ma anche no


working girl (best actress oscar nomination)
21 settembre 2006, 22:33
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Poi dicono perché prendi il lexotan, eh.
Ero su fotoschioppe a stavo cortesemente chiedendo a un incasso da terra a alogena bispina di assumere una forma ellittica che lo intonasse alla prospettiva circostante (una delle conversazioni più interessanti degli ultimi tempi, tra l’altro) quando il mio mr.bean personale mi avvicina con un truffaldino sorriso e dice “posso darti dei progetti anche se non necessitano delle cose tutte belline che fai tu? ci sono qua un altro paio di cose che devono partire in fretta. Ah, poi giovedì si va a madrid a per la presentazione. Che farai tu”

Allora.
Per descrivere il mio stato d’animo del momento, vi invito tutti a partecipare.
Mettevi due dita su quella parte della gola che mi pare si chiami cartotide, quella dove si sentono i battiti, e cominciate a stringere. Non tanto forte da fare male, ma abbastanza da rendere difficoltoso il passaggio dell’aria. Fatto? Bene, non mollate, andiamo avanti. Immaginate che qualcuno stia facendo esattamente nello stesso momento esattamente la stessa cosa alla vostra pancia, con il risultato che il cibo di una settimana vi saluta sotto forma di privati ributtanti ruttini al sapore di nausea. Poi cominciate a scarnificarvi. Io per esempio ho una misteriosa psoriasi dietro l’orecchio sinistro, all’uopo, ma ho anche degli sfregi sul cuoio capelluto da spolpare, qualora l’epidermide auricolare si esaurisse e dovessi rimanere senza. Passate il più rapidamente possibile da un raschiata all’altra, a ritmo costante.
Direi che come simulazione può andare.

Primo Ricapitolo la situazione per i meno svegli di voi, cioè tutti: io sto finendo progetto A che è quello che deve essere presentato, e mi vengono addebitati anche B e C, tralasciando completamente che le cosette belline che ho prodotto e hanno riscosso tanta popolarità richiedono giorni e giorni. Quindi, apparentemente, è sfuggito a mr.bean che se io non finisco la mia a prima vista superflua chiacchierata coi lightup, per la presentazione ci portiamo le mele della boqueria che facciamo più bella figura.

Secondo La parola fretta. A me basta la parola fretta a farmi perdere due ore alla ricerca del comando line su autocad. Tipo se mi chiedi come mi chiamo, -ma dillo in fretta! ecco, io non lo so più tanto come mi chiamo e comincio a sudare tutto il mediterraneo.

Terzo A Madrid, eggià, ma io dico perché non mi proponiamo anche come relatore a un congresso slovacco? Roba che io pure a farle in italiano non ci dormo per settimane. Tento di balbettare “io…?” E l’allegro mr.bean, sogghigna “che sarà mai, sono solo architetti anche loro”. Ah beh, allora, ciao colleghi. 

Quarto non ho un cazzo vestito, roba che se mi metto le mie cose corro seriamente il rischio di essere presa per il ponyexpress. Devo andarmi a comprare dei vestiti, possibilmente da persona perbene che abbia superato i quindici anni, il che è un’impresa quanto meno impegnativa visto che so benissimo che tornerò a casa con una maglietta a righine. Se va bene. Se no con due.

E quindi, ci sono dei giorni che la stanchezza ti si poggia addosso lieve come un piumino e dei giorni che ti inchioda come una cascata di merda fumante.
Indovinate quale dei due è oggi.

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should I stay or should I go (ritorno)
19 settembre 2006, 22:56
Filed under: mai piu senza

L’ho detto che il mio capo è identico a mr.bean calvo? Identico. A volte lo guardo e mi aspetto che esca dal bagno delle signore con le mutande in testa, poi la mia immaginazione si blocca perché io a dire il vero non ho mai visto una puntata di mr.bean, ché mi irrita profondamente, come quasi tutto il demenziale fine e se stesso. C’è il demenziale con stile e il demenziale…demenziale. Vabbe’ comunque non volevo dire questo, ma che questo mio nuovo capo mi costringerà ad eliminare il punto 16 delle cose che mi dispiacciono. Cazzarola, non strilla mai, non mi rivolge sprezzanti schiocchi labiali, non mi umilia in pubblico, non mi fa fare il caffè, non odia le donne. Mi chiede perfino se mi piace quello che faccio, o dove sono stata in vacanza, sembra quasi una persona appartenente al regno umano anche lui.
Poi.
Sempre per la serie rivelazioni, mi duole ammetterlo, ma la segretaria magra è alquanto gradevole anche lei, nonostante, come se già non bastasse molto molto magra, sia pure molto molto giovane.
Sono duri colpi per il mio sistema di valori.

