ma anche no


there's something in your eyes
29 settembre 2005, 19:40
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

A studio si volge questa simpatica usanza: io quotidianamente esco alle ore 13.20 per andare in palestra alle ore 13.30 (poi delle volte non vado in palestra ma a svuotare la giesse ma questa è un’altra storia). Ebbene, quotidianamente zeboss alle 13.18 tira fuori delle cose fondamentali da fare entro i prossimi venti minuti. Ovviamente negli studi di architettura niente è mai davvero fondamentale, e poi: chi può avere esigenza di un dwg mentre sta bellamente addentando un caciocavallo? Per dire.
Comunque, immaginando per lui morti lente e dolorose (che non è un modo di dire: ne avevo giusto in mente una geniale fatta con le candeline che si auto riaccendono) esco da qui alle 13.35, e mentre io e vespa ci produciamo in una prestazione motociclistica degna di, chessò io, un flashgordon, un fottuto insetto palesemente contromano, dall’impatto direi un tirannosauro rex, mi si catapulta nell’occhio sinistro dando una nuova accezione alla parola “dolore”.

Ora.
Proprio lunedì, mentre mi recavo a rinnovare la patente, consapevole che al mio occhio (destro) mancava 1.25, pensavo: in fondo basta che ci si veda nell’insieme, che poi sia un occhio o l’altro mica è importante, voglio dire ma cos’è la destra, cos’è la sinistra e via dicendo.
E invece questo era un pensiero meno furbo di quanto mi sembrasse all’inizio.
Perché a volte due occhi fanno proprio comodo, e fa anche comodo che l’incipiente presbiopia abbia riportato l’occhio destro ai suoi gloriosi diecidecimi.
Poi ho pensato pure, ma in un secondo momento, che dentro questi insetti ci deve essere tipo l’acido muriatico. 

Dunque, perché si sappia che laclauz è rompicoglioni sì, ma stoica, (parole che si equivalgono molto più spesso del dovuto) raggiungo la palestra, dove estraggo il corpo perfettamente mummificato del clandestino nero e esamino il calco che mi ha lasciato sulla cornea: una roba da farci jurassik park tre. O quanto meno una puntata di ER. (in realtà non ho mai visto ER, quindi magari ce l’hanno pure fatta. Chissà.)
Mentre mi chiedo se perderò un occhio come il fidanzato di lady oscar, mi avvio con mesto occhio pesto alla lezione. Qui apprendo con orrore dagli ingrati specchi che ho le fattezze di capitan harlock, anzi, di capitan harlock che ha pianto dopo essere stato ripetutamente colpito sull’occhio guercio. Guarda caso, proprio oggi tra i partecipanti alla già di per sé grottesca lezione, c’è kimrossistuart, il quale, comprensibilmente, occhieggia la ragazza due file avanti che non solo dispone di gambe lunghe e culo piccolo ma anche, dettaglio non trascurabile, di due occhi.

Domani mi organizzerò un baldanzoso ciuffo occultatore come il fidanzato di lady oscar.

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that was just a dream, just a dream, just a dream
28 settembre 2005, 12:38
Filed under: mai piu senza

Lo so che i sogni non sono interessanti nemmeno per chi li fa figurati per chi li sente da terzi, però visto che tanto siete delle abiette creature e non commentate, visto che ho la depressione settembrina e la fame pantagruelica, io racconto il mio sogno di oggi, facciamo pure che chi ha commentato il post sotto può essere esonerato dalla lettura.

