ma anche no


7 marzo 2006, 22:27
Filed under: puttanate intimiste

con un piede ancora in terra e l’altro già nel mare

<br /

(riguardo quella roba del bordello americano, francamente, spero mi vada un po’ meglio)

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I’m waiting for the man
3 marzo 2006, 17:03
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

12.00 Sveglia. Ho più lexotan che sangue, in circolo.

12.05 Accendo il telefono (sì, dormo col telefono spento perché sono una stronza egoista, punto) e br br “ci vediamo alle 12.30 per casa di giancarlo?” grazie della precisazione gab, perché guarda, pensavo che ci dovessimo vedere per andarci a sposare, ma fortunatamente hai fugato ogni mio dubbio.

12.06 Occhei, occhei, ce la faccio, non sono disel io. Mi svegliavo alle 8.15 per essere in classe alle 8.30, ho un certo allenamento in queste cose. Va da sé che il lato estetico deve essere un po’ sacrificato.

12.07 Drammatico confronto con lo specchio, che mi rimanda gli occhi watermelon classici del post attacco d’ansia + lexotan. Ma ce la faccio, eh. Lavasciuga, denti, coda: sembro mio zio.

12.20 Metto a stampare i disegni, vestizione con pensieri ruminanti sul fatto che dovrò necessariamente riacquistare sembianze umane per uscire stasera. dio dio dio dove è il golf. Dietro l’acquaio, sì, giusto.

12.30 Vespa, centro, viglili, sampietrini, cavalletto, Feltrinelli. Gab non c’è. Comincio a girare con una certa apprensione per quello che potrebbe succedere: mi impongo di non guardare i libri. Allora medito di comprarmi, in rapida sequenza: un blocco a righe, un oggetto che serve per pulire il mouse, i ricambi per un agenda ad anelli che non ho, un libro per imparare a dipinger con renoir, della carta da regalo, una cuffia con microfono.

12.35 Aspetto. Ah, dei cd a 9 euri, avviciniamoci. Ah, elisa, laura pausini e ligabue, allontaniamoci.

12.40 Aspetto. Mi siedo al bar. L’arne jacobsen è una bella sedia da bar. Anche io la disegno sempre quando faccio i bar.

12.45 Aspetto. Disegno. Br br: “arrivo”

12.50 Aspetto. Si siede accanto a me un ragazzo. Disegna. E aspetta.

12.55 Aspetto. Minchia, come sono contenta di non avere accento calabrese. (nemmeno romano se è per questo, deh)

13.00 Aspetto. Gab comincia a starmi un po’ sul culo.

13.15 Aspetto. br br “amica, dove sei?” “davanti al bar, tu?” “Anche io” Siete ben pronti a una scenetta è dietro la colonna ci vediamo tutti e due col telefono in mano? Ma nemmeno per niente. “Gab, largo di torre argentina?” “no, avevamo detto a piazza colonna” Minchia. No, è che quando tu hai in mente un posto e pensi quello poi ti fissi che è quello e non pensi che, ecco, allora poi… Mi sento un merda.

13.17 Esco. Un omino colorato mi dice ciao bella, e insomma lo vorrei un po’ sposare, stamattina.

13.20 Vespa again. Piazza colonna. Io odio Feltrinelli a piazza colonna. Ha una grafica disgustosa, è tutto nero e non ha finestre, cioè ha delle finestre che danno su un dentro e quindi non sono finestre vere. Segue accesa discussione sui migliori Feltrinelli di Roma. (per me il più funzionale è piazza della repubblica, il più bello torre argentina)

13.35 Gab ride e sorride. Ha fatto tardi perché il suo amico ha voluto sedersi su tutti i cessi del negozio per verificare di avere abbastanza spazio per cagare e pisciare insieme. (dico ma… insieme? Mah, uomini.)

13.40 Scarabocchi, cartongesso, profili a L, controsoffitti, lavandini e soppalchi: siamo intimamente consapevoli che non vedremo mai soldi abbastanza da ripagarci i pranzi al bar.

15.00 Si va. Niente pat pat, niente incoraggiamenti, niente pacche sulle spalle: come psicologo, diciamocelo, Gab fa davvero cagare. Mi consiglia di leggere la pelle fredda, che è scritto in catalano, eh beh.

15.05 Decido che il proibizionismo libri è finito, compro sedaris e fisher, i velvet underground di andy warhol e una ridicola maglietta con winnie the pooh che dice che la cosa che preferisce fare è niente. Mi sento molto in colpa. Cerco di pensare che ieri ho avuto una giornata orribile e che non ho comprato l’oggetto pulisci mouse eccetera. Funziona così così.

15.25 Vado alla cassa e scopro che non posso usare i miei 110 punti accumulati perché fino a oggi ero a 93. Resisto alla allettante tentazione di dire a quest’uomo cosa penso del mondo che ci circonda.

15.30 Esco. Dal negozio di destra proviene uno stomachevole odore di sapone profumato, che proustianamente mi riporta a quella traversa di via frattina dove vendono sapone e tutta la strada è appestata da una puzza chimica infernale. Il sapone dovrebbe avere odore di sapone, non di loffa di sapone, diamine. Mi sale una leggera nausea.

15.32 C’è quasi il sole. Vedo un bellissimo poster "the godfather" e penso di comprarlo a uqc, poi penso che uqc non mi ha fatto alcun regalo di compleanno e quindi si fottesse.

15.40 Passo davanti declerq a via dei prefetti e penso che da quando so dell’esistenza di questo negozio, io sento l’intimo bisogno di possedere una cravatta. Penso che posso regalare altre due cravatte a B, poi penso che anche se ho ventinove anni, l’età giusta per un conto in rosso, forse è più saggio comprare il portatile.

Ho promesso a Gab di disegnare questa roba di oggi, ho promesso a me di non pensare a quella roba di ieri.
Fine.