ma anche no


post-it
27 ottobre 2005, 20:24
Filed under: puttanate intimiste

that I would be good even if I did nothing
that I would be good even if I got the thumbs down
that I would be good if I got and stayed sick
that I would be good even if I gained ten pounds

that I would be fine even if I went bankrupt
that I would be good if I lost my hair and my youth
that I would be great if I was no longer queen
that I would be grand if I was not all knowing

that I would be loved even when I numb myself
that I would be good even when I am overwhelmed
that I would be loved even when I was fuming
that I would be good even if I was clingy

***

Ma forse è come quando cerchi qualcosa che non trovi,
che quando smetti di cercarla poi la trovi.



tv party
24 ottobre 2005, 12:27
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

parte prima
Si esce per festeggiare l’assunzione, (in cielo, si capisce) di miss julìe.
Si finisce in un sordido locale in quel di prati, fornito di signorine garzone astutissime che per fornire ogni informazione richiesta necessitano di rivolgersi a terzi, anche quando la richiesta in questione è quale è il numero civico. Giuro. (nota. perché non sappiamo il numero civico né la strada né il nome del locale? Perché la serata è stata organizzata da miss julìe, ovvio)
Mentre si prende amabilmente posto settandoci sull’interno quaranta gradi del locale, quella che chiameremo Signorina c viene interpellata per riferire dettagli sul suo imminente suo sposalizio, con tanto di mostra di brillocco al dito. Notare il setting amiche-al-bar, rigorosamente trash alla sex and the city.

Ora.
Io ho un po’ di problemi con il matrimonio, ma non ne starò a discernere perché so che li avete anche voi, o per lo meno, quelli sani di mente di voi, comunque quando sento la storia della sposa che va dalla sarta o dal catering o dal fotografo, a me iniziano a prudere le mani, e in questo particolare caso sotto i miei occhi si svolge un’ intera puntata di “costume e società” su il-giorno-più-bello-della-mia-vita.
Poi, gradirei davvero un paio di xanax quando mi rendo conto che la sposa in questione, ha ben tre e dico tre, anni meno di me e annuncia a mo’ di giustificazione che sposa il primo uomo che ha conosciuto nella nordica trasferta.

Fanno le spese del mio turbamento due calici ikea, uno dei quali recuperato in volo dal mio coordinatissimo vicino di panca. Le argute fanciulle serventi di cui sopra mi ringraziano senza posa quando consegno il corpo del reato.
Mi sa che non hanno capito bene come si fa questo lavoro, mi sa.
O siamo su candid camera show.

parte seconda
A queste serate generalmente è presente un soggetto di età indefinibile tra i trenta e i sessantasei, vistosamente pingue, dotato di forfora e riporto che di solito è un amico dell’amico del suocero del cugino che stasera, ma che caso, non sapeva che fare.
Quello presente stasera non solo non fa eccezione in nessuno dei punti, ma è anche dotato di un’intelligenza sopraffina.
Dunque, quando è il momento dei titoli di coda di costume e società apostrofa me e il mio collega di panca:

nerd (con sussiego):
“e quindi voi vi sposate?”

laclauz (sorriso raggelante) “noi non stiamo insieme”
nerd (ops, cambiamo discorso): “e tu quindi fai l’avvocato.”
laclauz (ma è scherzi a parte?) “l’architetto. ”
nerd (senza vergogna): “ah! ma lui fa l’ingegnere, quindi…”
(questo nerd, lo avrete capito, è davvero un genio d’arguzia)

laclauz (pentita della propria acidità) “eh già, infatti siamo stati insieme quattro anni”
nerd (impunito): “e da quanto vi siete lasciati?”
laclauz (ho fatto molto ma di molto male a pentirmi) “tre anni”
sottotesto: adesso vuoi cortesemente andartene a fanculo?

Nerd non si da per vinto si rivolge all’altro lato della panca dove il pluriennale fidanzo di Sippi, sta chiedendo ulteriori lumi sullo sposalizio a signorina c
nerd (speranzoso) “e quindi voi due vi sposate?”
fidanzo di Sippi (imbarazzato) “ehm, ci siamo appena conosciuti, forse è prematuro”
Con un tempismo degno solo del Benny Hill Show, Sippi rientra in quel momento sgranando gli occhioni e be’, in verità vi dico, per un attimo, un attimo solo, mi aspetto che partano le risate registrate.