Nella prima parte, io stavo parlando col mio professore di italiano che in realtà è morto tre anni fa (e qui potremmo fare del sentimentalismo, perché egli che era una persona parecchio straordinaria, si schiantò con la macchina; ma non lo faremo perché non siamo in un romanzo sudamericano) e gli raccontavo un po’ che facevano tutti e che la marta aveva avuto una bambina, però non è così magra come mi dicevano (questo non lo so se è vero perché non ho più visto né lei né la bambina ma probabilmente rosicavo pure nel sogno, ma non ne parleremo perché non siamo nel diario di bridget jones) che superale si era sposato da poco (e anche questo è vero) e cose così. Insomma, eravamo in un bar e davanti a noi passava una rollrois crema con dentro rog e signora. La mia arguzia mi faceva presumere che si andassero a sposare, solo che andavano in una chiesona la cui collocazione urbanistica ora mi sfugge, ed è un problema perché mi sfuggiva anche in sogno e questa cosa mi angosciava, mi pare che fosse l’aracoeli ma non c’era la scalinata, insomma grande confusione ma pare che questa cosa capiti nei sogni, che non ci si capisce una sega, o forse davvero non so niente e presto mi telefoneranno per dirmi che la mia laurea è scaduta e devo rifare geometria descrittiva.

Vabbe’ comunque io mi dico: ma ti pare che mr.io radicale faccio le manifestazioni vestito da foglia si sposa in chiesa? E miss.io sono cresciuta coi pantaloni a zampa si sposa col vestito bianco? Molto scandalizzata vo per cazziarla apertamente come è mio costume fare, quando improvvisamente lei si toglie il vestito bianco e rimane con una roba tipo indiana e a piedi nudi (numero 40, e questo è vero, pfui) invece rog si tiene lo smoking perché ormai l’aveva comprato eh, e io non ci capisco più nulla e poi mi accorgo che è tardi e devo andare a lavorare ma non trovo un orologio che funzioni e mi ricordo distintamente che nel sogno accendevo il canale dalla tv con l’ora e era vuoto e tutti gli orologi mi davano un’ora diversa e insomma basta svegliamoci e mi sveglio e sono le nove e venti e ho lucidamente pensato “tanto ora glielo spiego che c’era questo problema che tutti gli orologi non funzionavano, lo saprà anche lui”.

Poi però a studio c’era solo Filippo che faceva colazione, e quindi non ho dovuto insistere per convincere zeboss della mondiale avaria oriolesca.

Tra gli errori di consecutio temporum, l’inutilità del soggetto e la mia personale confusione mentale, credo che questo possa a pieno titolo vincere la palma di peggior post che abbia mai prodotto.
Peggio per voi.



that’s incredible (considerazioni a freddo su
22 settembre 2005, 10:08
Filed under: mai piu senza

1. Quella mascherina, quella benedetta mascherina. Ora io dico: tante pippe sulle tutine nuove, e nessuna nota per una mascherina che si incolla alla faccia fondendocisi insieme? Non è realistico questo film, ecco.

2. Se io potessi avere un superpotere, e mi ritrovassi quello di “correre veloce”, minchia quanto smadonnerei, soprattutto considerando che mia sorella può rendersi invisibile e mia madre diventare un barbapapà. Mio padre è uno sfigato e ho preso da lui, ecco cosa penserei.

3. Certo che pure l’uomo frigo, per carità, molto artistico con le sue robe di ghiaccio, ma quanto a funzionalità di superpoteri, come dire: io un ricorso a chi di dovere lo presenterei.

4. Io ho capito fin dall’inizio che la tipa bianca/nera era stronza, e ve lo dico subito perché: perché è magra, mica ha il rassicurante culone di elastic girl.

5. Il fatto che io abbia ingurgitato quattro tortine ai lamponi due fette di torta di mele e una ciotola di pistacchi durante il tutto rende lamapantemente palese la mia partecipazione emotiva.



and you give yourself away* (parola chiave: consapevolezza)
12 settembre 2005, 10:51
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

La consapevolezza di un weekend inutile comincia con un venerdì che ci sono i monsoni e esco da studio alle nove, poi scopro che x c’ha da fare e y non esce più con j allora forse usciamo insieme ma nel frattempo ha chiamato k che però era in pigiama allora magari ci sentiamo con z, che ora sta impicciato che però forse poi mi richiama. A questo punto già si è capito che la serata finisce che resto a casa a mangiare biscotti e pesche avariate guardando l’ultima puntata di friends (una bella merda di puntata, tra l’altro) quindi è inutile dire altro.

