ma anche no


at the final moment I cried, I always cry at endings
28 dicembre 2005, 11:55
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Che tempo di merda. Detto ciò. Il natale è passato e ne siamo usciti indenni, ma che dico indenni, quasi ottimisti. So di essere terribilmente controtendenza, ma a me il natale piace. Credo che sia perché non si gioca a né a tombola né a carte e lo zio tirchio ha smesso di spacciarci le sorprese dell’uovo kinder per regali e devolve i dieci centesimi in beneficenza.

Poi.
A me piace fare i regali.
Ecco, l’ho detto.
Proprio così.
Una volta ho fatto tutto un regalo in tanti tanti pezzi con dentro tutte le cose da pacco sorpresa scelte in un mese, con i post-it identificativi eccetera e lui, che nel frattempo si scopava anche una cerebrolesa col bel culo, mi ha detto ah uhm sì vabbe’.

Comunque ovviamente i regali li faccio solo alle persone a cui voglio il bene, gli altri che si fottano.
Poi a Natale noi si mangiano i cappelletti e il tacchino ripieno che fanno schifo a tutti e per fortuna c’è burro e salmone di cui sfondarsi prima, poi c’è lo spelacchiatissimo ventennale albero finto con le candeline rosse e tutti questi consumistici pacchi sotto, e poi c’è che noi non siamo tanti parenti ma per natale si diventa miracolosamente trentaquattro con tutte le fidanze e controfidanze dei cuggi e i pacchi consumistici sono circa centocinquanta e io mi spizzo le facce che simulano gaudio davanti alle presine puntocroce e sto bene.

Comunque, tre cose son le che mi fanno prudere le mani anche riguardo il natale, e sento l’intimo bisogno di pubblicizzarle:
a) le luci intermittenti. Mi innervosiscono. Ma. Davvero. Tanto.
b) gli auguri in Forward. Dio buono, mi basta il buone feste sulle vetrine del panettiere. Esimetemi.
c) i saponi. Cristo. Basta coi saponi, o i bagnoschiuma e le perle per il bagno. b.a.s.t.a. Lo dico? Dai, io lo dico: meglio un calcio in bocca.

Questo anno ripensandoci a me mi ha fatto un po’ cagare, non è successa nessuna cosa bella, ma pure nessuna brutta quindi tutto sommato mi sa che tocca abbozzare.

Bando alle ciance: oggi è il mio ultimo giorno.
Ho raccolto i libri i pantone il timbro e la cartoline di michele in un sacchettino e ora mi do molto un tono da sopravvissuta nostalgica come se stessi lasciando l’isola dei famosi. Ho fatto backup e pulizia e cancellato tutte le mie minchiate e insomma ecco ora mi sta dispiacendo un po’, ma so che è solo perché zeboss non c’è e Filippo mi ha dato un bacio con lo schiocco e io non me lo aspettavo (voglio dire: Filippo!) e allora è normale che a uno gli viene un po’ da piangere.
O forse no, è solo sindrome premestruale o pioggia o freddo.

Credo che finché non avrò un lavoro nuovo me ne andrò un po’ girellando per l’italia/europa, e questo non mi consentirà di essere costantemente aggiornata sui blogghi del mio cuore, per cui facciamo che ogni tanto mi mandate delle mail e ci vogliamo il bene postale, mie abbiette creature, senza contare che un giorno vi potrei pure calare a casa, in una delle mie trasferte transappenniniche e transteverine. Poi però dovrò leggermi tutti gli arretrati e allora sì che saranno cazzi per tutti.

Ora poggio le chiavi sul tavolo e tutta questa storia si chiude, con un’eleganza degna del murakami migliore.
Adios.

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staring at the sun
20 dicembre 2005, 12:42
Filed under: mai piu senza

1. La canzone di Jens Lekman, quella che dice you are the light by which I travel into mi fa l’allegria invincibile, e voglio poterla cantare al mio bello tutto il tempo. Piccolo dettaglio, dove sei, bello?

