ma anche no


e allora la mia statura non dispensò più buonumore
27 luglio 2005, 10:43
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

setting: studio
interpreti: zeboss, il famigerato premuroso capo dello studio, h. 180 cm, maschio
SZ, stagista zelante diplomato designer un settimana fa, in tirocinio da sei mesi, h. 190 cm, gay
laclauz, architetto da tre anni che lavora qui da uno e mezzo, h. 165 onestissimi cm, femmina

azione:zeboss guarda dalla finestra preoccupato e nervoso

zeboss (rivolto a SZ): tu hai la patente?
SZ (preoccupato):…sssssì, perché?
zeboss: sto scendendo a prendere il caffè e c’ho la volvo in doppia fila
SZ: eh, ma ora volevo scendere al bar anche io

laclauz: ehm… IO ho la patente.
zeboss (sgomento): ah… ma… ma per la volvo?
laclauz (sarcastica): serve una patente speciale, per la volvo?
zeboss (in visibile imbarazzo): eh, no… è che lui è… è… alto.

Annunci


hope you'll never grow old
25 luglio 2005, 16:15
Filed under: mai piu senza

Ci siamo, ci siamo: l’indispensabile lamente’s lamento è esposto al pubblico ludibrio da più di un anno, roba di cui vergognarsi seriamente, soprattutto quando alle feste ovale ti indica ai presenti da lontano e tu che volevi mantenere una parvenza di dignità sei costretta ad arrossire a inizio serata e conficcarti in bocca il vassoio di salatini tutto insieme.

Punto uno: questo blogghe in realtà è stato aperto prima, poi chiuso a causa di alcuni squilibrati che frequentano la rete e che all’epoca frequentavo anche io. Regola numero uno del blogghe: non farti nemici con poteri in campo web, potrebbe essere molto rischioso per i tuoi preziosissimi scritti. Il primo post di questo blogghe s’intitolava "ma più dell’onor potè l’ego" per dire che mi vergognavo come una ladra, cosa che tutt’ora faccio quando scrivo le mie minchiate, ma questo non mi impedisce di trarne l’estrema gratificazione che tutti sapete. Insomma: sempre valida.

Punto due: lamente’s lamento, delizioso neologismo letterario di cui non tutti capiscono la finezza, la cui paternità spetta all’amico lupin, (celebre nel mondo per aver dato 14 esami in due anni ad architettura e poi aver mollato perché era troppo difficile, essersi iscritto a fisica e laureato più che brillantemente in tempo record) che durante un esame di urbanistica che ebbe l’onore di preparare con me e lady anna, sostenne che lei era la mente e io il lamento. Va detto che alcune correnti parallele ancora propendono per la sostituzione della frapposta s con una z sorella della Z di laclauz

Punto tre: io ho aperto il blogghe per convincere vertigo a pubblicare i suoi demenziali scritti, che sono in gran parte confinati sul mio vetusto pc sotto forma di mail, perché mi sembrava che il ragazzo (ops, il tre quarti gay) avesse del talento, o insomma, visto quel che c’era in giro meritava la pubblicazione. Si era deciso che lo si faceva insieme così ci si sentiva meno sfigati e ci potevamo sempre commentare a vicenda (regola che, come si evince dalla sua attiva partecipazione, egli non trascura neanche oggi) Con mio massimo orgoglio, illo ha ora di fronte a se una carriera di blogstar spianata, seppure in parte grazie agli appoggi politici, va detto, ma comunque: io spero che alla consegna del premio strega non dimentichi di ringraziarmi, mpf

Punto quattro: so che non andrebbe detto e bisognerebbe dire con noncuranza che il blogghe è assolutamente irrilevante e toh mi ero anche dimenticato di averlo, e che io levo i commenti perché pfui pfui proprio il non mi interessa, ma, checché se ne dica nei quartieri alti, io lo amo, il blogghe. So che il galateo vuole che dopo un po’ il blogghe si chiuda. Io non credo che glielo potrei mai fare, perché ho curva + stretto tra lettere, però so che dopo un po’ la colonna dell’archivio sarà troppo lunga e questo turberà i miei sogni grafici, quindi forse ne apro uno nuovo… ma poi se avessi troppi blogghe finirei con lo sbancare il test del disa, e mi umilierebbe non poco, vabbe’ insomma, facciamo che non è proprio un problema all’ordine del giorno

