ma anche no


troppe volte zero, baby, non vuol dire uno
26 aprile 2006, 20:18
Filed under: mai piu senza

1. Da quando sono tornata qui sono parecchio scoglionata. Ma parecchio parecchio. Prettamente leggo mangio un fracco di cioccolata e faccio la lagna, ma a volte mi dedico anche a cose utilissime.

2. Ho delle liti furibonde e ricorrenti con quella parte di me che sostiene che non è necessario comparare tutti i pantaloni taglia quaranta che mi entrano per il solo fatto che abbiano un’etichetta taglia quaranta.

3. Ho graffiato la padella antiaderente e ho l’orrendo sentore che questo mi varrà i 500 euri di caparra.                  

4. I lavori, i lavori, ohhh, it’s like ten thousand spoons when all you need is a knife, e basta, ché non c’ho voglia di dire altro, ché "dominare gli eventi è una battaglia persa in partenza", ecco.

5. Coinquilina senior c’ha l’esame per diventare primo violino, c’ho una capoccia rigonfia di Mozart che lo so solo io. Coinquilina junior odia tutto il mondo, per questo la stimo, a parte il fatto che con ogni probabilità odia anche me.

6. Piango segretamente le mie debolezze: riesco ancora a stupirmi, è tanta l’ingenuità.

7. fabiovolo non mi ha mica chiamato per la sua trasmissione. Probabilmente avrà intuito che sono troppo grassa e sarebbe imbarazzante dover chiamare in diretta il tecnicoso per far cambiare lo sgabello di miss piggy.

8. Ho il fondato sospetto che emule mi odi: il mio download più progredito si concluderà tra 13 giorni e 17 ore e comunque mi pone quei coloracci con troppo accanimento. E dire che io proprio io con tale sacrificio mi attengo alla regola "Non fissare emule. Non gli piace"

9.  Mi ha scritto un trentenne per fare intercambio de idioma e mentre tutta speranzosa attendevo un figo di dio nella piazza del MACBA è arrivato un ometto coi capelli a spazzola che per me poteva tranquillamente avere cinquantasei anni e dopo averci parlato poteva ne tranquillamente avere centocinquantasei.
Ha iniziato dicendo che in italiano erano frequenti i nomi con CH.
Tipo? Tacchinardi. Certo, come non averci pensato prima.
Segue un interessantissimo discorso pullulante di numeretti sull’attacco italiano, in cui io riesco solo a azzardare che totti sia capitano della nazionale. (In realtà quella sera poi ho messo su google “chi è il capitano della nazionale?” però mi ha trovato questo e quindi è tutto doverosamente passato in secondo piano.) Comunque meglio discutere sulla vera indole di cassano, che la successiva interminabile pippa sul fatto che noi popoli latini dovremmo parlare latino, che l’inglese è la lingua dei soldi, che le radici e che dopo un quarto d’ora volevo iniettarmi in vena il burro di cacao.

10. Dalla cospicua dose di polizia in giro e dalla pipinara di gente con la maglietta di kakà posso argutamente dedurre che stasera si svolgerà un incontro calcistico cosmopolita. Per non trascendere i sottodetti luoghi comuni, i miei connazionali si prodigano in garbatissimi frizzi e lazzi, catalizzando l’attenzione del popolo delle ramblas e generando un brusco crollo di autostima nel popolo dei mimi. Io nascondo con aria colpevole gli spaghetti barilla sotto il sacchetto dei pomodori alla fila del supermercato.

I’ll stay up and moan.
Maybe I should practice.
Unnnnh. Unnnnh.

Per i più fortunati, in video conferenza internazionale via skype.

(nota. sono consapevole e sofferente del fatto che questo post sia graficamente e sproporzionato, ma l’ho detto che sto scoglionata.)

Post Scriptum ma poi girellando qua e là ho trovato chi ha detto quello che volevo dire io, che invece ho detto tutt’altro.
E lo ha detto proprio bene: pubblica stima.



per noi ragazze di prima classe che per sposarci si va in america (traghetto parte seconda)
23 aprile 2006, 14:18
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Apprendo con orrore che avere uno spazzolino da denti a Barcellona e uno a roma non è un idea poi così geniale quando devi dormire una notte fuori. Quindi mi sveglio con una colonia di lumache in bocca e mi dirigo alla ricerca del fantomatico bar piazza di spagna, dove trovo esattamente ciò che sospettavo: cornetti imbustai con dubbie marmellate fluorescenti, le charms che con tutto il dovuto rispetto non vedevo sul mercato da decenni e una folla di brufolosi brillantinati con le mutande fuori dai jeans.
In questo setting già di per sé abbastanza degradante, subisco il tentativo di approccio più misero della storia.