2. Missjuliè ha una casa nuova, un fidanzo che ha fatto circa 6000 km per viverci, una coinquilina di siena, ma soprattutto un calendario dell’avvento coi lindor dentro. Alla fine missjuliè, che è una brava ragazza, mi ha regalato il 5 16 e 18. (voi direte, o almeno io ho detto: ma non li ha mangiati? Non me lo so spiegare, ma esiste anche gente così, al mondo)

3. L’uomo forforoso e furbissimo era di nuovo presente, e ha cercato di avvicinarmi. Io ho finto di non conoscerlo dedicandomi con devozione alla, sincera, contemplazione dei lindor.

4. Ho conosciuto un ragazzo francese noiosissimo che mi ha parlato di qualcosa che non mi ricordo bene, tipo mi ha avvisato che a barcellona parlano il catalano, ma il tutto in un corridoio di quelli che vogliono promuovere la copula e quindi abbiamo nel frattempo fatto un figliuolo.

5. Mr.dave ha affrontato una delle sue rare trasferte transalpine per chiedermi che fine ha fatto il mio commentatore pasquale, cosa che anche voi tutti vi chiederete, immagino. Quindi, è doveroso rivolgere un pubblico appello: fratello Pasquale, dove sei?

6. Mia nonna, che sa la divina commedia a memoria e prima di fare quattro figli, era a un pelo dallo scoprire teoria della relatività, ieri mi ha fatto notare che ridere regge l’accusativo, e quindi non si può dire a me ha fatto ridere. Non fa una piega. La grafologia dice che la nonna c’ha più disuguale metodico di girolamo moretti, e anche questo, non fa una piega.

7. Fa un freddo becco, quindi sono vestita che manco courmayeur 2001 e ho la calzamaglia. Ora, per quanto sia grigia e carina, secondo me la calzamaglia è un cilicio con pochi uguali, non capisco davvero come possano esistere donne che la portano quotidianamente. Per esempio: ora vorrei andare a fare pipì ma all’idea di levarmi tutta l’imbracatura preferisco stare qui a agitarmi come un vecchio flautolente e non bere per i prossimi trentasei anni.

8. Ho comprato un bruciatore e dell’olio all’eucalipto, e questo mi fa sentire una donna realizzata. Compatitemi.

9. Ma poi, se io e il ciccio andassimo a vivere a torino insieme? No, dico: forse non sarebbe male. Potremmo sciare una cifra. Poi. Cazz’altro si fa a torino?

10. Il sole mi rende felice. È così facile, in fondo.



I love you just the way you are (parte prima)
16 dicembre 2005, 12:45
Filed under: mai piu senza

Allora. Premesso che vi odio tutti, in primo luogo perché avete un lavoro o una casa, e anche se non avete nessuna delle due vi odio lo stesso perché magari siete schifosamente felici per cazzi vostri o perché prendete le medicine; qui mi si è data l’autorizzazione a cianciare convulsamente su presine all’uncinetto e gommini antiscivolo, quindi siorri e siorre, ecco quello che vi meritate per non aver mostrato la dovuta accortezza (e il fatto che si chiami parte prima vuol dire che presto o tardi ce ne sarà una seconda, ah, ma cazzi vostri)

1. Mi hanno detto che nella vita mica sono sfigata come paio nel blogghe, quindi devo cominciare a dire che sono molto figa. Sono molto figa ma non lo sa nessuno. No è il contrario sono figa e tutti lo sanno tranne io. Insomma, fatevene una ragione: sono molto figa e non mi avrete mai, mpf.

2. Da piccina ero convinta di essere la principessa zaffiro – come un uomo lotta e va.

3. Sono fortissima a taboo, e a disegnare a mano libera col mouse che sembra una contraddizione, ma fidatevi. Non ho mai imparato a giocare a briscola e giocare a carte mi mette la depressione.