Punto cinque: un po’ mi sa che vi voglio il bene, amici del blogghe. Non quel bene che si vuole ai pitu o al ciccio, però un po’ di bene per i saltini che faccio sulla sedia a 47 commenti, sì.



belli capelli
21 luglio 2005, 20:32
Filed under: mai piu senza

Sono infine giunta al dilemma che prima o poi ogni donna deve affrontare nella vita: ho voglia di tagliarmi i capelli molto corti. Ovviamente so anche che loro sono empi e anarchici e qualunque cosa possa creare il coiffeur, dopo due ore sembrerò inevitabilmente arnold.

La teoria della mia assennata genitrice è che “bei capelli” è solo un modo per descrivere elegantemente una ragazza di fattezze sgradevoli. (a parte poi rassicurarmi candidamente che avendo io dei bellissimi orecchi, il resto non è poi così importante)
La mia teoria sui capelli corti è se sei molto figa stai bene con qualunque capello, se sei così così ma magari hai dei bei capelli ti puoi salvare.

Ora, io non ho dei bei capelli e non sono molto figa, e dunque ho un po’ paura di quello che potrebbe accadere dopo la recisione delle chiome, soprattutto considerando che l’ultima volta che l’ho fatto, dieci anni or sono, me ne sono pentita per tutti e dieci gli anni.
Poi però ora sono scaduti i dieci anni e mi ha ripreso l’insana follia.
Soprattutto considerando quelle minchiate del taglio catartico e premonitore di un nuovo prodigioso mondo in cui non esisteranno più rutelli e la cellulite.

Insomma: esercitate la cittadinanza attiva e esprimetevi, è inutile che facciate finta che certi problemi non esistano solo perché non vi riguardano direttamente, eh.



it could have been a brilliant career
18 luglio 2005, 21:08
Filed under: mai piu senza

1. Ci sono delle parole che proprio proprio mi piace dire, tipo prammatica, plateale e sagace. Poi penso che ho conosciuto uno la cui parola preferita era plancia e insomma, parecchio sfiga perché quando mai ti capita di dire plancia in società? Devi organizzare dei tornei di scarabeo dove puoi fare overdose di plancia che ti fai bastare per tutto l’anno. Esclusi i rimandi alla serata, in cui lo puoi dire ogni tanto in modo noncurante.

2. Per lenire la carenza di lobi auricolari ho quelli che credo si chiamino lobi frontali particolarmente sviluppati. Sì insomma, una protuberanza che mi sporge dalla fronte, tipo visiera joe di maggio, dove i più ben informati sostengono tenga il fumo per tutti gli amici. Io non lo dico cosa ci faccio per creare un alone di mistero intorno alla mia natura sovrannaturale e poi perché non ho un buon rapporto con le forze dell’ordine.

3. Nuova palestra. Gli istruttori di palestra nuova sono finalmente brutti e anziani, e ciò mi permette di concentrarmi sulla lezione senza distrazioni dannose, niente a che vedere con IPN (il cui acronimo significato possiamo tranquillamente convertire in Infradito Probabili Novantapercento) L’ attempato istruttore mi ha detto: sei identica alla sorella di un mio amico, oddio quanto sei uguale. Ora, questo secondo me non è un complimento: di solito in questi casi si parla di un inchiavabile cesso® che però il nostro ha idealizzato come sogno erotico adolescenziale nel 1856 e che ora ha ventisette nipoti, oppure di un inchiavabile cesso® e basta, che un giorno hai la sfiga di incontrare e magari non c’è nessuno da menare sotto mano.