Con la faccia tormentata dall’indecisione chiedo all’omino del bar, over trenta pericolosamente incline alla stempiatura, ma con occhi azzurri degni di nota:
“come è la torta?” 
“crema e pinoli” risponde pronto fallendo miseramente l’occasione di mostrare rutilante humor.
Dopo un po’ mi osserva magiare la torta e esordisce complice “hai mai visto quel film, colazione da tiffany?”
Mezzo mi strozzo con la torta e mi scappa un genuino “ehm sì… non proprio lo stesso setting, eh?”
“eh vabbe’ ma audrey hepburn… eh, che classe, no? Dico, una raffinata?” dice amiccando
“ehm… sì” ti prego fermati qui, dai, fallo per tutti e due.
Giusto per la cronaca: io somiglio a audrey hepburn come un alano bianco somiglia a un volpino bianco.
Segue, rapidamente: sei in vacanza? No lavoro. Che lavoro? Architetto. Perché in nave? Ho la vespa.
Ad ogni risposta si illumina progressivamente fino ad esplodere giubilante:
"la vespa! come audrey hepburn in vacanze romane!”
“ehm… sì” dico io pensando alla giacca Patagonia rossa e agli anfibi.
“senti, ma! Noi domenica notte ci fermiamo a Barcellona, eh! Perché non ci vediamo?”
Ecco.
Allora.
Devo ancora finire il tè.
Temo che la cuccuma di plastica bollente con bustina limone e cucchiaino ciondolanti sia un po’ d’impaccio per la fuga.
Se lasciassi con noncuranza il tè per scappare darei decisamente troppo nell’occhio.
Aiuto.
Inaspettatamente mi viene in aiuto la Ciociaria, sotto forma di due giovani dame romane che con un “che m’ ‘o fai er caffe?” mi consentono di defilarmi con lo stile passettini effeminati: rapidamente, ma con noncuranza.
Solo che poi non ho più osato avvicinarmi al bar per tutto il viaggio e quindi da ventiquattro ore nel mio stomaco viaggia solo una oltraggiosa bigbabol pannaefragola, in compagnia della galeotta torta.
La colonia di lumache sta festeggiando.



questa cuccetta sembra un letto a due piazze ci si sta meglio che all’ospedale (traghetto parte prima)
20 aprile 2006, 12:36
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Già, quella che è fulmine torpedine miccia scintillante bellezza fosforo e fantasia, molecole d’acciaio guerra lampo e poesia. Ovvero quell’oggettone lento e puzzolento che ci mette circa due mesi per arrivare ad alghero (dove, che si sappia, parlano catalano) con dentro luccicanti slot machine, un duty free con sublimi magliette col logo della compagnia, un selfservice con olive rancide e cornetti rosa, cadaveri assopiti in ogni dove e un consistente pericolo di ritrovarsi tutti i vestiti pieni di catrame colloso.

Ora.
Io non ho un buon rapporto coi mezzi di trasporto. È anche vero che io non ho un buon rapporto con nulla, se si escludono i calzini, ma comunque: in nave ho sopportato trasferte interminabili fin dalla più tenera infanzia coi parents, ho perseverato in quegli scellerati viaggi diciottenni in grecia quando si hanno pochi soldi e molta sopravvalutazione della propria resistenza fisica, finché dopo la mia ultima devastante esperienza di notte in traghetto tre anni fa, avevo deciso di emanciparmi per sempre dal flagello nave, qualora la trasferta superasse le quattro ore, ché nessun prezzo può ripagare la patina di sudiciume che ti si appiccica nella sala poltrone.

Se non che, la vespa mi ha fatto gli occhioni, io mi sono sentita in colpa e così eccoci qua che, nella bellezza di quindici ore, torniamo nel nostro prodigioso letto soppalco doble a Barcellona, dopo aver sventato le insidie di 70 km di aurelia durante i quali in cui io personalmente mi dedicavo a fare testamento.
Arrivata al porto scopro che ho ancora tempo per aggiungere le ultime clausole, perché per entrare nel traghetto c’è da valicare il giro della morte dietro un tir.
Sì, perché non ci sono le familiari autovetture, ma solo un selva di smisurati tir e tutti mi guardano come se fossi un cane che guida un monopattino.

Inutile dire che mi ci sento pure.