Ma soprattutto per il mio labilissimo sistema decisionale.
Aiuto, e dico davvero, stasera non stiamo a far ballare la scimmia, I need you, o vi faccio un altro sondaggio de sta minchia (word caro, abbi pazienza, mischia lo diciamo dopo, promesso) tra l’altro sondaggio che mi ha profondamente deluso. Ma che vi aspettate che io parli di avventure penose?
Ma per chi mi avete preso, per quelle sgualdrine blogghestar amiche vostre?
Sono molto riservata, io.
(risate registrate)
No, insomma, dicevamo.
Tiriamo le somme, di ‘sta Barcellona.

Lavoro. Mah, vi dirò, si sta qua inserire il codice nell’apposita casella e fare fotomontaggi Andalusia by night, non tutta ‘sta gran cosa, ma prima di spallarmi davvero ci metterò ancora un po’, credo.
Orario 8.30- 18, un’ora di pausa pranzo, colleghi non molesti, un’ora di macchina a andare un’ora a tornare, sveglia alle sette. Venerdì pomeriggio libero, stipendio basic che più basic non si può ma almeno non devo pagare l’iva.
Feste pochine, ché si succhia tutto la giornata intensiva estiva dove si lavora solo la mattina, ma, indovina un po’, ora l’estate è finita.
Casa. Uhm. È vero che inspiegabilmente non odio le mie coinquiline, ma temo siano indisgiuntabili dalle loro olezzose bestie. Da quando c’è il secondo cane, oltre che è tutto un letamaio, c’è sempre un delirio di latrati e mischie (te l’avevo promesso, vedi) quindi non si dorme una ceppa nemmeno l’unico giorno in cui non devo svegliarmi alle sette. Senza contare che il cane nuovo è femmina e il cane maschio ora lo sta iniziando a capire e insomma, non ve lo devo spiegare io come vanno queste cose. Inoltre, piccolo problema che mi parve irrilevante nel primaverile avvento in questa magione, ma che ora acquista una sua valenza: non abbiamo riscaldamento.
Cibo. Vado avanti a panini al formaggio da sei mesi. Però vario il formaggio.
Amici. Ahahahah.
 No dai, diciamo la verità: ho comprato un planisfero molto bello, mi dà tante soddisfazioni.
La categoria fidanzati non la mettiamo, ché mi pare di fare già abbastanza pena così.

Bene, questo è quanto, e se pensate che non esista uggia più nera, aspettate di sentire che mi attende nella capitale:
Lavoro nessuno
Casa nessuna
Amici nessuno, in quanto tutti (tutti? ahaha) dislocati a livello nazionale o internazionale.

Premesso che fino a dicembre non si schioda, se sopravviverò al freddo, cosa di cui comunque dubito, sto seriamente pensando di andare a vivere a milano, capitale del lavoro e della gente stronza (ohi flog si fa per cianciare, eh) dove almeno ci sono le mie due riverite amiche con cui querulare e spartire la dimora.

Che si fa?
Ora vado a letto, non deludete la mia prossima pausa pranzo, mi raccomando, cricca di bischeri.
(Mi sembra sempre così surreale andare a letto a quest’ora che sento ogni volta il bisogno di stupirvi con questa notizia. Già.)