4. Se mi fanno un complimento divento rossa. E per quanto questa cosa possa sembrare romantica e poetica, in realtà è una grande rottura di cazzi. Perché in quei casi l’ultima cosa che vorresti è che tutti si accorgessero che sei in imbarazzo. Insomma, cerco subito di buttarla in caciara a volte in modi furbissimi tipo facendo delle battute demenziali o dicendo “ma è cambiato il tempo non trovate” (si fa quel che si può, eh). Ovviamente ciò non vuol dire che poi nella mia intimità non gongoli e mi bulli senza soluzione di continuità.

5. Il panettiere mi ha chiesto di sposarlo e, secondo me, potrebbe essere la mia strada, a parte quel problemino dell’alzarsi presto, ma quello lo farebbe lui che è abituato. Io faccio le pizze allo strutto e poi le spaccio alle ragazze magre. Bestia, mi sovviene ora che le ragazze magre mica vanno dal panettiere. No, non se ne fa niente, allora.

6. L’angolo delle promozioni: ovale, 180 cm di ragazza di forma tutt’altro che ovale, ha aperto un blogghe dove potrete dilettarvi con le sue surreali gesta e insomma, fatele un po’ di visite che la neofita lo merita. Sul correlato link ci sono anche le foto del ciccio che salta gli ostacoli con il cavallo. Io non l’ho mai vista live perché il tutto si svolge nei weekend alle ore sei della mattina che, capirete, è davvero troppo, però fidatevi: vince un sacco di coppe. Ma il suo numero non ve lo do, che tanto è fidanzata.

7. Occhei, ora basta fare i vaghi, tocca dirlo: forse invece mi licenzieranno, dove il forse è puramente retorico riferito a un paio di post sotto. Ho potuto godere del leggendario e scenografico momento di zeboss che ti chiama in sala riunioni e chiude la porta e ti dice che ti restano solo due mesi. Che dire? Era nell’aria. Non l’ho ancora detto a nessuno.

In questo periodo mi si sono sgretolati talmente tanti punti fermi tutti insieme che non so più dove guardare, ma questo mi mette una sospetta surreale calma, perché so che non ho più scuse. Perché so che finché avrò delle scuse, rimanderò, mi farò logorare un pochino ogni giorno senza avere il coraggio di decidere, ma quando, come ora, non solo non c’è una direzione, ma non c’è più neanche la strada per scappare e allora devo restare ferma e decidere per forza.

Tutta questa pippa blues solo per dire: ora che vi ho fatto abbastanza pena, mi rimediate un lavoro, infingarde creature? Grazie.



running to stand still
12 luglio 2005, 00:31
Filed under: mai piu senza

ieri – io ero una bambina magrina. Non mangiavo mai, disprezzavo asceticamente tutti i cibi e mi nutrivo unicamente di croste di pane, ciò non preoccupava affatto i miei genitori che sono sempre stati completamente scevri da ansie e fisse di ogni genere, indi per cui col tempo ha capito di essere stata adottata.

Io ho sempre avuto la fissa per le scarpe. Le disegnavo ossessivamente, è sempre stato il primo dettaglio che notavo nelle persone.

Io avrei voluto i capelli lisci e lunghi come quelli del ciccio, invece i parents di regime, mi tagliavano i capelli come in caserma, indi per cui appena ho capito come si facesse, mi sono fatta crescere i capelli. Però non sono mai stati belli come quelli del ciccio. Né lisci.

Io avevo sempre paura che i miei genitori mi abbandonassero. Una volta al campeggio sono rimasta da sola a aspettare le ore mentre tutti i bambini venivano portati a casa e questo struggimento da libro cuore solo perché i parents sono sempre in ritardo cronico.