Abbandono vespa al suo destino e mi trascino su per la scala, tintinnante di borse e borsoni, con uno stile che non ha nulla da invidiare agli ambulanti africani sulla spiaggia. Per la prima volta all’orizzonte non si profilano le pingui famiglie che giocano a tre sette con la peperonata nella borsa termica, (resto fermamente convinta che quei cosi freddi nella borsa termica all’anagrafe non facciano “saponette”. Al massimo “ghiaccini”) ma una nutrita mandria di camionisti di ogni foggia e dimensione.

Sguardo a terra e bauli al seguito, mi fiondo in cabina.
Sì, ho una cabina. Un po’ perché volevo restare fedele al mio giuramento anti trasferte nautiche, un po’ perché è bassa stagione, un po’ perché ormai c’ho l’età che c’ho.

Insomma, questa cabina, secondo i dettami della prenotazione online, andava promiscuamente condivisa con sconosciute russatrici mefitiche concupiscenti vaio (o peggio, ragazze magre) ma le sconosciute non si sono materializzate e quindi ho una cabina in cui posso allegramente ballare nuda tutta la notte, come è mio costume fare di solito.

Tutto ciò sarebbe bello se non fosse che nella cabina accanto è inzeppata una cricca di diciottenni napoletani in gita, che dalle scarpe si possono serenamente annettere alla categoria italiani all’estero di cui sotto. Questa turbolenta gioventù è composta esclusivamente da maschi in calore che si dilettano in cori oltraggiosi per svariate categorie demografiche, intentano la rissa con intenzioni più o meno goliardiche e, nelle pause tra l’una e l’altra cosa, saltano.
Quindi temo che il pascoliano sciabordino delle onde finirà in secondo piano, stanotte.
Benché finché c’è vaio c’è speranza, il telefono si bulla di essere connesso a ISSMNN, una stravagante rete che mi dileggia con scioglilingua in islandese, quindi, se io non vedrò la terraferma, questo post giammai vedrà la luce.
E, convenitene, sarebbe un peccato.

*ho un serio dilemma di congiuntivo: mentre “benché ci sia vaio” funziona, “benché finché ci sia vaio” non se po’ sentì. E quindi?



strange things will happen
12 aprile 2006, 20:57
Filed under: ipn soap

Perché a volte un vetro venti millimetri può farti piangere come venti cipolle,
perché mi sembra sia passato un mese, e invece è neanche una settimana,
perché ho bisogno di pensare ad altro, almeno un attimo,
parimpampù, eccomi qua.

Potrei anche fare un timido accenno politico, ma siccome c’è già chi lo fa con assai più arguzia e solerzia di me, siamo costretti a ripiegare su gli interessantissimi cazzi miei.

Com’è come non è, decido di armarmi di macchina nel bel mezzo a der traffico de roma per riportare il dvd.
Questa già di per sé è una notizia, perché giammai oso trasgredire la magna regola 8-20 vespa, 20-8 macchina.
Comunque.
A metà c’è un mirabolante ingorgo causato da due autobus pressofusi tra loro, e quindi decido di parcheggiare prima.
Sulla strada del ritorno faccio questo bizzarro ma preciso pensiero: se incontrerò l’uomo della mia vita, lo riconoscerò seduta stante.
Quindi mi metto a guardarmi intorno pensando che sarebbe pure il momento che ti facessi vedere, uomo dei miei coglioni.
Ebbene, per l’occasione, chi si è fermato in the middle of the street ad ammirare l’ingorgo?
TD.

Proprio lui, quell’uomo bruttissimo per cui ho dato le craniate al muro eccetera.
Mi guarda mentre esco dal parcheggio.
Il casino lo costringe a entrare nella mia macchina.
Dio grazie per avermi tempestivamente avvertito che era il caso di lavarsi i capelli, stamattina.
Segue "ehilà come va"
Senza ritegno alcuno tiro fuori la mia novella competenza in defibrillazioni, drenaggi e coaguli, ché lui, ma guarda i gentili voleri del destino, è medico.
Segue "chiamami per qualsiasi cosa".

Ora.
Io no che non credo nelle coincidenze, ma sapete forse trovarmi un ammasso di coincidenze più coincidente di questo?
Quindi, la domanda che vi pongo è la seguente:è giusto dedurre che in "qualsiasi cosa" sia incluso anche "spiegare a un uomo molto pigro che quando sei l’uomo della vita di laclauz è giunto il caso di sfanculare il trans biondo con cui convivi da tre anni"?