toxic girl
13 settembre 2006, 23:15
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Scopro con orrore che le gocce di lexotan sono agli sgoccioli, non ve la farò lunga, basti dire solo che tale scoperta ha fatto sì che le ultime gocce sgocciolassero immediatamente in gola. Allora, visto che conseguire una ricetta è giusto un pelo più difficile che agguantare il nobel, si va a cercare dei palliativi in giro per la città. Tipo, entro in farmacia e chiedo la melatonina. La commessa mi guarda come se gli avessi chiesto mezzo chilo di black sugar e va a avvisare il titolare, il quale con la faccia da “ehi qui siamo comprensivi ma fermi” parlando molto lentamente, dice “è proibita” e mentre comincio a dubitare di aver detto morfina invece che melatonina, la voce gli si fa più grave e mormora “e non te la consiglio”
A questo punto me ne vado prima che mi portino di peso in comunità.
Dunque sono costretta a iniziare la trafila infernale all’ospedale per ottenere la mia ricetta.
Affronto ben tre donne incazzate che mi dicono che se tra un mese porto circa duecentotrentasei certificati vedranno cosa si può fare.
Le stordisco abilmente tutte e tre con la pantomima da tossicomane, ovvero lucciconi e “ma io cosa posso fare?”
Ovviamente non è affatto una pantomima.
Nell’attesa di varcare i gironi di vecchi in ciabatte e filippine con carrozzine, mi faccio una cultura sui possibili fiaschi della pillola del giorno dopo; fortunatamente nella sala seguente, accanto alle istruzioni per la prostatite, c’è un planisfero. Ora non so voi, ma io sui planisferi io scopro sempre delle cose che ma pensa tu, dunque quando mi hanno chiamato ero lì tutta presa tra vanuatu e le fiji che ho fatto passare avanti ben due concorrenti. Quando mi sono accorta della svista, una cricca di mefitici colleghi mi ha informato scatarrando che per una nuova udienza si ripartiva dalla selva oscura, e aivoglia a spiegare l’effetto dell’uzbekistan. Dunque mi dirigo risolutamente in infermeria, dove, ah ma non mi dire, la signora dottora, che c’avrà tre anni più di me, si sente in dovere di cazziarmi in tutte le lingue perché non viaggio con una ricetta che testimoni la mia tossicodipendenza.
Ora dico. Vabbe’ che il planisfero è bello e la pillola del giorno dopo, eh! chi lo avrebbe mai detto, ma se avessi avuto la ricetta, lei non ci crederà mai, ma il viaggio nelle sale d’attesa dell’allegro chirurgo lo avrei sostituito voletieri con la playa.
Forse ci crede, fatto sta che mi fa questa ricetta, mugugnando che sicuro ora andrò a spacciare lexotan per la rambla.
Questa epopea potrebbe concludersi in farmacia, ma c’è prima un ulteriore eccitante brivido -rullo di tamburi- quando la efficiente farmacista mi dice che senza numero sanitario non possono darmi nulla: solo quando tiro fuori siringhe e laccio emostatico capisce che forse è il caso di smetterla con la storia dello spaccio di ricette sulla rambla, e mi impacchetta la sudata scatoletta.
Però.
Ora che la scarto vedo che, non solo non è nelle solite disgustose gocce al lampone sintetico ma -orrore!- in inquietanti pasticche delle dimensioni di una supposta, ma soprattutto si chiama lexatin, che mi suona tanto di tarocco di portaportese.
Uhm.
Ci vediamo sulla rambla, mi sa.



sampei is my middle name
10 settembre 2006, 17:57
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Tipo quel patio, quel patio lì che già fu fonte di tanti dolori, nuovamente si conferma nucleo principale della mia vita sociale: coinquilina b inavvertitamente frulla di sotto il mio unico costume. Io devo aver avuto un’espressione di parecchio addolorata nell’apprendere la notizia, presumo a posteriori, perché lei impera un inquietante “aspetta” e comincia a frugare in un armadio apparentemente normale da cui invece fuoriesce tutto il reparto campeggio di decathlon più metà di quello trekking, e insomma, a un certo punto grida di giubilo accolgono una canna da pesca.
Io me la guardo.
È proprio una canna da pesca con i controcoglioni, amo a tre teste, pennacchi e cose così. Perché possediamo una canna da pesca? Perché a sorella piace pescare, in Norvegia pescava sempre (certo, e chi no?), anzi adesso per il suo compleanno pensavamo di regalarle una licenza di pesca qui, vuoi partecipare? Mah, ecco, vediamo, va.
Insomma con sta canna andiamo a pesca nel patio, e tiriamo su, nell’ordine: il suddetto costume, un copripiumino matrimoniale, il cui peso equivale più o meno a uno squalo, una canottiera, un incredibile tanga pizzoso delle dimensioni di un francobollo che richiede un lavoro di fino non da poco. (Sorvoliamo sul fatto che le mie coinquiline posseggano tanga di pizzo, anche coinquilina uno si affretta a sorvolare cacciandolo sotto una pila di bermuda e dicendo che è di sorella)

Inutile dire che tutti i vicini si affacciano, le nonna del terzo piano comincia a fare il tifo, il francese a piano primo dà direttive direzionali, grande assente la famigliola del piano terra, quella che per sua ubicazione ci avrebbe potuto risparmiare questa succosa pesca domenicale ma invece ha preferito restare in Bretagna a ingozzarsi di brie.
In questa casa stendere il bucato ha attrattive pari all’ovetto kinder: una sorpresa sempre nuova, visto che non sai mai cosa ti tornerà indietro, stimola l’immaginazione, ché per il recupero si è costretti a ricorrere a mezzi in disuso dal paleolitico, aiuta la socializzazione e assicura divertimento a tutto il palazzo.
Calorie meno cinque, direi.
Detto ciò, ho appena finito di ripulire la vasca dai peli pubici di latoia, sono convinta che ci prenderemo tutti la sifilide, qua dentro, stay tuned.



interattività
7 settembre 2006, 11:24
Filed under: mai piu senza

tanto poi si fa quello che voglio io.
     che preferiresti leggerci, su questo blogghe?

vicende che riguardino il mondo che ci circonda e non solo il mondo immaginario nella mente di laclauz
struggente intimismo in endecasillabi faleci
vivaci querelles politico sociali
link a svariati test per capire a quale personaggio dei promessi sposi assomiglio di più
i cazzi (in senso lato) di laclauz
i cazzi (in senso stretto) di laclauz
non so (specificare le medicine che prendi)

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kicking squealing gucci little piggy
4 settembre 2006, 21:01
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Coinquilina number one si ripresenta dopo le vacanze in compagnia di una connazionale russa, che chiameremo latoia, per evitare un afflusso eccessivo di segaioli con già lo scottex in mano, ché rimarrebbero inevitabilmente frustrati e delusi.

