso di ritirarli fuori, i pennarelli.



mi scappa la pipì papà*
11 novembre 2006, 17:24
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Stamattina dovevo fare pipì e c’era conqui due in bagno e mentre ero lì fuori che aspettavo in profondo coma narcolettico, con l’idea di riarrampicarmi di corsa in cama doble, mi è venuta in mente una cosa che mi sembrava di aver dimenticata e invece.

Che una volta io avevo un fidanzato e con questo fidanzato ci si voleva proprio un gran bene. (E questo no, non mi sembrava di averlo dimenticato, questo)
Che aveva una cantina nel seminterrato di un palazzo dove andavano a suonare, questo mio fidanzato e i suoi amici. (E questo, mah, proprio se me lo chiedevi lo sapevo, però diciamo che sta nel cestino, pronto per)
Che una domenica pomeriggio stavamo in questa cantina e mi è sovvenuto che dovevo far pipì e era tutto chiuso e non sapevamo proprio che inventarci, finché abbiamo visto che c’erano dei bicchieri di plastica e io ho fatto pipì in questi bicchieri di plastica che vuotavamo nel giardino livello terra fuori dalla finestra.
E bisognava occuparsi del bicchiere e io continuavo a ridere e lui continuava a dire ma non è possibile che sia così tanta e insomma fatto sta che da quel giorno, tutte le volte che uscivamo, questo mio fidanzato mi chiedeva, anche dal citofono, hai fatto pipì? (la risposta era sempre no, comunque)

Io quella volta ho pensato che però com’era intelligente questo mio fidanzato, e poi l’ho pensato anche tante altre volte negli anni a seguire, ma stamattina, ecco, quando mi è tornata questa storia, pensavo che le persone con cui hai fatto pipì nei bicchieri, quelle, non è proprio possibile che un giorno non ci si voglia più bene tutto quel bene lì.

*Mi sembra doveroso avvertire che la voce del bambino di mi scappa la pipì papà era di un fidanzato di una mia compagna del liceo, che siccome aveva le tette grosse era fidanzata un po’ con tutti, però di costui se ne bullava particolarmente per questo suo passato da showman.
E voglio ben dire, eh.



ma prima della mattanza faremo esplodere questa stanza
9 novembre 2006, 14:55
Filed under: mai piu senza

Qua il clima è un filo da ten little niggers, visto che hanno cominciato a andarsene uno a uno tutti i protagonisti. Stiamo a fare pranzi e cene di despedida tutti i giorni, mah, io sto iniziando seriamente a chiedermi se dovrei lavarmi di più, o se sia forse a causa di questo raduno nazionale di brufoli di che ha deciso di campeggiare selvaggiamente sul lato destro della mia faccia.

Però grazie a queste misteriose dipartite ho finalmente agguantato una delle due ambite posizioni spalle al muro: non c’è che dire, tutta un’altra vita.

Ho detto a mr.bean che me ne vado, lui si è messo a ridere e insomma mi è venuto come il sospetto che nessuno contasse molto su di me qua, eh.

Cioè giustamente, ma comunque.

Si torna a casa, che poi casa è una parola grossa, destinazione ignota, per il momento.

Che delle volte io mi penso, ah sì si torna a casa, ci sono i gatti e lo stracchino, ma poi delle volte mi penso anche eh, boia, cazzo faccio io a casa? E devo ricominciare con quella francamente angusta storia di cercare un lavoro, dire che sì, che qui, che lì, che sono bravissimissima non se ne fa un’ idea, ma soprattutto devo tornare nella casa degli orrori a dare spiegazioni sul sul mio autismo e eh, io non so mica se ce la faccio.

Tipo, questa cosa di lavorare, eh.

Non va mica bene.

Ché io lavoro solo per pagarmi una casa e poi questa casa mi si riempie di cani e di lesbiche e di utenti emule e allora no no no non ci siamo.

Ché a me mi piacerebbe non doverci pensare, a questa cosa della casa, ché secondo me non è giusto che c’è della gente che ha una casa e non la vuole dividere con me, che tanto sono autistica e non do nessun fastidio. Vabbe’, un poco fastidio, ma poco.

E comunque sono di nuovo senza un lavoro e io non ci posso credere che sono di nuovo senza lavoro e mi chiedo ma con tutti i lavori che ci sono possibile che nessuno per me ci sia?

Allora, con questa lagna, la smettiamo o no?

No.

 

Poi torno a casa col treno e il treno a me piace, solo che ho tutti questi pensieri che premono uno sull’altro e io vorrei andargli a dire oh pensieri, basta un po’, e fare tutti dei pacchettini con l’etichettatore per i rispettivi argomenti e poi mandarne in giro qualcuno, così, random, come fa il mio telefono nuovo, senza chiedere mica niente, che una mattina mi sveglio e c’è un buco lì dove c’era prima il pensiero e allora quello dietro si sposta sul sedile davanti e siamo pronti per la mattanza.



heartbreaker, oh yea.
3 novembre 2006, 00:01
Filed under: ipn soap

setting: cena, colleghi (per la cronaca: cheduepalle, peperoni ovunque e paghetta scialacquata drammaticamente per tre bottiglie di vino che non ho bevuto)

– uhe tu, gli hai spezzato il cuore a zidane
– ? (merda, hanno trovato il blogghe)
– eh, sono andata a dirgli ho visto che sei piaciuto a laclauz, eh
– … (sagace, la ragazza)
– e lui tutto mogio mogio mi ha detto “eh, magari, le son talmente piaciuto che se ne è andata”

(applausi, prego)