4. Ho dei problemi con i videogiochi e con la fantascienza.

5. Tendo ad andare in fissa per uomini che si chiamano giulio, uomini con almeno tre figli, uomini imbecilli. Se mi dicono che sono carina spero che non ci rivedremo mai più così non possono cambiare idea. Quindi, a conti fatti, non è una strategia vincente.

6. Non mi piace il gelato al cioccolato, però a volte lo mangio.

7. Quando sono incazzata mi preparo i discorsi a casa e mentre ripeto giro per il tappeto. Poi non se ne fa mai niente perché live mi distraggo e mi vengono male.

8. Mi stanno sul culo benni, i simpson, la birra, “il maestro e margherita” e sono molto invisa ai più per questo.

9. Con gli uomini pelati non ce la posso fare, lo so che è brutto e non è colpa vostra, vi voglio tanto bene ma tanti cari saluti. Sì, pure a brusuillis. (hanno detto che è una proiezione freudiana che il mio babbo ha più di sessanta anni e tutti i capelli. Capito quanto cercano di incallarmela, gli infami?)

10. Sono sempre tutta innamorata cotta come un biscotto ma non lo dico mai al diretto interessato, fosse mai che si risolve e poi si conclude qualcosa. Sono un po’ come river cuomo e anche come il vertigo: sono punk dentro io. Però mi lavo.

11. Celentano mi sta sul culo e con lui quella culona di jennifer lopez e quel fighetto di topolino ma c’ho un debole per fabio volo.

12. Non ho mai trovato uno scrittore americano che mi piacesse, mentre quelli irlandesi mi piacciono quasi sempre.

13. Una volta sono svenuta in classe perché si parlava della coagulazione del sangue e sono andata longa e poi mi sono vomitata l’anima e la profia mi ha chiesto se ero incinta. Giusto per la cronaca: non lo ero.

14. Sono molto salutista e mi sto parecchio sul culo per questo.

15. Sono cocciuta come una cucuzza. (non per vantarmi troppo, eh, ma testardo l’hanno scritta per me)

16. Sono un’autorità in farsi le pippe, passato il primo quadro passo con gusto al livello numero due solo per veri specialisti: farsi le pippe sul fatto che ci si fa le pippe.

17. Non sono insensibile ai richiami della depressione.

18. Quando ero molto piccina, rileggevo i libri dalle sette alle ventisette volte, e mia madre pensava che fossi paranormale, per questo, ma solo perché non sa che lo faccio ancora.

19. La gente che mi piace, nel mondo, è pochissima.

20. Avevo una scatola di playmobil a cui staccavo la parrucca perché mi piacevano le donne coi capelli corti e il gioco più figo era fare una casa con tutti gli oggetti trash che possedevo da gomme a temperamatite a quelle immonde sorprese del mulino bianco. Va da sé che erano un po’ fuori scala, alcuni, ma la vocazione per l’architettura era tangibile.

21. Tendo a pensare che tutti mi odino o quanto meno mi disprezzino molto, sono egocentrica da fare schifo. (le due cose non sono necessariamente collegate ma anche sì)

22. Ho un atavico bisogno di complimenti, piaggerie, lusinghe e compagnia bella: adulatemi e vi vorrò bene. Non c’è un cazzo da ridere, lo so, soprattutto di questi tempi.

23. Ho spedito tutti i punti per la felpa degli special k perché non ci credevo che le cose coi punti arrivassero davvero, poi però l’ho persa. Altre glorie per cui ho spedito i punti: una maglietta santal con sopra, giuro, “la melancia” e le tazze per i cornflakes. Quando mi arrivavano casa mi sembrava di avere vinto qualcosa e ci avevo preso gusto.

