ma anche no


world has turned and left me here
30 ottobre 2006, 01:11
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Ah che belle cose che mi succedono a me, voi non ve ne fate davvero un’idea.
Tipo che.
Venerdì c’è stata l’inaugurazione dello showroom, una cosa di molto raffinata con tutti dei colorini da noi siamo persone molto eleganti, qui. Bella roba, sul serio. Se non che io la sottoscritta laclauz ho dovuto passare la mia mattina con un badge al collo a fare presentazioni in castigliano a tutta la delegazione nazionale e quindi un attimo mi sudava la schiena. Vabbe’.

Detto ciò, mentre me ne sto lì che mi penso alla maglietta che si appiccica alla schiena (bella immagine davvero, grazie) la segretaria magra mi piazza davanti uno zidane con un po’ più di capelli, dicendo ehy, il nostro delegato di Tenerife è italiano. Ma buon giorno, dico, e penso che guarda mica che ne incontro pochi di uomini degni di nota, solo che poi, eh, insomma, ci siamo capiti, via. Faccio la mia presentazione per ben cinque volte, accendi spengi metti il diffusore togli il diffusore, optica wall washer che visto che robe, eh? E tira giù le robe e metti la lente fresnell e altri numeri a metà tra la velina e l’elettrauto.
Faccio carriera, non c’è che dire.

Insomma dicevamo, questa cosa finisce e siamo tutti e trentatré ingurgitando una tortilla considerevolmente unta, quando zidane mi artiglia ma ehy ma tu ma come ma perché. Io attacco la mia pippa doc, lui c’ha questi occhi pazzeschi molto blu e mi fissa proprio fissa fissa e io penso vediamo un po’ che c’ha da dirci questo zidane che poi magari c’ha quattro bambini per via di quella cosa che io non sono tanto brava a capire le età.
Eh -dice zidane a un certo punto- ché questo mio amico poi c’ha trentatré anni come me – e allora io penso che beh sì tra un’ora devo prendere l’aereo ma cosa sarà mai un aereo di fronte allo zidane della mia vita e sto lì e ascolto e ascolto guarda spostiamoci un po’ qua che siamo in mezzo e eh ma guarda un po’ ma anche tu davvero non mi dire.
Il tempo passa e lui c’ha questa cosa che proprio mi guarda negli occhi senza staccarli e a me queste cose eh, insomma, son tonta, si sa, insomma proprio quando stavo decidendo che sì vabbe’ l’aereo, tanto io mi sparavo dritta dritta a Tenerife, viene fuori “anche la mia ragazza è di lì”

Ecco, appunto, stavo giusto dicendo che io ho l’aereo eh, tante care cose a te e anche a quella gran signora della tua fidanzata, tanto avevi delle brutte scarpe, ciao ciao. Solo che poi, in rapida sequenza per non tediarvi con le mie avventure aeroportuali di ordinaria amministrazione: la macchina di laura non parte, dopo mezz’ora parte e procediamo tipo speed col terrore di dover frenare, traffico da manuale alle tre del pomeriggio che tu dimmi davvero, allora mi molla a metà prendo la metro che a tre fermate da casa, ah, guarda “avaria”. Scendo, lola corre a casa con lo zainone (grazie a dio non avevo i tacchi. Gli idraulici siano lodati nei secoli dei secoli) salto i cani vado a prendere un bus che arriva dopo mezz’ora sudo come un cammello, vedo una malvestita che vorrei fotografare perché davvero merita, magari la disegno, arrivo all’aeroporto e ho dimenticato di stampare la seconda parte del check-in online e allora lì io dico solo signorina hostess, lei davvero non se ne fa un’idea di in cosa sono passata io oggi, pure in uno zidane fidanzato, insomma, ecco, faccia un po’ lei, eh.

Fa un po’ lei, l’aereo non cade e mi ritengo soddisfatta.
Poi c’è una parentesi di circa ventiquattro ore senza aerei, ore in cui la mamma mi ricorda perché vivere a Barcellona non è poi così male, grazie una schiera di: -ma con quella maglietta grigia vai in giro – ma per l’amor di dio pettinati – stai sempre con quel coso lo vedi che sei autistica-
Che poi questa dell’autistica è nuova.
Di solito era che facevo troppo tardi in giro.
Mi sembra di vivere in cara ti amo, mi sembra, a me.
Comunque.