Sabato dopo una proficua discussione di circa tre ore con amico commercialista sulle schede carburante (grazie amico commercialista, tu sai quanto ti amo) passo il mio pomeriggio a guardare un uomo, sia ben chiaro: un dottore in architettura, che pianta degli stop di dodici cm nel muro e al quindicesimo stop scopre che c’era un pilastro e quindi rien ne va plus, allora fa un’altra fila di buchi ma partendo dall’altro lato, e fatti quattordici buchi, indovinate che succede al quindicesimo? Esatto, vedo che mi seguite. Lascio tale uomo a stuccare una trentina di buchi tra le risa incontenibili del suo folto pubblico, e me ne vado a casa dove scopro che x non ha proprio idea di farsi vedere e y c’ha da fare e allora esco con amica cloti e passiamo la serata in un mcdonald circondate da quattordicenni a scartavetrare gli ultimi cinque, ma famo pure otto, anni della nostra tapina vita col risultato che si stava meglio quando si stava peggio.

Domenica ho la consapevolezza che sono due giorni che dovrei andare a fare la spesa e continuo a rimandare di ora in ora (il giesse chiude all’una mezza, ma no dai c’è pure quello a via tevere che chiude alle otto andremo lì sì sì) per dedicarmi alacremente alla realizzazione di opere (giusto per la cronaca, 1 e 2) che segneranno un punto di svolta nella storia dell’arte contemporanea, con la sempre più viva consapevolezza della misura che dovrebbero avere i polpacci delle donne, come insegnano le sane pubblicità di una volta.

La serata questa volta non prevede incertezze: è sicuramente una certezza spendere gli ultimi sgoccioli di depressione ascoltando amico di xy che dettagliatamente descrive origini sintomi e cure delle sue emorroidi, e poi, non pago di tale concione, determina l’inutilità e incompletezza delle donne che osano rinunciare a sfruttare la meravigliosa opportunità di partorire.

Così, dopo una serie di incubi di soprusi e di cadere nel vuoto, è di nuovo lunedì, e di nuovo mal di testa, sonno, voglia di bestemmiare e in più, se siete stati attenti, saprete che non ho latte né cornflakes.

E adesso, buon giorno a tutti.

*dite il cazzo che vi pare, seppur sputtanata all’infinito, with or without you resta una canzone degna di questo nome. Punto.



gave me the keys
8 settembre 2005, 10:12
Filed under: mai piu senza

Tanto prima o poi,
tocca a tutti,
insomma,
ecco,
dai.

bomboniere per compleanno
dico, non starai un po’ esagerando? megalomane

demi moore cellulite
(ehm, no, questa l’ho cercata io)

eiaculazione precoce elastico
vuoi stringerti intorno un elastico per ritardare il tutto? Facci sapere, mi raccomando

fabio fantozzi
ora, tu mi preoccupi, seriamente. Sei il mio fidanzato dell’asilo, quello coi capelli rossi, che ha cercato il suo nome? O sei la sua fidanza che vuole scoprire se c’è una lista di nozze a di lui nome? Insomma, se sei lui, ehilà è vero che ‘sto internet fa ritrovare la gente. Ma poi dico: sicuri che ci vogliamo ritrovare? Se ci siamo persi ci sarà pure un motivo, eh

fare la spaccata
sì, io sono capace e non ti dico come si fa, rosica

fatta crescere i capelli
fin’ora l’ho tenuto segreto, ma mi hai scoperto: dopo un accurato giornaliero lavaggio con tè verde in foglie non sminuzzate e semi di fiori di bach, concentrarsi sui bulbi piliferi occipitali per almeno un’ora localizzando la loro energia vitale e recitando lentamente il mantra “cresci” Attenzione a non dire “icserc” sennò si accorciano fino a tornare nella testa

femmena malvagia e strafiga grassa

sì sì sono io!

