ma anche no


something stupid
30 maggio 2006, 10:21
Filed under: mai piu senza

punto uno Non so cucinare, non c’è verso, niente da fare, nanda de nada, nothing at all, brucio tutto.
Probabilmente ha un suo ruolo in questo il fatto che invece di passare lunghi e sconsolati inverni a controllare il rosolamento, mi esibisco in kiss con il cucchiaio di legno a mo’ di microfono con balletto accluso.

punto due Ho comprato delle mutande verde acido e so che questo fa di me una persona orribile, ma erano nel pacco convenienza da tre e gli altri colori erano normali. Normali, oddio, uno è definito “pesca melba”. Vabbe’, comunque fanno molto adolescente idiota, e se per l’idiota ci siamo per l’adolescente siamo fuori tempo massimo, temo che dovrò iniziare a pensare di comprarmi le mutande nel settore “comodi comodi (pancere e guaine)”.

punto tre la cugina emmecì ha prodotto la sua terza bambina. Il primo giorno ha detto solo “è bruttissima” ma già il secondo è passata a “vabbe’, dopo un po’ ci abitueremo” quindi forse è vero che l’amore materno esiste. Ora mi sa che emmecì sarà impegnata a evitare che i suoi figli si buttino dal balcone e a rispondere alle telefonate della bisnonna che vuole sapere quanti figli si sono buttati dal balcone, e poi anche con la neonata, ma comunque, se passi di qua, emmecì: non è brutta, l’hai solo bollita troppo.

punto quattro uno dei motivi per cui voglio veramente bene al ciccio è che si è incazzata perché le hanno regalato un ipod “ché non c’è nemmeno la radio, ma allora a che serve?”

punto cinque uno dei motivi per cui voglio veramente male al mondo è perché a sydney l’acqua gira al contrario.

Annunci


faraway, so close
25 maggio 2006, 13:07
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Son qui, che voto e torno.
All’aeroporto ho fatto i numeri: ho perso la carta d’imbarco e ho costretto il personale di bordo a giustificare le due ore di ritardo con l’annuncio di un incredibile traffico interstellare (ma quelli della fila davanti mi guardavano con sospetto lo stesso).
Mi sono addormentata ancora prima di sedermi e mi sono svegliata giusto in tempo per il passaggio del cestino con le caramelle gratis, solo che sono stata punita per le mie malefatte con la pesca di una disgustosa caramella alla banana.
Ma da che mondo e mondo, gialla non è al limone?
Comunque.
Se vi venisse mai suggerito di assumere un granulare senz’acqua, che tanto poi nella pancia si scioglie, beh, io vi do un dritta in anteprima: non è così. Perché prima di arrivare nella pancia il tutto si ferma nella gola dove forma un elegante malloppino, che dà una nuova valenza alla parola soffocare. Se poi si è molto fortunati il tutto esce un po’ dagli occhi un po’ dal naso e finisce a neve sulla valigia per la gioia dei pastori tedeschi alla dogana.

Intanto, per la gioia di un pastore tedesco senza orecchi e decisamente soprappeso, sono a casa.
Nella mia grande casa, con le finestre aperte in certe stanze piene di vento, dove per l’occasione c’è anche lo stracchino in frigo.
(Zoom in) Sono nella mia stanza, con tutti i libri compostini e il sole a palate, invece del blocco c’è un tappetino per il mouse, invece di un attrezzo cigolante e un puff venticentimetri adorno di bava di cane ci sono due sedie, invece di un carroarmato c’è un lettino silenzioso, invece della energica vecchina “hola guapa” ci sono delle discrete tendine bianche.
Devo dire, fa un certo effetto.
(Zoom out) La città quella no, puà.
Sono ancora nella fase “gli dà le mele e le pere”, ma forse un giorno passerà anche quella, chissà.

Comunque, bando alle ciance.
Che vi devo dire?
Che se trovo un uomo degno della mia attenzione, come minimo vive nell’emisfero australe.
Che se oltretutto anche lui mi trova degna della sua attenzione, come minimo parte dopodomani.
Quindi, piripì parapà, due belle seratine e poi tanti saluti ai canguri.
Mi sa niente figli bilingui, eh, perché la vita è brutta, anche quando fa finta di no, fatevene una ragione.



da qualche tempo ho più donne del deejay
19 maggio 2006, 22:45
Filed under: ipn soap

E insomma, cose così. Succede che arrivo a casa e, seduto a ingozzarsi di ciliegie e cioccolata alle mandorle, c’è uno splendido giovane.
Io non mi stupisco perché questa casa è frequentata in continuazione da gente stranissima, che dice cose stranissime, e organizza session di tango stranissime con una nochalance stranissima.

