ma anche no


viaggio a firenze (ciao anche a te, polverina)
26 aprile 2005, 11:16
Filed under: mai piu senza

1. Cosa volere di più quando dopo due ore di chiacchierata della suprema intelligenza con persona appena conosciuta, vieni apostrofato con risolutezza “hai degli occhi verdi davvero particolari” e “a vederti sembri molto più giovane”?
Magari che a dirtelo non sia una donna.

2. “Meglio la mamma troia che vigilessa boia.” (edit. Saggezza popolare, muro sui viali)

3. Quando a buffo ti chiedono se vuoi un po’ di acqua calda, bando allo sgomento: fai la faccia intelligente e dì di sì. E’ solo la prima fase per avere un tè o una camomilla. Concesso sgomentarsi solo davanti all’arsenale di tisane

4. Quando vai a un concerto di uno (per la cronaca, lui) che chiede di cantare con lui il ritornello “ti lamenti ma di che ti lamenti”, capisci che forse hai sbagliato qualcosa nella vita (e poi chiedersi: che sia forse un fan del blog e stia usando una sottile metafora per farlo capire?)

5. Consiglio: se un uomo figo due metri con occhio languidamente verde ti chiede se può avere il tuo numero di telefono, mi raccomando! con risolutezza affrettatevi a rispondere no, che poi magari non si hanno più motivi per lamentarsi e tocca chiudere il blog.

6. Non sono più in grado di scrivere un testo consequenziale. Mi sa che lo devo chiudere lo stesso, il blog. Paura, eh? (faccia ammicca ammicca)

7. Quanto sono minchiona da uno a dieci? Venticinque.

Nota Bene. nel fotoblogghe ci sono le foto di firenze: guardatele o libero le api. (no, niente link, culoni.)



I’m still alive
21 aprile 2005, 14:12
Filed under: mai piu senza

A. La consegna è andata, le tavole virano al verde scuro in modo molesto, e questo accade a chi insiste a voler stampare con l’HP in putrebondo bugigattolo custodito da over ottantadue. Nell’ansiosa attesa dei risultati, ho attaccato nella cucina dello studio la tavola con la mucca. Per appendere ‘sta mucca, Filippo mi ha trovato un pannello di alluminio delle dimensioni precise della tavola tagliata in formato alla cazzo. Precise al millimetro. Destino, ma che minchia mi vuoi dire? Devo fare il pastore di mucche? Il corniciaio? Confusione.

B. A questo concorso partecipano in dieci studi in italia. In uno di questi studi, lavorano rog e simpatia. Destino, ma che minchia mi vuoi dire? Devo ritrattare la mia proverbiale sgorbuticità? Aiuto.

C. Mi hanno insegnato che se un uomo basso ha tanti orecchini, è gay, invece se è alto gli orecchini non fanno testo. SZ è alto e ne ha uno sul sopracciglio. Sarà bisessuale?

D. L’uomo basso con tanti orecchini che ha lavorato con me è una delle persone migliori che abbia mai conosciuto e ha fatto sì che il mio capo si salvasse da morte improvvisa e violenta tramite ingoio di centoventidue pantone in rapida sequenza. Aveva il telefono uguale al mio. Destino, ma che minchia mi vuoi dire? Devo darmi anche io all’omosessualità? Da considerare.

E. Ho sognato che facevo una scenata di gelosia a fabio volo. E quanto faceva il vago, eh! Una roba da non credere, lo screanzato. Mi sono svegliata tutta incazzata. Destino, ma che minchia mi vuoi dire? Che sono una persona malata malata malata? Sei un po’ in ritardo.

F. Cinquantina della palestra mi incontra per strada e mi fissa e poi dice “ti fissavo perché all’inizio mi sembrava fossi una della tv”. Non so se offendermi o gioire. Alludeva forse a marisa laurito?

G. In spogliatoio si asserisce che IPN abbia ventiquattro anni. Ven-ti-quat-tro. Cioè, dico, mentre io iniziavo la mia brillante carriera accademica in prima elementare, lui sapeva a stento parlare. Per questo ha imparato così male. Non ci siamo, è inutile che mi brami palesemente IPN, sei solo un pischello, sono fuori dalla tua portata, puà.

(va bene così? eh?)



festa mesta part II – live at piazza bologna (personalità contusa)
10 aprile 2005, 22:56
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Antefatto: venerdì sera quando è tardi ma veramente troppo tardi per uscire dallo studio, e quando fuori è di nuovo novembre, pioggia e depressione inclusi, stramazzo al suolo in allegra compagnia del motorino. Bè, ringraziamo il papa, che si è fatto scudo dei suoi funerali per evitare i miei, bloccando la circolazione delle macchine altrimenti letale, che forse poi è da ringraziare veltroni, ma comunque: passanti zelanti e solleciti, motorino intonso per quanto può essere intonso un motorino di dodici e passa anni, io contusa e ammaccata come un orsetto gommoso a luglio, pantaloni strappati, lividi sparsi, panico e a seguire banali considerazioni esistenziali. Tutto nella norma.

La festa si preannuncia bene davvero, perché è la festa di alessio che ha conosciuto una e hanno deciso di fare il compleanno insieme (e non solo quello, ovviamente) e quindi ci sarà un po’ di gente nuova ma non troppa da non conoscere nessuno. E invece, la festa parte malissimo perché, al momento vestimento, non trovo la mia canottiera nera. La mia canottiera nera, il mio accessorio da combattimento number one, testimone di trionfi e alleata di battaglie indomite, ha dato forfait. Già questo avrei dovuto interpretarlo come un segno funesto del destino, ma ho fatto la vaga.