24. Se non c’è il latte la mattina, mi piglia male tutto il giorno.

25. Non ho mai vinto niente di significativo. Sono stata menzionata, applaudita, medagliata, arrivata seconda, ma vinto mai, destino infausto. A undici anni sono arrivata tredicesima alla corsa campestre a villa ada ma il ciccio è arrivata sesta e ha rovinato tutto.



show must go on
14 dicembre 2005, 16:01
Filed under: mai piu senza

Punto uno. La mia insegnante di palestra somiglia in modo preoccupante all’umpa-lumpa di tim burton, e considerando che ha le tette finte ed è alta un metro e due potrebbe anche esserlo. Comunque passa il tempo urlando insulti feroci e tastandosi il culo con aria compiaciuta, quindi, a conti fatti, mi fa un po’ paura.

Punto due. C’è una specie di castigo divino, una atroce legge del contrappasso che mi fa incontrare modelle in ogni dove. In palestra c’è una perfetta fantamodella che ogni volta la vedo mi viene da piangere. Sicuramente lavora alla nasa, i giorni che manca a lezione ultima il programma per salvare il mondo e nel tempo libero fa volontariato in africa.

Punto tre. Ho comprato un supergiovane vestitino a forma di elfo (sì, oggi so’ andata a via del corzo, me so’ fatta ‘na gonna de camoscio, carina che me scenne bene, me so’ fatta pure un paio de stivali che rimangono tanto fini, sì va bene ecco, amò) e mentre mi pensavo “ma guarda quanto sono femmina ah valà che roba”, passa di là quella fine psicologa che mi diede i natali, mi guarda e mi illumina “sembri loredana bertè”

Punto quattro. Il fatto di avere un’opinione su tutto, bella mia, non ti autorizza a cianciare convulsamente sulle presine all’uncinetto, su forma e colore delle bottiglie di plastica, sulle diverse densità degli inchiostri. Sai, non tutti apprezzano.

Punto cinque. Qualunque sia il tuo problema, la soluzione non è in una confezione famiglia di kinder bueno né in un nuovo paio di calzini a righe, tieni a mente.




something here's so wrong (il senso è sempre quello del post sotto, ci sono solo più fatti e parole dette male)
12 dicembre 2005, 11:43
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Ho mandato ottantasette curriculum e ho ricevuto tre estimada laclauz, por el momento no necesitamos incorporar nuevos colaboradores a nuestro equipo pero tendremos en cuenta tu candidatura si hay algún proceso de selección en un futuro.

Ho fatto una disgustosa torta alle banane, che è finita tutta nel compost per i limoni, ho giocato a paroliere senza il paroliere, ho visto la seconda notte di nozze e mi è piaciuto, ho girato da sola per il centro freddo e stracolmo di gente riflettendo sulla mia mediocrità, ho guardato attonita orde di folla consumarsi in acquisiti natalizi, ho comprato a lacri un pelacarote con l’archetto, ho sognato zeboss un paio di volte, ho ricevuto un messaggio che mi ha molto commosso, sono stata parcamente coccolata, ho ottenuto un account (e di livello administrator!) sul pc di fabo, sono andata all’ipercoop con ceschipeschi e bazbana che si sceglievano l’albero di natale e mi è venuto anche un po’ da piangere, ma solo perché gli all bran flakes a firenze costano 1.50 euri e a roma 2.50, ho finito paddy clarke (che mi pensavo meglio), ho mangiato un sacco di cebion effervescenti senza acqua per farli frizzare sulla lingua, ho cercato di convincere tutti che zanna gialla esiste davvero e non è zanna bianca finito nel fantastico mondo del tartaro, non ho alcuna intenzione di fare regali di natale ma credo che sì, a lacri comprerò il paroliere tutto sommato.

Ora sono di nuovo qui, con il mio lagnoso e noioso intimismo, mentre sotto continuano a martellare i sampietrini perché hanno messo il varco nuovo e mi chiedo se e come tutto questo cambierà.