foto di mogli nude
amico, se vuoi scoprire se tua moglie si è data al porno, lo fai in modo un po’ ingenuo, fattelo dire

i capelli corti pentita
abbiamo già visto come puoi uscirne felicemente grazie al suddetto metodo, forse poi è anche il caso di fare delle bomboniere con una ciocca acclusa, per festeggiare

il grande berlusconi
questa mi ha commosso. Voglio dire: con tutte le web pagine che il nostro occupa, qualcuno è arrivato a me che l’ho nominato invano una volta sola. Son soddisfazioni.

le modelle di intimissimi
devono morire tutte

palestra vertigo
fidati: queste due parole non possono coesistere nella stessa frase, a meno di non essere in una puntata di mr.bean

participio passato di mescere
mesciuto. Io non ci potevo credere, eppure è così. Dovrei organizzare un sito di participi passati per rivelarglieli tutti sbagliati ta-ta-ra-ta-ra

telefono demenziale    
motorola V150. ce l’hai pure tu?



a sort of homecoming
1 settembre 2005, 19:23
Filed under: mai piu senza

Parliamo d’altro.

Vorrei indire la categoria gelati, ma mi pare che non esistano più le categorie. Né le mezze stagioni, s’intende. Comunque: darei la palma di migliore gelato della stagione al magnum sound.
Capisco che questa informazione letta così può far pensare di essersi sempre sbagliati sul mio conto, ma ora spiego.

Il magnum è notoriamente un gelato che sta sul culo. Perché ha quel melmoso ripieno giallo di dubbia fattura che resta sulla trippa come un bolo di pelo di gatto e che a mio avviso contiene una buona percentuale di bastoncini del magnum usati e tritati (a proposito dei bastonicini, ho scoperto che c’è gente che coi bastoncini del gelato ci fa tipo i velieri o i castelli scala 1:1. Voglio dire: possibile che ci sia davvero una sentita passione alle spalle? uhm) e poi quelle avvilenti pubblicità ammicca ammicca con la tipa che lo ingurgita a mo’ di vomito facendo suoni orgasmici, insomma: magnum sta sul culo.

Però. Magnum sound ha il cioccolato che è amarissimo con delle scaglie probabilmente sempre di bastoncini tritati, però dopo intinti nel caramello, e dentro c’ha il cocco, ebbene sì, proprio il cocco come il meraviglioso gelato bounty, quello che detiene tutt’ora il primato nel mio cuore. Va detto che la grafica di copertina è un ributtante accostamento di rosa e celesti saturazione centopercento e c’è un dito porco che vuole essere ammicca ammicca, invece di esserci come sarebbe logico un orecchio, il che sarebbe potuto essere un fantastico trampolino di lancio per modelle di orecchi.
Quando la pena diventa indicibile cerco di pensare che tanto la carta si butta.

Fatto sta che ora sarebbe doveroso da parte dell’algida elargirmi una liposuzione.
O quanto meno istituire dei premi fedeltà o i concorsi coi bollini che forniscono liposuzione direttamente proporzionale alla quantità di gelati ingeriti.

Momento più alto della vacanza: ristorante di Marsiglia, prego amico francese madrelingua di chiedere che nel mio piatto non vengano messi i peperoni, all’apparenza egli esegue quanto richiesto e un cameriere compito segna il tutto sottolineando ripetutamente l’osservazione. Dunque mi arriva un piatto composto per tre quarti da peperoni e, mentre penso che voglio un po’ uccidere amico francese che mi contempla costernato, prendo a mangiare mesta cercando di schivare l’immondo contorno, quando ecco che il sordido cameriere francese mi si avvicina e dice distintamente “scusa se ci abbiamo messo i peperoni”.
(sipario su laclauz che vaga con lo sguardo in cerca del telone di scherzi a parte)

Ora è giusto rendere pubblica questa mia, concepita dopo lunghi anni di sofferenza: durante gli esercizi per il culo e la ceretta tutti rimpiangono seriamente di avere due gambe.