In mezzo alle ventiquattro ore ci sono altre più o meno rilevanti storie di un uomo saggio ma calvo, di una maglietta da rugby molto inutile, di un libro molto introvabile, di un uomo molto impegnato, di una superstar molto antipatica, di un bianco che più bianco non si può, di un panino molto cattivo.
Fatto sta che ora sono di nuovo sull’aereo, che è partito con non una ma due ore di ritardo e mi devo svegliare all’ora che tutti sappiamo e sono le 23.25 ora legale e siamo ancora sopra un nebbione e dunque penso che il brufolo da competizione che sta sgomitando per irrompermi sulla guancia è assolutamente legittimato.

Aggiornamento di mezzanotte e quarantasei: ho dimenticato la borsa sull’aereo, mi sono seduta sul pavimento, ho pianto, ho fatto tutto il percorso contromano, ho incontrato una signorina col foularino da sposare seduta stante che me la ha recuperata e adesso sono sul pullman e penso che è davvero molto tardi e che arrivare all’aeroporto senza nessuno che ti aspetti né qui né lì è proprio triste e che per questa cosa di viaggiare io non ci sono proprio tagliata e che io scendo qui, grazie.



moan moan
25 ottobre 2006, 14:50
Filed under: mai piu senza

(Su consiglio di ardez, allego la sempreverde testimonianza delle 04.20, così, per avvertirte chi ancora non avesse avuto il piacere di sentire le mie lagnanze a distanza intersatellitare, che ho ceduto ai gentili richiami della depressione. Io credo che sia perché a lungo andare fare la vita da eremita con le verdure surgelate e la chimica notturna e ammazzarmi di pizzichi in questo luogo denominato sede di lavoro, può dare delle noie, ma non escluderei che fosse perché sto mangiando un sacco di frutta e questi sono gli effetti collaterali)

 

Tipo, fa parte delle rinomate questions “io se mi incontrassi dio”, eh: ma perché cazzo mi sveglio a quest’ora e non come sarebbe d’uopo tra due?
(considera che gli ultimi quattro commenti sono tuoi, eh, dico facci un pensierino pure su questo, visto che tanto sei sveglia)
Tipo che io vorrei dire delle cose.
ForZe.
Mi sa che sono nel periodo intimista, altimenti noto come periodo blu.
Chi mi capisce è bravo, e dico sul serio.
(chiaro che non rispondo di quello che scrivo alzandomi in notte piena, spero che questo commento si autodistrugga quanto prima.)
Ma no è che solo dovevo provare se la rete funziona con il pc mostro di coinquilina uno spento.
Funziona.
Il che fa pensare che siano problemi suoi e dovrebbe farci qualcosa lei, o no?
Ci sono un paio di mail che ci dovrei anche rispondere se esco dal mio personale trip epistolare, è solo che qua c’ho una vagonata di tapiri che devono pur mangiare in qualche modo.


Ho un mal di testa cosmico, e te credo, o meglio, e non sai tra due ore, eh.
Ho di là delle verdure mezze scongelate nel portapranzo e insomma, diobono, ma che cazzo di vita faccio?

Tipo che no, mi sa lo lascio il commento, così, per una nuova categoria “testimonianze psicadeliche di una giovane testa di cazzo”, e togliamo pure giovane.
Orvuàr.



I'm breakin' down
19 ottobre 2006, 22:11
Filed under: mai piu senza

1. Il supermercato ha riaperto con nuovi colori e sapori, quindi ehy, tutta vita. Ma soprattutto nuova disposizione delle cose, un delirio, io da brava cavia cercavo forsennatamente l’insalata tra i deodoranti, giravo barcollando tra gli scaffali in un disorientamento inquietante, ché qui abbiamo già poche certezze, ma se mi spostano pure il formaggio, ecco, io so che non sono lontana dall’avere una crisi isterica davanti a cassa e cassiera nuove di pacca.

2. I cani si danno al pazzo abbaio a tutte le ore, io ho dormito otto ore in una settimana dunque secondo me ho tutto il dritto di uccidere qualcuno quanto prima. Diciamo, per usare un eufemismo, che sono viva. Qua si fa manutenzione e basta, e pure male, dato quel che si mangia e si dorme, nonché il lavaggio, che lascia molto a desiderare visto che l’acqua, ah come siamo evoluti, è solo modello doccia svedese, ustionante o gelata: raffreddori della madonna, però alla circolazione eh, guarda, fatti servire.
Le cose fighe di vivere con due ragazze sono: uno, che non si trova mai la tavoletta alzata, due che il bagno è pieno di creme sciampi bagnoschiumi e cazzi vari, quindi se ti capita un intermezzo senza libro non rischi mai di annoiarti.
Soprattutto visto che sono in russo.