Torno a casa con la certezza che qualcuno lassù si sia ammazzato di zapping.



blister in the sun
19 ottobre 2005, 11:57
Filed under: ipn soap

Signori, è giunto per me il tempo delle mele.
L’uomo degno della mia, ehm, stima, è niente popo’ di meno che un farmacista. Niente roba laida di vecchi, no, è un giovane con gli occhi blu bello da lasciarci le penne. Questo aitante, che non è aitante ma secco proprio la quantità che garba a me, fa il turno di notte, e ieri ha abbiamo avuto una lunga disquisizione sulle caramelle vicks balsamiche (a lui ci fa schifo la liquerizia, potremo mai perdonare?) sull’opportunità o meno di rifornirsi di frontline versione combo per i gatti (lui ha quattro gatti e un cane, come non amarlo?) insomma, che ve lo dico a fare, sono uscita da là dopo mezz’ora con uno scontrino da euri quarantasette punto quindici cantando I wanna be your boyfriend.

Si da anche il caso che io ieri fossi reduce da una riunione dove dovevo fingere di essere una persona seria e intelligente e quindi non fossi vestita da idraulico come mio solito ma udite udite, camicia bianca e stivali, mica pizza e fichi, roba da due volte l’anno e una delle due è a natale, quindi, se non è destino questo, fate un po’ voi.

Comunque, mentre lui amabilmente disquisiva su prezzo e necessità dell’antizecche io mi chiedevo sequenzialmente:
a) sarà mica uno di quei casi di cui sotto in cui devo prendergli immantinente la capoccia tra le mani?
b) figurati se un figo di dio come questo non ha già almeno sei mogli, o almeno una frangesca. E duecento imbecilli che dilapidano fortune offrendo l’immondo spettacolo dei loro rivolini di bava

Ma tutto ciò non mi turberà punto, ah, perché sono conscia della sintonia invincibile tra i nostri antipulci e del mio abbigliamento da topona, dunque mi chiedo quando potrò ripresentarmi per dissipare un altrettanto considerevole patrimonio, senza dare troppo nell’occhio.

Si accettano consigli, sul da farsi, che lo sapete, l’azione non è il mio forte.
Sento che solo lui potrà sostituire IPN nei vostri cuori.
Siate coscienziosi.



I will never know cause you will never show
17 ottobre 2005, 10:10
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

A dodici anni io mi fidanzai con il rigazzino più bello della scuola, bello da leccarsi i baffi, uno sempre presente nelle scritte sulle porte dei cessi, per intenderci.
Io avevo un certo appeal all’epoca, causa posto fisso nella squadra di pallavolo della scuola, ma dopo la liason con il fighetto le mie azioni salirono vertiginosamente, per cui, a anni di distanza, ancora mi si additava nei corridoi con malcelata ammirazione.
La storia procedeva come in ovosodo la storia di lui da piccolo con la pandolfi junior.
Una volta siamo andati al cinema, qualche volta ci siamo baciati, qualche volta ci siamo abbracciati (o forse non in quest’ordine, ma non è essenziale) e poi lui, inspiegabilmente, mi ha lasciato, per sottoporsi ad analogo regime fidanzatesco con un’undicenne sosia di barbie.
Quel che si dice un tombeur de femme, insomma.
Va da sé che ancora me lo sogno la notte.

Mentre raccoglievo fama (maschi affascinati dalla mia dimestichezza) e solidarietà (femmine schifate dal porco sciovinista) mi consumavo le cataratte in una struggente riediction di via col vento. 
Intanto, lì è finita la scia dell’appeal e ho cominciato il regime fagottone, cioè ho inanellato un prodigioso sequel di perduti innamoramenti per uomini che non mi avrebbero mai cagato, come ogni eroina sfigata del cinema che si rispetti.
Le sfigate del cinema poi però finiscono per diventare la donna del protagonista, quando lui capisce che “ha bisogno d’altro” e risolve che tutto sommato può fare a meno della tettona strappa.
Qui la storia prende più la piega del film sul muccino junior a scuola.
Perché nel mio caso lui capiva che aveva bisogno d’altro, schifava la bionda strappa e mi chiedeva il numero del ciccio.
Di solito il ciccio per solidarietà femminile (e forse anche perché intuiva vagamente la canna della 44 magnum sull’orecchio) lo pisciava, secca, e allora lui se ne faceva una malattia della vita come grande amore non corrisposto. 
Per dire che eravamo tutti sveglissimi, all’epoca. 