Dicevano di me che somigliavo a heidi e a biancaneve, due spiriti quanto meno contrastanti, per questo sono venuta su con le personalità multiple. Sono degna compare morale di lucy van pelt e mafalda, con le quali mi accomuna anche una smaccata somiglianza fisica

oggi –  non sono una tipa magrina, non lo sarò mai, c’ho le ossa grosse. Mangio un sacco di schifezze, e trovo profondo appagamento nei tartufi, sono poche le cose eduli che non mi garbano, devo però ammettere che continuo ad avere un debole per le croste di pane.

Io ho ancora la fissa per le scarpe, che devono essere con la punta tonda e poche. Io quelle donne che si comprano duecento scarpe non le capirò mai. Le scarpe sono una lunga storia con inizio e fine, fine solo quando si rompono. Quando ho delle scarpe nuove sono tutta turbata per almeno una settimana, come col fidanzo nuovo. Incisa: ho comprato dei sandali da vera femmina bellissimi, ora ho urgente bisogno di una cena elegante sicché io possa sfoggiarli con noncuranza voluta, invitatemi. (non nel senso che dovete offrirmi la cena, poi pago io. Cioè, voglio dire: pago la mia parte, eh)

Io quando mi sto sul culo, mi chiamo per cognome. E’ quella mia personalità kapò di cui si parlava l’altra volta, che è simpatica più o meno quanto il mio capo e che mi redarguisce senza pietà alcuna per mie mirabolanti minchiate. La personalità kapò è felice di darmi della cogliona senza posa anche quando grugnisco e frigno così tanto che pure a me il tedio m’assale (questa è una citazione colta. Chi la prende, gli offro il gelato. Della cena suddetta, s’intende.)

Io ho un paio di problemini di cui c’è davvero molto poco da ridere e di cui mi guardo bene dal parlare con chicchessia. Uso la furbissima tattica che se chiudo gli occhi fortissimo forse domani non ci sono più. Per questi ventotto non ha funzionato, ma in caso faccio sapere.

Dicono di me che somiglio a demi moore, sandra bullock e elisa, e io direi che non sono proprio dei complimenti visto che a parte demi moore che c’ha in comune con me solo il mascellone, le altre due sono delle discrete cesse. Sono degna compare morale di sally albright e monica geller, ma niente a che spartire ho con le strafighe che le impersonano.

domani – Io non lo so se voglio andare a milano o a fanculo.

Io non lo so se mi voglio riprodurre, non so se sarò mai in grado di avere l’incoscienza e il coraggio necessari. Poi magari mi viene maschio e lo devo affogare: no, non va. Comunque, non credo che sarò mai una di quelle femmine che diventano delle donne magrine dopo il parto, no no. Credo che di aver avuto  la mia scians da magrina e mo’ è finita.

Io non lo so se ce la faccio con la fottuta paura che ho di il lavoro la famiglia il maxi televisore del cazzo la lavatrice la macchina il cd e l’apriscatole elettrico buona salute colesterolo basso polizza vita mutuo prima casa moda casual valige salotto di tre pezzi fai da te telequiz cibi surgelati figli a spasso nel parco orario d’ufficio bravo a golf l’auto lavata tanti maglioni natale in famiglia pensione privata esenzione fiscale

Io non lo so se lo voglio sapere dove sarò domani.

Io non lo so è la mia frase preferita.

(e questo un po’ è blues, eh, signori miei. Prometto per il futuro post dell’allegria invincibile, ma voi intanto, commentate. E non scrivete che non avete niente da dire, che è banale, e voi mica volete essere banali, lo so eh)



days I had with you* (organizer)
4 luglio 2005, 21:19
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Lunedì – vo al concerto dei kings of convenience a ostia antica, una roba davvero incredibile. Il nerd roscio con gli occhialoni non è affatto nerd, e balla, l’altro è troppo fighetto e comunque tutti e due si propongono in siparietti a go go, con una vena comica rara quanto inattesa. Grande partecipazione, più o meno come ai concerti di De Gregori (per chi non avesse mai avuto la fortuna: De Gregori chiede per favore di non cantare ai suoi concerti e, in caso ci voleste provare, lui vi cambia le parole apposta, simpaticone) Hanno fatto tutte le canzoni mie preferite tranne, per l’appunto, days I had with you (ehy, tu! chiaro che un po’ ti ho pensato) e poi insomma, ‘sto teatro di ostia antica va ammesso che fa la sua porca figura.