Quindi mi viene detto che l’aitante bello è un architetto.
Ohibò, ma ciao, architetto.
Incisa: perché sta qui? Mah, è uno che l’abbiamo incontrato al museo Picasso.
Per dire, come vanno le cose qui.

L’architetto è di sydney e parla unicamente inglese e quindi mi costringe a esibirmi in una disgustosa parlata anglosassone infarcita di improbabili termini spagnoli, ché non c’ho ancora il cervello pronto per parlare altre due lingue insieme (presumibilmente c’è un ingorgo nell’area “come stendere calzini per colore delle righe”)
In più in virtù del suo bizzarro accento australiano non capisco una ceppa di quello che dice, quindi annuisco con aria partecipe e sveglia, finché dal fatto che tutti mi guardano come se mi stessi affettando il naso, scopro che due su tre sono domande e anche che forse tutto sommato non avevo l’aria così sveglia.
Comunque comincio a rispondere sì e no a casaccio e quindi avrò assicurato che sì sì, io e renzo piano abbiamo due gemelle.
Le chicas ci lasciano alle nostre erronee persuasioni reciproche, e viene fuori che coolboy ha lavorato per Zaha Hadid, che ha venticinque anni e dopo aver girato tutto il mondo ora è in vacanza a casa della sua capa che gli ha dato le chiavi.
Ecco, a rigor di editing, questo sarebbe il momento per una succosa scena di sesso, ma l’editor della mia vita non ci sa tanto fare e quindi rimaniamo a parlare di architetti in cucina.
Poi andiamo in camera mia, e anche qui sarebbe un buon momento per quella famosa scena, ma l’editor sarà impegnato al cesso e quindi rimaniamo a guardare foto di architetture svariate. Che poi tanto io ho il letto anticoncezionale, che cigola come un carro armato, ma senza la stessa coordinazione, e quindi bisogna pensarci due volte prima di sfidare il baccano del quartetto d’archi nella stanza attigua.

Insomma, questa triste storia finisce che ci scambiamo numeri e bla bla e lui si chiama Ross e allora io tutta eccitata dico ma davvero Ross come Ross di Friends? E lì credo che le mie possibilità di accoppiamento si siano definitivamente esaurite, ché anche l’editing migliore del mondo, se nel cervello c’hai i pinoli, non può fare nulla per te.
Certo, magari pure la tuta e i capelli di tre giorni, hanno fatto la loro parte.

Ora poi volevo scrivere tutte delle cose molto noiose e deprimenti sul mondo che è pieno di gente realizzata e io invece sono mediocre, ma tutto sommato facciamo che stasera anche no, me le tengo per me e voi continuate pure a pensare che sono figa.
(perché lo pensate, lo so, eh)



because the sky is blue, it makes me cry
17 maggio 2006, 02:59
Filed under: mai piu senza

1. Perché passo la mattina a fare buoni propositi e a lavare i cornflakes dal latte acido. Non so quale delle due sia più penosa, quello che è sicuro è che qua le date di scadenza non sanno come funzionano, e che io la mattina sono troppo abbrutita per ricordarmelo.

2. Perché Word chiama di default tutti i miei files “Non lo so” e io un po’ lo stimo per questo suo mettersi in discussione, però ecco mi piacerebbe che, almeno qualcuno, almeno su qualcosa, avesse le idee chiare.

3. Perché qualunque sia la natura e dimensione dei tuoi problemi, non hai bisogno del portakleenex di alluminio di Muji. E no, nemmeno delle penne. La causa del design no logo dovrà cavarsela da sola, per questa volta.

4. Perché continuo a pensare che il fatto che un quartetto di archi si esibisca settimanalmente nel mio soggiorno renda la mia vita simile a quei film di kusturica, quelli di cui di solito dico che è troppo surreale per essere seguito.

5. Perché a volte succedono delle cose, a volte no.

(ma secondo voi l’avocado, come verdura, vale?)



I wish I was as fortunate, as fortunate as me
8 maggio 2006, 12:23
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Non se ne poteva più di stare a casa col pc, quindi ora sono al parco col pc.
Mi si è subito avvicinato uno “te gustaria beber algo mientras trabajas?”
È sorprendente come se hai un pc passi immediatamente dalla categoria cannarola scioperata a quella lavoratrice indefessa.