Quello che pensavo stamattina è che tutte quelle volte che stavo lì a ciondolare tra le mie inutili fantasie citrulle, sarei dovuta andare lì, prendergli l’amata capoccia tra le mani, e dirgli “bimbo, ci piaci un fracco”
Quello che pensavo stamattina è dovrei fare questo, adesso, con questa stracazzo di vita, lavoro, città.
Poi pensavo anche che, amichetti rossi, quattro milioni di voti sono almeno quattro milioni di euri, che buttali via.

E poi pensavo anche, perché ci sono delle mattine davvero pregne di pensiero, che ho dei ginz nuovi che levati proprio.



mmm mmm mmm mmm (c’ho una colonia di gatti in gola, non so più a chi dare i resti e quindi sono un po’ seccata)
10 ottobre 2005, 10:47
Filed under: mai piu senza

Il fato mi ha dato quel che si dice pan per focaccia, ascoltando i miei lamenti riguardanti l’omino minchione.
L’omino minchione è un signore che all’accensione del mio celeberrimo telefono, inderogabilmente, si diletta nella produzione di un raccapricciante murale raffigurante le sue pixelate fattezze, corredando il tutto con una musichetta a tema, una in entrata e una in uscita, che si possono zittire solo zittando il telefono (altra operazione per cui bisogna essere dotati di un numero di lauree compreso tra dieci e cento)
Insomma, siccome che io mi lamentavo assai di queste note indesiderate, improvvisamente, la permalosissima creatura del telefono s’è offesa e ha indetto uno sciopero dei suoni per tutto il telefono, quindi ora di suonare non se ne parla più, ma nemmeno per niente.
La domanda sorge spontanea: è utile avere un telefono che non suona? Direi che suonare è un requisito abbastanza fondamentale per un telefono, quindi sarebbe doveroso ristabilire buoni rapporti col minchione pixeloso, ma sicuramente lui è uno di quegli uomini schifiltosi che per fare la pace vuole i regali costosi, insomma, non so, sono un po’ scissa, magari dovrei lasciarlo.
Ma forse è solo una questione di orgoglio.
Mah.

Poi, diciamola tutta.
Ogni volta che accendo il pc fa capoccella il simpatico curriculum, che attende con ansia che io gli accluda delle foto che facciano capire quale levatura architettonica mi accompagni (cioè foto del culo) e di essere poi spedito a mari e monti per sentirmi allegramente sfanculare quando va bene e non rispondere nella più alta percentuale dei casi.
C’è dunque da meravigliarsi che automaticamente mi sgorghi un’improvvisa sollecitudine per la lordura che giace dentro il tappo della stilografica dall’anno della maturità?
Ecco.
Quindi ora vado, che, capirete, sento l’esigenza impellente di dedicarmi all’approfondita pulizia della cassetta della posta condominiale.



thank you
4 ottobre 2005, 18:53
Filed under: mai piu senza

Splinder ha aggiunto una geniale immaginetta: è davvero incredibile la loro perspicacia nell’interpretare i bisogni degli utenti.
Ma io non credo ci siano arrivati da soli, no.
Evidentemente devono essere stati sommersi da reclami "cara redazione di splinder, sono davvero deluso e affranto di non poter vedere ingrandita l’immagine accanto alle casette, per quanto ci provi non riesco più ad aprire i commenti per la stizza che questa manchevolezza mi provoca. Fate urgentemente qualcosa a riguardo, ve ne prego."

Magari la prossima è la volta buona che aggiungono un rutto personalizzato di ciascun commentatore, non vedo l’ora.

Incisa: da quando hanno inserito queste godibilissime casette, cioè da circa nove mesi, io con explorer 6 non riesco più a scrivere i post, ma che sarà mai, mica si può avere tutto, del resto.