Martedì – sottoforma di amicale rimpatriata in giardinetto di dott T, amico regista cela il malvagio piano di sottoporre tutti a Easy Rider. Crediamo di poter fare affidamento sulla poca risolutezza di amico regista e incautamente accettiamo, contando di buttarla in caciara proponendo di vedere le foto di me e il ciccio nude. Ma amico regista, granitico, affretta la cena per dedicare tutta la calma necessaria alla proiezione, rigorosamente 16:9 con divieto di parola. Fuggo in bagno dove trovo un sapiente cosmopolitan che mi insegna i trucchi per capire se il mio uomo ama fare sesso ai vespri o digestivo e che vestiti piacciono ad avril lavign (giuro che dott.T è uno stimato professionista. Mah) Quando torno trovo tutti addormentati e i due minchioni in moto sono andati a fuoco. Olè.

Mercoledì – vo a vedere guerre stellari episodio tre. Che dire? Si evince che yoda è un permalosone e non ci vuole sta’ perché se ne va tutto imbizzarrito solo perché ferito nell’orgoglio, e questo mi ha un po’ deluso perché se la forza non è con yoda cominicio ad avere dei seri dubbi che potrà mai essere con me. Poi: la spiegazione che sono tutti carbonizzati non dal lato oscuro che li corrode ma dal volgare fuocherello, mi pare poco poetica e anche un po’ approssimativa; gli attori sono troppo fighetti e il pischello che fa anakin secondo me appena si leva i vestiti jedi va per le strade a cantare il sono un fanchitarro tamarro. Nonostante tutto questo, il film secondo me è di gran lunga superiore ai primi due, anche se, ovviamente, di gran lunga inferiore ai seguenti tre.

Giovedì – vo a cena in compagnia di UQC in ridente località balneare, ma durante la pulizia delle celebri scarpine nuove dalla sabbia, abbandono lo zaino alla mercè di un cane, però bellissimo. Ovviamente non me ne accorgo finché non se ne accorge UQC, che con prontezza di riflessi mi abbandona a battere sul litorale ostinese e si getta nella mischia con il biondo quadrupede per il possesso dei miei miseri averi. UQC mi fa poi scontare il tutto umiliandomi spocchiosamente mentre mi consiglia, se mai avessi intenzione di conoscere i suoi altolocati amici, di evitare il linguaggio smaccatamente coatto che mi contraddistingue, in particolare riferendosi alla mia incontrollata inflessione alla totti.

Venerdì – FS 9450 parte con un’ora di ritardo e proprio proprio nella mia carrozza, proprio proprio nel posto accanto al mio, trovo seduta il ciccio, che doveva partire con un tutt’altro treno a tutt’altra ora ma è stata dirottata dal destino brurlone. Ci rendiamo protagoniste di un siparietto che la metà basta, tutti gli spettatori cercano invano di comprendere le origini del gaudio derivante dalla nostra telepatia incondizionata. Poi rimorchiamo due ragazze che ci offendono gratuitamente dandoci delle pischelle sfigate. Se la vì.

Sabato – imparo a mie spese che non bisogna mai mai mai dare una scians a un uomo che porta le infradito, nemmeno se davvero belloccio. Io vi avverto: c’è l’alto rischio di rinvenire poi nelle sue stanze: crema per il viso, crema per le mani, burro di cacao e poi ancora sandali di pelle, borsello, canottiere e sicuramente altre cose altrettanto drammatiche che fortunatamente non erano esposte. La legge delle scarpe mai non falla, questa è la realtà.

Adesso che ho la coscienza sociale a posto, posso dormire per i prossimi ventitré anni, addio.

*in questa particolare accezione “you” vale come seconda persona plurale, non come seconda singolare, grazie.