Comunque, ieri.
Ieri mi sono esibita in una delle mie performances da mr.bean e sono caduta dallo sgabello in cucina, così ora ho un livido sul sedere di dimensioni e colore di una tagliata e in qualunque posizione mi metta sembra che la tagliata la stiano facendo immantinente col mio ingente didietro.

Ieri, prima di questo increscioso episodio, sono andata all’opera a vedere una roba tedesca di uno ossessionato dalla moglie morta, ovviamente in tedesco con sottotitoli in catalano, quindi tutto sommato potrei aver visto arma letale quattro, solo che cantata, che è un’esperienza comunque.
Comunque comunque.

Il punto è che fuori dal teatro mi avvicina una signora dabbene e mi chiede se voglio un biglietto gratis, che suo marito non viene.
Capperi se lo voglio, e così mi ritrovo nel palco centrale al primo piano, uno con anti palco con specchi e bagno e tutti i libri e libretti che si vendono per il teatro a mia completa disposizione. (ho un atavico italico moto di vandalismo, e penso di fregarmeli tutti. Lascio stare, perché sono in catalano)
Entro nel palco e mi sento il presidente dell’uomo che sapeva troppo, quello a cui devono sparare: mai vista tanta magnificenza.
Intorno a me è pieno di trisavoli perfettamente agghindati.
Mentre mi infagotto con orrore nei miei pantaloni da idraulico, nascondendo gli anfibi sotto il divano, sono consapevole di avere un cartello addosso che dice “io sono abituata a stare all’ultimo piano in alto a sinistra dove si vede solo il tipo con la grancassa”, e che tutti i trisavoli lo stanno osservando.
Cerco di sostituire il suddetto cartello con “la mia coinquilina è il primo violino” ma lo faccio cadere durante l’operazione.
Perché quando mi osservano io di solito comincio a infilare una minchiata dietro l’altra.
Tipo rovesciare il contenuto della borsa col gatto.
Tipo dare un calcio alla sedia davanti
Tipo far cadere il libretto.
Tipo.

E intanto penso.
Ma la fortuna, dico, non può rivelarmisi in altre forme, ogni tanto?
Ché son contenta di avere il megapalco, peccarità, ma magari, ecco, ci sarebbero una paio di cosette da chiedere prima.
Secondo me c’è una dose di fortuna a testa e la mia se ne va tutta in minchiate.
Sempre che l’intento ultimo non fosse quello di farmi incontrare il mio futuro marito ottuagenario e miliardario per ereditarne il cospicuo patrimonio.
Che comunque ho mancato.

Die tote stadt.(questo è per google)
Ahia.(questo è per la tagliata)



I love you just the way you are (parte terza)
4 maggio 2006, 11:31
Filed under: mai piu senza

Il mio correttore di bozze mi ha dato il permesso, quindi ecco qua un po’ di robetta autoreferenziale, brutte creature malvagie.
Il BarcellonaFC ha vinto lo scudetto o quel che è,
zoca diventa ufficialmente il mio correttore di bozze secondo.
Vi odio tutti, indistintamente.

1. mentre sono sotto la doccia devo bere l’acqua che cade. A volte non è potabile, a volte è bollente, a volte cadono pantegane, ma me ne accorgo solo quando la pantegana mi raspetta in gola durante l’acuto di purple rain.

2. non posso dormire con la porta aperta o gli armadi aperti, fosse mai che entrano quelli di monster& co. Se ci penso un po’ sicuro viene fuori che è perché un cugino del suocero dei gatti abusava di me in età prescolare.

3. quando taglio l’insalata giro il piatto di 90° alla volta fino a fare un giro completo. Questa pare da manicomio livello avanzato, lo so, ma è perché sennò non riesco a tagliarla bene. (sembra meglio così?)

4. ho sempre creduto che sarei diventata una persona migliore: poi invece non se è fatto più nulla, e devo dire che all’oggi ho un po’ perso le speranze.

5. ho un’ossessione maniacale per i dettagli, con conseguenze disastrose. Chi nota i dettagli acquista ai miei occhi un fascino pressoché infinito, passo sopra quindi alla mancanza di spalle e cervello e mi ritrovo impantanata in storie assurde con soggetti decisamente inutili, chiedendomi se in fondo davvero scrivere “un po’ ” invece che “un pò” sia una componente così determinante nella scelta di un uomo.

6. credo nella fisiognomica ma non nell’omeopatia.

7. riesco a litigare sempre con tutti, è più forte di me. Lì per lì non ce la posso proprio fare a tenermi, ma poi sto molto peggio dello sparring partner a cui ho detto le minchiate, perché quelle in fondo sono solo minchiate e invece io mi rendo conto di essere una persona orribile e che ha di nuovo fatto il litigio.