(con il varco nuovo, s’intende.)



io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi
5 dicembre 2005, 12:14
Filed under: puttanate intimiste

Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi,
giocando coi miei giorni, col tempo.



all I can say is that my life is pretty plain
1 dicembre 2005, 12:09
Filed under: ipn soap

Siccome la mia già grama esistenza è ormai ridotta a un guazzetto disgustoso, un aberrante ristagno di intenti, (il ciccio dice che a questo punto è ormai chiaro il concetto, non serve che continui con le mie argute metafore) le mie amichette furbe e misericordiose annunciano con entusiasmo: ma andiamo un po’ a vedere quel bel fighino di farmacista, a dire un paio di minchiate come nostro costume, eccetera.
Nonostante l’acquisto di tutto lo scibile farmaceutico, il suddetto farmacista non ci degna del benché minimo interesse.
Amiche molto depresse facendo le vaghe si infilano in macchina, finché quella demente di laclauz se ne esce: "ua, che merda. sarebbe da tornare indietro e dirgli: fregaunasega del frontline, esci con me?"

Ora.
È inutile negare che io sia demente, per carità, ma in tal caso, via: mica si diceva per davvero, era un gozzoviglio così, tanto per fare due risate e animare la serata, che i vodkalemon non erano bastati mica. Se non che le amichette furbe sono evidentemente dementi anche loro, e cominciano a urlare estasiate che è un’idea meravigliosa, sarebbe fichissimo, una trovata geniale, sì sì dai dai dai. Quello che mi lascia basita è che anche la mia saggia amica denominata il ciccio mi spinga su questa strada.
Il fatto che sia denominata il ciccio avrebbe dovuto in effetti farmi venire qualche sospetto.
Il fatto che si fosse scolata due birre avrebbe dovuto ingigantire quel qualche sospetto.

Insomma, la visione di troppe puntate di friends in cui gli uomini vanno a comprare trentasei cappotti per conoscere Rachel, un recente repeat eccessivo di scordando che poi in fine tutti avremmo due metri di terreno, ma soprattutto la massiccia dose di alcol in circolo (almeno così mi piace pensare, eh) mi convincono che in finale, fregaunasega, io vado.

Scena.
laclauz si avvicina in perfetto tiro: capello appena lavato, jeans che levati, stivali, cappottino quanto so’ ggiovane, sorriso degno di mesi di az whitestrips.

segue testuale dialogo:

– fregaunasega del frontline, esci con me? – (grosso sorriso)
– eh? – (uno che ha inghiottito un portapenne )
– esci con me? – (grossissimo sorriso, ehi guarda quanto sorrido!)
– eh… davvero ti ringrazio, ma sono praticamente sposato – (uno che ha inghiottito una fabbrica di portapenne. rossi.)
urgh, no ecco lo sapevo, e adesso? ce la siamo preparata questa, con le ragazze, devo dire, ecco:
– cazzo. beh, beata lei – (amara risata consapevole che questa cosa la racconterai ai tuoi nipotini e intere generazioni di farmacisti se la spasseranno alle mie spalle)

Abbiamo all’uopo la citazione che fa al caso nostro: non che mi faccia piacere stare qui a smerdarmi davanti a voi, quindi forse non è il caso che ridiate così di gusto. Controllo, perdio. (op. cit.)

Torno in macchina dove le mie sagaci amiche già ridono in modo isterico e compulsivo, e qui mi viene in dubbio che mi abbiano perculato allegramente fin dall’inizio, dubbio che loro, serissime, si affrettano a smentire, sottolineando spassionatamente che sto farmacista che se la tira è solo un triste fighetto spaccacoglioni, che la donna è sicuro abbonata a cosmopolitan, che una come laclauz se la sogna proprio bla bla bla.
Eh già.
Mi sento un attimo in una canzone di elio.

Dove eravamo?
Ah sì, al guazzetto disgustoso, che non c’era bisogno di approfondire.