3. Ho un telefono nuovo che suona pure, solo che non c’è più quella gimcana per inviare i messaggi e io che ero abituata alle risposte multiple incrociate per decidere se davvero era il caso adesso mi ritrovo a spedire per l’etere roba con troppa leggerezza, tipo che dico no aspetta che fai ma come non mi chiedi prima se sono sicura che i miei gatti mi vogliano bene?
Ma tanto per fortuna non mi chiama nessuno, dunque il problema è marginale.

4. Ho capito che questo lavoro è due palle così, il che mi porta automaticamente a pensare che anche con quello di prima per una ragione o per l’altra ero giunta alla stessa conclusione e dunque mi chiedo se devo andare in tibet o chiedere al cestino di windows di cancellarmi ché sì sono proprio sicura anche se non ho la certezza matematica dei sentimenti dei gatti. E le solite cose, quelle che le sai perché siamo tutti uguali.
Fortuna che ci sono le foto.
E le buste gialle con gli scoppi dento.

5. Una prece: se volete scrivermi delle cose orribili, per favore, non lo fate di questo periodo: i miei già peraltro noti squilibri mentali frullati con l’attuale problema dei nervi frappi, potrebbero far sì che me la prendessi eccessivamente a cuore e facessi una sciocchezza irreparabile.
(Tipo cancellare il blog)



I wanna be your dog
12 ottobre 2006, 23:15
Filed under: mai piu senza

Punto uno. Coinquilina uno mi bussa con una maschera di terrore piantata in faccia e porgendomi tremante il telefono mi chiede è per te questo messaggio? Il messaggio in questione è “te mato” che anche i più sprovveduti sanno, significa ti uccido nel nostro idioma natale. Il messaggio, ovviamente è per me, e soprattutto, ovviamente, è stato lasciato da quella furbona di mia madre. Comprensibilmente loro ancora più basite mi chiedono con gli occhi di fuori perché mai mia madre faccia alla segreteria queste ammonizioni terroriste, e beh, come spiegare che mia madre quando trova il telefono occupato si innervosisce giusto un filo più della media e come dire lascia trapelare questo suo sentimento senza molte inibizioni? Dico eh sapete, in italia si usa così. Già.

Punto due. Il nuovo parco insegnati della palestra è stato scippato in blocco al circo togni: venghino venghino, abbiamo la nana sotto il metro, la donna baffuta però con il tocco degli classe abiti di barbara bouchè, l’uomo cannone ma con gli occhiali. E’ la prima volta che frequentare una palestra non conduce al crollo immediato dell’autostima. Ieri una mi ha chiesto se ero io l’insegnante e ora a pensarci bene non è proprio un complimento.

Punto tre. Inizio a coltivare il sospetto che le due ospiti russe siano lesbiche, e non lo dico tanto perché una delle due sembra parecchio un nano (nano io non ti aborro ma nemmeno ti apprezzo nella tua nanità) vestito da robin hood o perché dormono nude insieme, giammai questi pregiudizi potrebbero albergare nella mia candida mente, solo che in casa è comparsa la guida per gay e allora, dico, mi è venuto questo sospetto. Ora la cosa non mi turberebbe se non fosse che dormono in soggiorno dove sovente mi reco a smanettare il modem e trovo loro che si smanettano a vicenda. Tipo in questo momento stanno facendo degli urletti isterici correndo e io non ho il coraggio di andare a fare pipì per paura di incontrale nude che giocano a ruba bandiera nel corridoio. Comunque, ora ho anche le due russe lesbiche: decisamente la mia vita è un cliché. Ma anche un cachet, volendo.

Punto quattro. Ho conosciuto un fanciullo che stira le lenzuola e i pigiami e questo mi ha dato da pensare all’esistenza di quell’oggetto chiamato ferro da stiro che come utilizzo in questa casa è giusto un paio di posizioni sotto allo spremiaglio. Ora, sinceramente, la vita è già tanto brutta, stirare pure mi sembra davvero troppo. Suddetto fanciullo ne ha approfittato per dirmi che lui stirava anche le cose del suo coinquilino tanto è il fastidio che gli provoca l’orlo dei jeans non stirato, e ora io in verità mi chiedo se ho perso una buona occasione per portargli un cesto di magliette. A saperlo prima.

