ma anche no


è morta la maestra.
26 gennaio 2005, 18:43
Filed under: bll bb bll parlaci di lei

Ora vediamo perché io sono venuta su così disturbata come sono. La colpa principe non è solo di mia madre che mi negava le scarpe da ginnastica alle feste e così mentre le mie cosche potevano organizzare i loro truculenti riti, ero confinata con cinquantenni nane intabarrate in gioielli di plastica che ostentavano prole di plastica (io ero un po’ a disagio, perché i miei figli erano sempre morti o quanto meno malati terminali)

No, la colpa è della maestra. Ora che so che è morta la posso nominare, come donna filomena con luca brasi (io luca brasi me lo immaginavo uno dall’infinito fascino, quanti sogni può distruggere un innocuo Lenny Montana, eh). Questa maestra non si sapeva bene quanti anni avesse, probabilmente era nata di settantaquattro anni, per direttissima già abbigliata di palandrane beige. Fisicamente era la fotocopia di Miss Wormwood, o signora Vermoni che dir si voglia.  

Non si sa come la sua famiglia era tutta precocemente deceduta, prima il fratello poi la nipote affidatale, nonché entrambi i genitori, ovviamente nessuna pia creatura si era prodigata a migliorare la qualità di vita di circa duecentoquindici bambini impalmandola sposa. No. Tutti si erano astenuti dall’avere contatti con questo essere misantropo che passava le sue giornate a sfogare la sua frustrazione sui suddetti pargoli. Come dargli torto, del resto.

In particolare, suoi hobbies favoriti erano:
– disquisire lungamente, spesso con annessi istrionici scrosci di lacrime, sulla funesta sfiga che aveva tormentato tutto il suo albero genealogico, senza tralasciare zii e cugini. Presumibilmente in realtà era stata sterminata da lei.
– requisire l’ora di ginnastica per insegnarci a marciare, rigorosamente in fila per due incitati delle più celebri arie fasciste, perché, che ve lo dico a fare, il  fascismo stava alla maestra come la chitarra sta a eric clapton (ma questo a mia madre non ho mai avuto cuore di dirlo)
– umiliare i bambini in ogni modo concepibile, meglio se pubblicamente davanti a tutta la scuola.

insegnarci delle poesie moralmente edificanti, ma sempre all’insegna dell’allegria invincibile, che mi avrebbero per anni tenuto alla larga dall’ascolto di Non al denaro non all’amore né al cielo

Quando poi era intollerabilmente infastidita da qualche oggetto che cadeva per terra con suoni strazianti, tipo una penna o una gomma, in raptus isterici lo scaraventava dalla finestra. E fortuna che sotto c’era un cortile, o i danni a i passanti sarebbero stati quantomeno frequenti.
Una mafia ignobile di genitrici zelanti riscuoteva mensilmente quattrini per il compleanno, il natale, la pasqua, l’onomastico la festa degli sfigati e via dicendo per fare alla maestra dei regali godibilissimi tipo un fazzoletto. Che gioia.
Va detto anche che la maestra ricompensava il tutto con delle disgustose torte alla polenta che io e il ciccio ci affannavamo a occultare in ogni pertugio dell’edificio. E credo che siano ancora lì.

Fatto sta che è a dir poco un miracolo che io non abbia abbandonato gli studi alla quinta elementare.

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legàmi
24 gennaio 2005, 14:03
Filed under: puttanate intimiste

   

 “Fatti vedere, ti prego, e legami a qualcosa.”



21 gennaio 2005, 14:49
Filed under: mai piu senza

titolo uno: galateo dell’outing

collega di rog: devo dirti una cosa
rog:dimmi
collega di rog:io sono gay
rog: ma che mi vuoi prendere per il culo?

titolo due: emmecì’s baby

personaggio da festa: come lo chiamerete?
emmecì: manfredi
personaggio da festa: perché, sono due?
emmecì: sì, manfredo e manfredo



un antiemetico, presto.
19 gennaio 2005, 14:11
Filed under: ipn soap

Cinquantina che si facesse mai un pacchetto di cazzi suoi: non sai che brava la ragazza che è venuta lunedì

IPN con sorriso che rimarrà indefessamente immutato per le successive due ore: quella è la ragazza mia

Questi sciocchi modi di dire: la ragazza mia.
Perché ostinarsi a trovare delle parole complicate? Taci.
E non sorridere, diobono.

E poi mi slaccia la scarpa. Di nuovo. Ora, bello mio, vuoi avvertirmi che i dettami della moda impongono scarpe slacciate? Speri che io inciampi e mi fracassi il naso? Vuoi che diventi comeunasorella per poi lagnarti delle tue paturnie fidanzatesche? Beh, grazie, io non voglio fare l’amicizia con te  e Frangesca, né partecipare a un menage a trois con una donna bionda e magra…

Un kalashnikov, presto.



compagni camerati, aiuto
17 gennaio 2005, 14:28
Filed under: ipn soap

Sono un po’ confusa.
Dunque, oggi IPN non c’è, una giornata sprecata, ma amen.
Lo sostituisce Frangesca, con marcato accento calabrese.
Ma soprattutto Frangesca, mette il disco che IO ho fatto a IPN
Ebbene sì, gli ho fatto un disco.
Ma il mio era un atto di altruismo, un gesto di soccorso sociale, mica per bieche esigenze individuali: compagni camerati:  lottiamo tutti insieme ma voi non c’eravate e allora ho lottato solo io.
Temo che lui non abbia capito l’intento sociologico, perché l’ha messo una volta e poi è tornato a briteny. Mi sa che non è per il sociale, questo IPN.

Non divaghiamo:
perché Frangesca, mi mette il mio disco?
o IPN lascia i dischi in palestra proprio alla mercé di tutti
o glielo ha dato IPN
o peggio ancora:
hanno amoreggiato sul mio disco
e lei lo ha apprezzato (il disco, dico)
Panico.

Ovviamente è magrissima e coi capelli lisci.
Ho bisogno di molti pat pat scapolari e di confortanti proposte risolutive tipo è sua sorella. O la colf.  O una ladra che gli ha trafugato il disco riducendolo in fin di vita (questa spiegherebbe anche la sua assenza, mmm interessante)

E ora scusatemi vado un attimo a suicidarmi.



massima inconfutabile
10 gennaio 2005, 19:50
Filed under: ipn soap

Se un IPN ti slaccia una scarpa volontariamente è palesemente un segno che vorrebbe slacciarti ben altro.
Palesemente.
Per chi non stia annuendo col capino, vige il silenzio-assenso.



ciccio ci insegna
4 gennaio 2005, 13:48
Filed under: mai piu senza

Non bisogna parlare male di nessuno,
ma quando si fa, bisogna parlare a voce molto bassa.