Latoia arriva con ducentodiciotto valige, capelli mesciati fino al culo, vestagliette di seta nera, grosse tette flosce da supportare con lascivi reggipetti a vista in cui si inabissano medaglioni d’oro. Insomma, latoia è latoia, si capisce al primo sguardo, via.
Tutto ciò è parecchio strano perché le mie coinquiline sono abbastanza fricchettone, di quel genere che schifa nel modo più assoluto chiunque possieda meno di due cani, per dire, e le loro amiche sono di solito tutte sulla stessa linea. Ma questa, dicono, non la vedevano da tanti anni, anni in cui evidentemente la ragazza ha modificato i suoi costumi, letteralmente e non.
Vabbe’ tanto  sto sempre qua a farmi fagocitare da fotosciop, quindi la cosa mi tocca relativamente, a parte il fatto che sono costretta saltellare istericamente razionando le minzioni mentre latoia passa le ore a pettinarsi profumarsi depilarsi nel bagno.

Latoia esce alle undici e torna alle sette, andando a feste di sconosciuti intercontinentali, e fin qui, cazzi suoi, nel vero senso del termine. Se non che una sera, verso le quattro, cioè, sottolineo per chi lo avesse dimenticato, due ore prima di quando io mi devo normalmente destare, pur attraverso i cinque centimetri di cera auricolare, sento un frastuono di una certa rilevanza provenire dalla cucina.
Io c’ho quel problemino della paura del buio, se ricordate, quindi eccola là, per me è arrivato lo sgozzatore che si sta preparando il terreno.

Passo davanti alle stanze di coinquiline e sono vuote.
Arrivo in cucina dove trovo un uomo.
Con un coltello in mano.
A dire il vero anche un falcone di detersivo nell’altra, ma pur sempre un coltello in una.
Mi guarda, non un bello spettacolo presumo, vista la sveglia repentina.
Non favella.
Sarà un delirio narcolettico, dico.
Vado in bagno e mi lavo la faccia.
Torno, mostrando a mio avviso un coraggio senza pari.
Dalla cucina da cui sbuca latoia discinta con un sorrisino finto colpevole.
Deve notare qualcosa nel mio sguardo assassino perché lei e il suo accompagnatore cambiano immediatamente stanza.
Mi ficco i tappi negli orecchi con molta insistenza e comincio a smadonnare mentalmente.
Ovviamente non mi riaddormento, testimone di un porno in diretta.
Passa un’ora.
Passano due ore.
Mi vesto smadonnando.
Come direbbe quel fracico di battisti,
prendo la metro e smadonno,
salgo in macchina e smadonno,
accendo il pc e smadonno,
lavoro e smadonno
eccetera.

Torno a casa e, smadonnando, mi dirigo in bagno, fuori dal quale mi aspetta un lungo piantonamento balzellante allietato da latoia che canta shakira.
Niente in confronto a quando scoprirà che sono italiana, (cioè dopo una settimana, quando si dice essere svegli) e si esibirà in mio onore in un live su albano, che pare sia al livello delle due russe lesbiche, nella classifica sovietica.

E poi basta, grazie a dio è ripartita e io posso di nuovo pisciare in pace.
Visto che siamo in tema bagno, tema risaputamente a me caro: dovrei provare lo spazzolino elettrico per rimanere un’efficiente salutista psicopatica o è solo un oggetto per culoni che non hanno voglia di muovere su e giù la mano?

update: latoia mi ha puntito. Mi ha punito per aver detto che se ne era andata e invece non era vero niente. Probabilmente ha dormito al bordello in questi giorni, ma ora è tornata più molesta che mai: è incredibile la quantità di lurido che può produrre un singolo essere umano e l’indifferenza del suddetto essere umano per una qualsiasi iniziativa di pulizia che non riguardi i propri peli pubici.  Sono seriamente tentata di inzupparle lo spazzolino nel cesso, solo che in questi casi poi mi agito e finirei con confonderlo per il mio. Se lo avessi elettrico il problema non sussisterebbe. 1 a 0 per l’elettrico. E’ necessario aggiungere che sono vagamente stizzita o potete argutamente estrapolarlo tra le righe?
Bravi.