Punto cinque. Passato l’effetto parrucchiere, adesso, complice un’inattesa umidità degna delle valli di Comacchio, sembro un barboncino fuggito dal lavaggio cani a metà sciampo. Ho una fascinosa palla di ricci sotto gli orecchi, roba che se domani metto le mie foto nell’header al posto di lucy nessuno nota la differenza.  In una parola, uno schifo. Non mi sento di fare niente a riguardo visto che ho la vita sociale di un pesce rosso lasciato solo per le vacanze e che l’evento più esaltante della settimana prossima ventura è la riapertura del supermercato.



surprise ice
4 ottobre 2006, 21:08
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Il ritorno qui mi è preso talmente male che mia madre, e dico mia madre, mi ha scritto” ma chissenefrega del contratto, torna prima di dicembre”.
Mia madre, no dico, quella che se dico mi dai un bacio risponde “te lo sei meritato?”
Ma una volta qui, ah sì che ci divertiamo, altro che malinconia da aereo.

Sorpresa numero uno da quella brava testa di minchia che sono ho dimenticato il caricabatterie a casa e che non esiste più su tutta la terra questo caricabatterie e questo è un problema più scottante di quanto non sembri perché adesso come farò ad avvisare i motomuniti colleghi che no, io sono ancora a letto, andate voi, grazie? Io coi telefoni tengo una suerte degna solo di paperino. Ne dovrei comprare uno nuovo e non c’ho né soldi né tempo né voglia e a me non piace comprare le cose se non ne ho voglia, specie se poi ci devo convivere a lungo. (Ma dai? Non mi dire, perché invece a noi tutti ci piace proprio comprare le cose quando non ci abbiamo voglia, eh)

Sorpresa numero due il supermercato aperto fino alle dieci dietro casa è chiuso per lavori fino al 18 ottobre, così non posso manco comprare l’insalata e il latte, e dedicarmi esclusivamente a una dieta monoalimento di formaggio. Ora attendo solo di essere convocata per un documentario alimentare che super size me vatti a nascondere.

Sorpresa numero tre grazie a sorpresa numero due se voglio evitare di fare colazione col gorgonzola devo trascinarmi al supersol all’altro capo del quartiere e consumar così i pochi istanti eterni (cazzo. È una citazione da sanremo tipo del 90, è il caso di scrivere a quelli del lexotan che ho riscontrato ulteriori effetti collaterali) e così niente palestra per me e qua io se non sfogo in qualche modo la violenza fisica e mentale che mi ribolle dentro, io, vi avverto, potrei fare una sciocchezza letale per l’umanità intera.

Sorpresa numero quattro due e dico due nuove ospiti russe si sono installate a casa nostra per due e dico due settiamane. Una quando sono entrata in casa stava sola in mezzo al corridoio e mi ha guardato come se fossi uno stupratore col grimaldello. Ma cazzo. Contando i cani, siamo in sette in esseri viventi in questa casa, decisamente troppi per i miei gusti.

Sorpresa numero cinque inspiegabilmente la rete funziona a mozzichi e bocconi, e ci mette circa sette minuti a caricare la pagina di google, quindi mi posso anche scordare qualsiasi forma di comunicazione continuata. Mi pare evidente che il mio destino sia irrevocabilmente l’ascetismo: il fato escogita ogni scorciatoia per garantirmi la privazione di qualsivoglia contatto con il mondo, e io solo vorrei far notare che comunque non eravamo tanto lontani neanche prima. Quindi forse, ecco, un po’, dai, stiamo esagerando, che diamine.

Sorpresa numero sei il mio capo mi ha detto che mi ha assunto perché si aspetta tantissimo da me nel giro di un anno, per questo si sta prendendo l’onere di insegnarmi tutte le cose. Eh già, peccato che io tra due mesi me ne fugga sulla luna, piuttosto che continuare questa vita. Come dirlo a un uomo che quando ho detto mi manca roma è scoppiato a ridere, seriamente ma seriamente convinto fosse una battuta? Mi sento una merda Ricapitolando, nun c’ho tempo manco pe’ chiagne, ho il frigo pieno di formaggi che stanno per scadere, scrivo le mail sull’aereo e i post nella pausa pranzo, ma se poi vi dico che non ho avuto tempo tampoco di fare una foto ai miei nuovi capelli, ecco, allora, ne son certa, capirete che il dramma è reale.