Piove. Che palle.
Dicevo è primavera tocca darsi una svegliata? E invece era una finta: piove, torniamo pure a dormire.
Mi inzuppo e le mie contusioni si ritorcono dolorosamente rendendomi solo un filino più isterica del solito, considerando anche i due avvenimenti suddetti, il ciccio mi fa garbatamente notare che un paio di flaconi di lexotan prima di uscire non mi avrebbero nociuto affatto.

Arriviamo e penso che forse sarebbe il caso di trovarmi un cavaliere, se non altro per tramortire questa infausta serata. Inoltre per agevolare l’accoppiamento, la casa è drammaticamente sottodimensionata, indi per cui se cerco di cambiare stanza sono costretta a compenetrarmi carnalmente con tutti i presenti nel corridoio. Così comincio a guardarmi intorno, ma dopo un minuto mi sembrano tutti uguali e poi tanto sicuro mi capita uno che ci esco due volte e viene fuori che è un coglione peso e non so più come disfarmene e devo ricominciare da capo, no no per carità, solo referenziati. Allora demando quest’ostica mansione alla fidanzatissima ciccio che lapidaria mi comunica: “già visto: tutti disadattati. Lascia perdere. Oppure ricorri a massicce dosi di alcol.”
Mi do dunque alla prima opzione. Il ciccio viene abbordata da tutti i partecipanti e siccome è magnanima cerca poi di rifilarmi il codazzo di nerd, io mi rifugio in cucina dove aggredisco senza molti convenevoli un filone di pane integrale raccontando cazzate a sconosciuti che mi dichiarano amore eterno senza capire il mio rutilante umorismo. (esempio: se siamo a una festa di due che invitano separatamente i loro amici, e io ti chiedo “tu amico della sposa o dello sposo?” c’è bisogno davvero di specificare che non si sposa nessuno ma è solo per sapere di chi sei amico? macazzo.)
Questo quadretto idilliaco viene ravvivato dall’arrivo di PP, anche detto l’unico uomo per cui io abbia letteralmente dato le craniate al muro da quando ho raggiunto l’età della ragione, per il quale ho fatto dei numeri da fare impallidire glenn close in attrazione fatale. Non ho giustificazioni, lo so.
Compiangetemi, ma in silenzio.

Insomma, me lo trovo davanti e, complice la sua rara bruttezza, non lo riconosco. Poi capisco che era lui e mi aveva pure salutato, passo quindi il resto della serata a pensare a come salutarlo senza fare un altro numero dei miei. Alla fine, ovviamente, mi saluta lui, che non è un disadattato psicolabile ma una persona sana e realizzata che convive da tre anni con una donna magra.
Sopprimetemi, ma con stile.
Alla fine il mio amico dott.T mi saluta dicendo che tra un paio di settimane farà un tranquillo simpatico rendevù per pochi intimi nel suo giardinetto. Assalita dalla commozione lo abbraccio e dico:
“ma quanto ti voglio bene, eh dott.T?”
“ma che hai bevuto?”

La società è malvagia, questa è la realtà.



to whom it may concern
4 aprile 2005, 14:00
Filed under: mai piu senza

1. sto lavorando tanto, indi per cui non posso produrmi nelle mie ben note perfòrmances letterarie. Sopravviverete?

2. IPN è andato in crociera, per dimostrare la sua vecchiezza e tristezza dentro, puà IPN noi ti schifiamo.

3. lo stagista zelante denominato SZ prosegue nella profusione di termini singolari quali “verde acido” “riviste pornografiche”, “è così scic”, sfoggia vestiti di dolce e gabbana e ha quotidiani dialoghi telefonici con la mamma che ha tentato di anche farmi conoscere. Aiuto.

4. se c’è un uomo stronzo nel raggio di settecentotrentasette chilometri lo pesco io e riesco sistematicamente a farmi pisciare all’ultimo secondo, il che non contribuisce in modo decisivo all’accrescimento della mia labile autostima.

5. con sommo gaudio della sottoscritta, NaN e Vertigo hanno ripreso a pubblicare.

6. mio cugino ha una donna deprimentemente magra, identica alla EmmanuelleSeigner e pure ingegnera e simpatica. Solo la consapevolezza che porti oltraggiose mutande di pizzo mi trattiene dal suicidio. Sì, sono in competizione con tutte le donne del mondo, e allora? Pure con quelle disegnate.

7. c’è un limite alla quantità di volte una canzone può girare col repeat. E quel limite è 87.

8. tendenzialmente sto a casa facendo il fagottone e borbottando che odio tutti e forse non è un atteggiamento proprio costruttivo

9. odio tutti. Specie se fidanzati o felici o, peggio, entrambi.

10. smettere di ascoltare guccini. mette la depressione e porta sfiga, lo sanno tutti.

11. mi si dice che nel fotoblog paio un tocco di pischella. Perché, ne dubitavate? O, con punteggiatura più corretta: perché ne dubitavate? E dunque-comunque non vi pare una sublime ingiustizia che il mio parco PNF spring/summer 2005 sia così desolantemente sguarnito?

12. è primavera, tocca darsi una svegliata.