8. mi stanno sul culo le moleskine: il leggendario taccuino di Hemingway, Picasso e Chatwin ‘sta ceppa, vuoi darmi dell’ansia da prestazione aggratisse? Boriosi radical chic dimmerda. Ecco, lo sapevo, mi sono innervosita.

9. ogni cinque anni faccio reset del cervello senza nessun backup, e chi s’è visto s’è visto. (Secondo me è perchè i dettagli dopo un po’ straripano.)

10. una volta ho portato uno a giocare a biliardo per fare la splendida e lui mi ha massacrato con nochalance in cinque minuti netti. O che ne sapevo che era il campione regionale di ‘sto cazzo? Io dico vantati un pochino, prima, santiddio, avvertimi, così evitiamo di finire in un b-movie a beneficio di tutta la sala.

11. sono fermamente convinta che se mi fossi chiamata valentina la mia vita sarebbe stata più figa. O Gaia. Io secondo me ho la faccia da Gaia e giuro che questo non c’entra niente col fatto che gaiabighouse era la ragazza più figa del liceo. Comunque ho rischiato di chiamarmi flaminia e brr non posso pensare a quanto sarebbe stata sfigata la mia vita come flaminia.

12. so inghiottire le pasticche senz’acqua. Anche l’aspirina che si appiccica.

13. quando mi dicono una cosa carina mi piace che mi sia ripetuta più volte. Così la prima la posso buttare in caciara, la seconda diventare rossa, la terza essermi abituata all’idea e godermela. Essì, è vero che faccio fatica, mica era uno psichiatra a caso, eh.

14. il momento più strano della mia vita, ad ora, è stato dieci anni fa una mezz’ora Fiumicino-Termini in mercedes guidata da un mafioso ispanico, circondata da sconosciuti slavi con guance rubizze e orribili impermeabili azzurri, che parlavano velocissimi. Non ho mai capito cosa ci fosse sotto, ma ricordo distintamente di aver pensato che era un setting parecchio surreale.

15. il tipo con cui ero a cena l’altra sera mi ha detto “ci serve un’altra sedia per la tua mascella” Giuro che una volta un tale mi ha detto che avevo la mascella secsi, ma è anche vero che, per quel che ne so, quel tale adesso potrebbe farsi chiamare Iolanda. 

16. sono curiosa come una biscia e mi schifo molto per questo.

17. se c’è una cosa che è immorale è la banalità. Mi fa fisicamente male. E siccome io mediocre e banale lo sono spesso, quando non riesco a sostenere il tutto telefono a qualche pietoso conoscente che mi rassicura che non è vero. Non che ci nessuno dei due ci creda, però si rimanda il suicidio di un altro mese.

18. mi piace che il dentifricio sia spremuto da sotto, i cassetti siano chiusi e i libri in fila, e allora? 

19. mi piacciono gli uomini che gli piace dire se gli altri uomini sono carini, guardare le scarpe e fare le chiacchierette, questa è la realtà, e questo è il motivo per cui non ho un fidanzato da quattro anni e dispero di incontrarne uno per altri 20. (Oltre i cinquanta non riesco a pensare per il momento, è troppo anche per me. Comunque un tempo non riuscivo a pensare oltre i venti.)

20. quando avevo otto anni ho scritto una poesia sul pane tostato col burro. Poi mi sono un po’ seduta e la mia carriera come poetessa è naufragata.

21. mi faccio un sacco di domande inutili, mi do un sacco di risposte inutili, leggo un sacco di libri inutili. (ma non i manuali di auto-stima o auto-aiuto o auto-mobili… cribbio, questa manco junior.)

22. dormo coi tappi negli orecchi. Sempre. Una volta causa scellerata svista, ho dovuto ovviare con delle molliche di pane. Una volta il didò, che per metà sta ancora là. Diciamo pure che faccio la raccolta differenziata negli orecchi.

23. all’esame di maturità ho detto “non diresti mai che i promessi sposi li possa aver scritti uno pesante come manzoni… sì insomma, quegli inni sacri, eh? Dai” per questo mi sono sempre sentita molto vicina al tipo di ovosodo.

24. io parlo tantissimo. E se dite che vi piacciono le persone che parlano tantissimo, mi sento in dovere di avvertirvi che io parlo davvero di più di quanto non crediate.

25. senza liquerizia, stracchino e pelacarote, vivo male.