madridde (noioso excursus postumo)
2 ottobre 2006, 11:14
Filed under: bll bb bll parlaci di lei
Mentre mi asciugo i capelli faccio un fioretto alla madonna di l’oreal: se non mi scarnifico il cranio in modo poco elegante tutto il giorno, andrà tutto bene.
Poi, vestiti: niente vestiti, mi sono scocciata dopo un negozio, quindi very old giacca di velluto, anfibi molto nascosti, e non se ne parli più. Ovviamente sull’aereo delle sette di mattina chi volete che ci sia se non bacucchi pelati in giacca cravatta e ventiquattro ore? Mi sento vagamente ma vagamente fuori luogo. (sai che novità, comunque)
 
Arriviamo a madrid e ‘sta madrid non mi pare proprio niente di che. Dunque si va da quelli dello studio di madrid e il tipo che ci accoglie è leggermente strabico, dico leggermente, quello strabismo inquietante di quando non sai bene se è proprio strabico ma sicuro ha qualcosa che non va nelle convergenze. Cerco di spiarlo per capire ma mi ciocca sempre.
O forse guarda fuori dalla finestra, in realtà.
Comunque, amen, andiamo a ‘sta riunione.
A questa riunione, ma pensa tu, il capo, è strabico, ma strabico forte. Ora non vorrei essere ripetitiva ma avete presente quegli episodi sordidi di candid camera show in cui c’è uno che comincia a incontrare tutte persone con tre braccia e fa finta di non farci caso? Ecco. Ironia della sorte il mio capo è seduto accanto a me, così non capisco mai chi lo strabico stia effettivamente guardando e continuo ad annuire compulsivamente anche quando chiede come stanno i figli.
 
Insomma mi sta già salendo parecchio da ridere, ho quasi dimenticato la faccenda vestiti, capirete comunque che quando all’ultimo entra un baldo giovane in jeans e all star bianche, ecco, io lo vorrei un po’ sposare.
Assolutamente irrilevante tra i moventi dello sposalizio il fatto che il tipo in questione sia il sosia bello di enriqueiglesias. Manco a farlo apposta enrique si siede vicino a me mi fa grosso sorriso e io comincio a non capirci più un’emerita ceppa.
Il mio capo proclama con orgoglio “lei è la nostra architetta romana” ma in realtà è bieca scusa per giustificare il mio ignobile spagnolo, e dopo un’ora verrà fuori che la cricca al completo ha capito che sono rumena e non si spiega il mio pesante accento italiota, se non con un battonaggio coatto nel belpaese, da cui sono fuggita grazie a un barcone di clandestini, ma questo non lo dicono lo pensano soltanto.
 
Allora sì ecco questo è il book dunque dicevamo, i concetti, eh, ah, beh.
Enrique dà imbarazzanti prove di arguzia e cortesia durante tutta la riunione, prende appunti, ha delle mani pazzesche, come se non bastasse il fatto che è un figo di dio, che quei disegni così belli ma così precisi che avevo paura di metterci le mani viene fuori che li ha fatti lui, che mi puzza che siano suoi pure i render, e che, cazzo, tra una cosa e l’altra mi sorride.
Io sono lì che uhm beh ecco allora.
La mia parte preferita è stata quando proprio quella lampada che io avevo deciso e il mio capo mi ha diceva “uhm ma questa ti piace davvero?” è stata notata per caso e tutti hanno cominciato a dire ah ma che figa questa mica l’ho mai vista, bellissima, che bell’idea, e il mio capo, che ho già detto, è un bel tipo, mi fa l’occhiolino dall’altra parte del tavolo.
 
E poi tutti a dire che bel lavoro, muy lindo, ci piace un sacco un sacco, pensando in realtà anche ‘sta architetta rumena non proprio una conferenziera nata.
Ci si saluta molto cordialmente e guarda caso la celebre usanza spagnola che ti obbliga a baciare sconosciuti unti pieni d’acne quando si tratta di archicosi strafighi inspiegabilmente non viene osservata.
Enrique mi da la mano e dice ciao e un altro paio di frasette in italiano e io per la confusione estrema dico adeu, per la prima volta nella mia vita. Nota doverosa: adeu è ciao in catalano, penso sempre che lo dovrei dire e non mi viene mai, quando si dice il vero significato delle parole, sob.
Se mi dice culo mando a lui i disegni, ma siccome a me culo mi dice raramente nove su dieci non ne sentirò mai più parlare.
 
Comunque, dopo le due, decido che la riunione è andata e durante un interminabile soliloquio del capo ciccione di madrid decido che posso nuovamente grattarmi il cranio.
Ma la madonna di l’oreal non perdona e quindi il celebre ponte aereo madrid barcellona è tutto pieno fino alle dieci e mezzo pure essendo in aeroporto alle sette e mezzo. Io in questi casi vorrei sempre e solo accasciarmi al suolo e mettermi a piangere, non so voi.
Così, per la delusione, la stanchezza, l’incazzatura.
Di solito lo faccio, ma visto che sono con il capo e pare brutto, me ne vado a sfogare l’ira funesta a spasso per l’ala nuova dell’aereoporto, quella di rogers che è di una bellezza disarmante e giuro che non lo dico solo perché i pilastri sono in successione cromatica arcobalenica come le mie matite nelle scatole.
Durante la scampagnata trovo un euro per terra e penso bene che il suo destino sarà un internet monster per leggere la posta dove posso constatare con orgoglio che non mi ha scritto nessuno.
Bastardi.
 
Insomma come è come non è tra una cosa e l’altra sono a letto all’una, pronta per la mia sveglia alle sei e penso che insomma, ecco, di fare questa vita così, basta.


my hometown
2 ottobre 2006, 08:55
Filed under: puttanate intimiste
Tipo che scrivo dall’aereo, robba forte.
Tipo che io ho una capacità di attrarre critiche straordinaria, credo sia il mio talento migliore, solo che non ho il corrispettivo utile di saperle incassare. "Sì perché te non puoi suscitare indifferenza". Uhm, sì ma mica lo so se è una bella cosa. Cioè in teoria sì, in pratica manco per il cazzo, quindi outing: ci resto male quando mi dicono le cattiverie, già.
Tipo che la mia mamma mi ha detto che tutto sommato sì, faccio delle foto interessanti, no dico, non so se avete presente la mia mamma.
Tipo che casa. Cana, gatti, polpette, amiche col pancione e cose così.
Tipo che a roma di venerdì sera è pieno di gente, a uscire di casa.
Tipo che alla biglietteria della mostra di cartier bresson mi hanno chiesto se avevo meno di venticinque anni e io direi che è abbastanza per motivare un viaggio a roma.
Tipo che la mostra di cartier bresson, uhm, eh, sì, insomma, come dire, anche no.
Tipo che ho lasciato una cifra più che consistente da feltrinelli alla sezione narrativa lettera N, così sulla parola di mr.bing e ora se non mi piace corro nel profondo nord e gli spacco gli occhiali. Che in effetti non ha.
Tipo che da feltrinelli c’era una specie di monografia su jovanotti con delle foto bellissime ma bellissime bellissime. Tipo che quanto mi sta sul culo la gente che dice che jovanotti è un coglione perché non solo prima era un cazzone e ora fa il guru, ma la donna gli ha messo pure le corna e lui non l’ha fucilata come sarebbe stato sano. Giuro che esistono. A me jovanotti mi piace perché prima era un coglione e poi ha capito che no e secondo me non c’è niente più bello della gente capace di cambiarsi. E poi è bellissimo, sempre secondo me.
Tipo che dopo quasi dieci anni mi sono tagliata i capelli corti e ho molto più la faccia che mi piacerebbe avere.
Tipo che mi sono tagliata i capelli in un posto dove ti mettevano in testa, giuro, uno scotch coi cuori e io ero tutta che mi chiedevo chissà che ci si fa co sto scotch che si chiamava, giuro, il nastro del buonumore e invece a me niente nastro del buonumore e ci sarà un perché, dico.
Tipo che coi capelli corti tagli via tutta quella fetta di uomini squallidi che cercano le femmine vere, grazie a dio.
Tipo che la nonna mi ha detto che le ragazze coi capelli lunghi sembrano un rettangolino, i capelli lunghi piacciono solo agli uomini (scemi) ma stanno male a tutti.
Tipo che questa mia nonna, che poi è l’unica che ho, è davvero un fenomeno.
Tipo che, ecco, questa storia dei viaggi e delle valige, ecco, io direi che basta così.
Tipo che meno che mai so che combinare con la mia vita.
Tipo che stasera c’ho un po’ il groppone e penso che non voglio più vivere lontano dalle persone a cui ci voglio bene, ma forse è anche colpa di bob dylan nelle cuffiette ora.
Tipo che questo non è un bel post, ma io lo posso dire e voi no, visto quanto scritto sopra.
Siamo pur sempre nell’angolo blues, che diamine.